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Il viaggio di Andrea Casu ventimila leghe sotto la forza di ribellarsi

di ANDREA CASU

Persi come siamo in quell’infinito viaggio tra spazi fisici e digitali che sono ormai tutte le nostre giornate, è sempre più raro riuscire a disconnettersi. Ieri mi è successo, non per mia scelta, mentre attraversavo la città da Ponte Mammolo e Ostia Antica: 19 fermate tra metro B e Roma Lido.

Parto pochi minuti dopo le 17.30, vengo dal III Municipio dove abbiamo trascorso la giornata a volantinare per Giovanni Caudo che corre per tutti noi domenica al ballottaggio, contro il candidato della destra di Salvini che in queste ore terribili sta rivelando il vero volto di questo governo. ‘Rallentamenti su tutta la linea” ripete insistentemente l’altoparlante della stazione quasi a volerci preparare a quello che ci aspetta, con l’ultima briciola di batteria avverto gli amici che mi aspettano a Ostiense per andare insieme “farò troppo tardi, avviatevi, cercherò in qualche modo di raggiungervi”.

A Pietralata restiamo fermi 10 minuti e comincio a guardarmi intorno, uno dei vantaggi di non avere il telefono acceso in viaggio, tornare ad osservare con attenzione quel che succede intorno. Nessuna reazione al ritardo, tutti o quasi chini sul proprio smartphone, impassibili. Solo una ragazza ogni tanto fa capolino fuori dal vagone per cercare di capire, un ragazzo avvisa che farà tardi. L’attesa si ripete alle fermate successive, anche se con minori intervalli.

Circa un’ora per arrivare a Piramide, prendendo ritmo via via che ci avviciniamo al centro quasi a voler rimarcare ancora di più l’ingiustizia di una città che va a velocità diverse a seconda del quartiere in cui vivi. Arrivato a Ostiense corro su per le scale, poi a sinistra, poi di nuovo giù per arrivare alla Roma Lido, sta partendo quella delle 1845 e non voglio perderla, siamo tantissimi alla fine di un martedì di lavoro di metà giugno. Tutti i vagoni sono pienissimi, il treno sta partendo, mi faccio strada tra le persone che guardano il telefono, qualcuno il giornale. Stretti l’uno all’altra in questo vecchio vagone giallo e blu di un treno antico: “la freccia del mare” si legge in viola vicino alle fermate.

Ma così com’è carica di persone e senza aria condizionata assomiglia di più a una freccia di fuoco, che procede lentamente sui binari. Tutti guardano lo smartphone, qualcuno legge il giornale, fa un caldo insopportabile ma nessuno protesta anche qui, come prima per i rallentamenti. Una persona vicino a me comincia a leggere un libro, e io con lei. È “Ventimila leghe sotto i mari” di Jules Verne, un viaggio fantastico nel racconto di chi forse più di ogni altro ha saputo raccontare la straordinarietà del viaggio. Comincio a sbirciare le pagine, leggo qualcosa tipo “dobbiamo trovare il modo di uscire da qui, facciamo dei segnali, siamo brave persone noi” è “il canadese” a parlare e io mi fermo a pensare.

Quante brave persone ci sono anche qui su questo treno? Perché nessuno sta mandando segnali? Ventimila leghe sotto cosa siamo finiti per aver perso la forza di ribellarci e indignarci di fronte a quello che succede ogni giorno, dalle piccole alle grandi cose? Lo stiamo vedendo in queste ore in Italia come in America, di fronte a una politica che non esita a calpestare i corpi vivi e la dignità delle persone per raccogliere consenso intorno a scelte ignobili.

E mentre questo accade noi restiamo sempre tutti sempre connessi per vedere film, ascoltare musica, chattare con gli amici, senza trovare il tempo e il modo di parlare con la persona che abbiamo vicino, reagire insieme alle piccole e grandi ingiustizie quotidiane che subiamo o che vediamo. Senza trovare il tempo e il modo di utilizzare la forza delle nuove tecnologie per difendere e non per smarrire la nostra umanità. Ad Acilia in molti scendono, si torna a respirare. Il mio viaggio è quasi giunto a destinazione. Mi aspetta un’ultima fermata, presto sarò al circolo per discutere insieme a Ivan Scalfarotto e Monica Cirinnà della legge contro l’omofobia.

Scendo a Ostia Antica chiedo a una ragazza che porta ancora l’orologio che ore sono, mi risponde con un sorriso sono le sette e un quarto. Eccomi arrivato a destinazione ma vorrei risalire subito su quel vagone. Perché mi accorgo di aver perso un’occasione, tra quelle persone come me, per cercare di parlare con ciascuna di loro. Perché mentre il nostro treno rischia di deragliare di fronte agli ostacoli, dobbiamo andare incontro ai problemi, chiedere a tutti di aiutarci a capire come affrontarli insieme. E quando abbiamo l’occasione invitare le persone ad alzare più spesso la testa dallo smartphone per condividere tutta la realtà, impegnandoci ad essere noi per primi a dare l’esempio.

 

Stefano Esposito: “Roma ha davanti sfide difficili.
Serve l’autorevolezza che non c’era più”

Cecilia Gentile, la Repubblica – Cronaca di Roma, 9 ottobre 2015

 
 
«Non c’erano più le condizioni di praticabilità politica». Alla fine di una giornata concitatissima, il senatore Stefano Esposito, ormai ex assessore comunale ai Trasporti, spiega le ragioni delle sue dimissioni e valuta il futuro prossimo di Roma.

Cosa intende, senatore, quando parla di condizioni di praticabilità politica venute meno?

«Stava emergendo un quadro non più sostenibile, il sindaco aveva perso autorevolezza e fiducia. A tutti noi delle perplessità sono emerse. Io condivido quello che ha detto Renzi: se si è in grado di governare si governa, altrimenti si va via».

Ma lei si è dimesso per gli scontrini?

«Gli scontrini sono l’ultima puntata di una vicenda di agibilità politica che comporta oggettive responsabilità e ingenuità da parte di Marino. Anche la cattivissima gestione della comunicazione ha avuto il suo peso e per questo il sindaco ha pagato un prezzo altissimo».

Prima di dimettersi si è consultato con Orfini?

«Quando mi sono reso conto che mancavano le condizioni ho condiviso la mia valutazione con lui».

Nel suo discorso di dimissioni, Marino ha detto di avere paura che tornino a governare le logiche della speculazione e degli illeciti interessi privati.

«È un rischio reale. Che Marino sia stato un baluardo rispetto ad alcune logiche è indiscutibile. Ha seminato un germe di legalità che spero continui a dare i suoi frutti. Ma se fai una battaglia per la legalità, allora dovi essere inattaccabile. Dopodiché ricordiamoci che in questa città le persone che hanno sfasciato Roma non si chiamano Ignazio Marino».

Cosa succederà adesso a Roma?

«C’è una struttura amministrativa ancora tutta da bonificare. Non credo che il commissario risolverà qualcosa. Mi dispiace che ora festeggiano i banditi e mi dispiace che insieme ai banditi ci siano i grillini».

Sarà il Movimento 5 Stelle a vincere le prossime elezioni?

«Assolutamente no. I grillini sono abituati a festeggiare sempre sulle disgrazie altrui, ma noi ci giocheremo le nostre carte, esattamente come loro».

Comunicando le sue dimissioni Marino ha ricordato che ha venti giorni di tempo per ritirarle. Pensa sia possibile?

«La legge lo prevede. Ma su una città come Roma non si scherza. Il Pd ha espresso con chiarezza la sua posizione politica».

Lei è stato per 70 giorni assessore ai Trasporti della capitale.

«È stata un’esperienza molto istruttiva. Quei 70 giorni valgono più di un master universitario. Mi sono accorto che l’Atac è un’azienda completamente piegata a logiche consociative e clientelari. La principale ragione è che il gruppo dirigente non ha alcun interesse a far funzionare l’azienda. Il cda che si è dimesso si è occupato solo della parte finanziaria. Sono rimasto impressionato dal totale abbandono della manutenzione dei mezzi. Di sicuro tutto il materiale che ho raccolto lo consegnerò al procuratore Pignatone. Proprio ieri ho inviato una lettera al presidente dell’Autorità anticorruzione Cantone chiedendogli un’ispezione sugli ultimi cinque anni di appalti, perché la situazione è altamente opaca».

Come ha trovato Marino quando lo ha visto?

«Molto provato. E devo dire che ci sta, è umano. È stato sottoposto ad una campagna mediatica che neanche nei confronti di Berlusconi è stata così massacrante. Come ho detto più volte, dare addosso al sindaco era diventato lo sport preferito di tanti. Non si può dire che Marino sia un mascalzone e spero che la procura chiarisca la sua posizione».

Lei però se n’è andato.

«Non si può stare a dispetto dei santi».

Matteo Orfini: “Il Pd è cambiato e cambierà Roma”

Alessandro Capponi, Corriere della Sera, 2 ottobre 2015

«lo non sono credente ma… il Papa com’è noto è infallibile, non potrei mai dargli suggerimenti…». E ancora: il Campidoglio «si chiuda in operoso silenzio». Perché «bisogna non creare polemiche e pensare a lavorare». Soprattutto: «È il Pd che garantirà ai cittadini la soluzione ai problemi». Il Pd, non Marino: chiaro? Certo, i problemi della città sono tali e tanti che, al momento, la dichiarazione di Matteo Orfini è utile per raccontare il cambiamento nei rapporti tra partito e sindaco: una «fase due» nella quale è il Pd a curare Roma, a prescindere dal dottor Marino. Una scelta netta, inequivocabile, perché Orfini fin qui ha sempre difeso Ignazio Marino: anche qualche mese fa, quando Matteo Renzi sembrò volersi liberare del sindaco. Così quando ieri mattina lo stesso commissario del Pd a Roma è andato in tv a dire che «Marino deve continuare a fare il sindaco», sì, ma «meglio di come ha fatto finora», è parsa evidente la nuova rotta decisa del Partito democratico. Continua a leggere

Stefano Esposito: “Atac, non si beve champagne se c’è chi è a pane e acqua”

Dario Martini, Il Tempo, 31 agosto 2015

«Mi sono stati raccontati premi ai dirigenti dell’Atac. In un’azienda in queste condizioni economiche bisogna che non ci siano sproporzioni. È come in una famiglia. Non ci può essere chi pasteggia a champagne e chi resta a pane e acqua». L’assessore ai Trasporti Stefano Esposito vuole che tutti facciano la loro parte. «Autisti dei bus e macchinisti della metropolitana, ma anche i manager dagli stipendi d’oro. Non si può chiedere ai dipendenti che stanno in strada di lavorare di più e allo stesso tempo accettare dirigenti paperoni».

Assessore Esposito, l’ad Danilo Broggi si lamentò al nostro quotidiano del fatto che guadagnava un terzo in meno dei suoi dirigenti.

«Su questo aspetto e sui premi elargiti che mi sono stati riferiti ho intenzione di fare delle verifiche. Ne parlerò martedì con il dg Micheli. Nel caso ci metterò mano».

Vuole intervenire su questi stipendi?

«Bisognerebbe mettere mano all’intero sistema della direzione. Ma non voglio pagare buonuscite. I romani non devono pagare più il conto. Cambiare, infatti, costa».

Il sindaco Marino a luglio disse che avrebbe cacciato l’attuale cda di Atac. Eppure è ancora lì…

«È una decisione del sindaco. Adesso, a settembre, affronteremo anche questo argomento».

A giugno e luglio i dipendenti hanno protestato in modo molto forte creando notevoli disagi, soprattutto in metropolitana. Si aspetta un settembre nero?

«Se qualcuno intende riprendere quel gioco al massacro posso assicurare che saranno utilizzati tutti gli elementi che la legge prevede».

A cosa pensa?

«Utilizzeremo tutti gli strumenti fino alle estreme conseguenze. Però voglio sottolineare una cosa».

Prego.

«Il nuovo contratto prevede che l’orario di lavoro sia stato portato a 950 ore mensili. A Torino sono 1.400, a Milano 1.700. Non c’è motivo di lamentarsi. Il problema poi, sono i mezzi molto vecchi».

Su Twitter ha polemizzato con due presunti autisti. Qualcuno l’ha criticata perché ha minacciato di licenziarli.

«Chi lo ha fatto non ha capito nulla. Sono intervenuto in quel modo per dimostrare che l’80% di ciò che si dice su Twitter è falso. Non esistono né i due autisti né l’utente che ha denunciato i disservizi. Era tutta una montatura. Ho invitato il passeggero che si lamentava a scrivere sulla mia posta privata e a farmi nomi e cognomi dei responsabili del disservizio. Lei pensa che si sia fatto più vivo? Ovviamente no. C’è un sistema organizzato per sputtanare Atac».

Cosa intende?

«Le faccio esempio. Circolava un video sul cosiddetto “trenino” per saltare il varco in metropolitana. Ma se si guardava bene era un padre con i figli, tutti con meno di 10 anni che, come noto, non pagano».

Come pensa di fornire trasporti adeguati per il Giubileo.

«Il nostro problema sono i mezzi. Basti pensare che 431 milioni di debiti dell’azienda sono solo nei confronti dei fornitori dei pezzi di ricambio. Intanto il 10 settembre finisce la gara per l’acquisto di 700 autobus che sono fondamentali. La cura, poi, non può essere che quella del ferro. Tram e treni».

Lei come si sposta in città?

«Io mi muovo con la scorta. Quando posso prendo i mezzi anche se è più complicato».

Stefano Esposito: “Nessun vuoto di potere”

Francesco Maesano, La Stampa, 26 agosto 2015

Il Campidoglio è di nuovo sotto assedio. L’ipotesi del commissariamento sembra tramontata, ma tra il dossier-Capitale che finirà sul tavolo del consiglio dei ministri di domani e le polemiche per l’assenza di Ignazio Marino dopo il funerale in pompa magna di Vittorio Casamonica, l’amministrazione capitolina è ripiombata in quella fase politicamente delicata che fino a qualche settimana fa sembrava preludere a una caduta della giunta. «Non c’è nessun vuoto di potere», chiarisce Stefano Esposito, nominato assessore ai Trasporti un mese fa. «C’è sempre un vicesindaco, ci sono dei turni. Altro che sede vacante. A Roma tutto si amplifica, anche delle normali vacanze creano scandalo».

Secondo lei non c’è una questione di opportunità sulle vacanze della giunta in un momento nel quale la città sentiva di aver subìto uno sfregio?

«Marino ha presieduto l’ultima giunta il 13 di agosto. Era cotto. Credo che 15 giorni di vacanza gli possano essere concessi. Sabella è stato anche male. È rientrato a lavoro 5 giorni dopo un’operazione. Se la mettiamo così allora vuol dire che a Roma non ci vogliono degli amministratori ma dei martiri». Continua a leggere

Ignazio Marino: “Ho premuto reset sull’illegalità diffusa
Datemi tempo per curare il malato”

Mauro Favale, la Repubblica, 24 maggio 2015

Di una cosa Ignazio Marino si sente responsabile: «Ho interrotto ormai da molti mesi i meccanismi di trasmissione diretta del denaro, quello che ha portato all’infiltrazione di Mafia Capitale fino ai vertici dell’amministrazione ai tempi di Alemanno. Di questo mi sento responsabile: di aver premuto reset, di aver interrotto il metodo che avvantaggiava i criminali». Non dei disagi nei trasporti, non per la città sporca, non per lo stato delle strade: il sindaco di Roma, su questi temi chiede tempo.

Un bel pezzo di città sembra aver perso la pazienza.

«Per il cambiamento occorrono mesi, ormai in buona parte trascorsi. Spero che tra un anno i cittadini di Roma possano rendersi conto di quanto abbiamo fatto. Ma già a partire da settembre sapremo i vincitori di numerose gare, a partire da quelle per la cura del verde». Continua a leggere