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“Emergenza COVID – 19, le misure economiche della Regione Lazio” con l’assessore Paolo Orneli

Non abbassiamo la guardia, continuiamo a combattere contro COVID – 19 e a portare avanti il nostro impegno.  La piattaforma Zoom attivata dalla Federazione è a disposizione di tutti i circoli. Vogliamo affrontare insieme tutti i temi cruciali per accorciare le distanze tra le Istituzioni e i cittadini.  Distanti ma uniti nella battaglia che stiamo conducendo per sconfiggere COVID – 19 e riaprire presto Roma e l’Italia. Grazie all’iniziativa PD III Municipio potremo confrontarci con l’assessore allo sviluppo economico Paolo Orneli sulle misure economiche avviate dalla Regione Lazio. Per partecipare all’assemblea telematica vi invitiamo a seguire le istruzioni contenute nella locandina.

 

Nicola Zingaretti: “Con me mai intese con la destra. Buzzi non vinse una sola gara”

Mauro Favale, la Repubblica, 5 agosto 2015

«Affermazioni confuse, non intercettazioni», riportate «per sentito dire», con l’obiettivo di «smontare l’accusa di mafia e apparire come vittima di un sistema corrotto». In tre parole: «Macchina del fango». Nicola Zingaretti ha dato mandato al suo legale di querelare Salvatore Buzzi. Due giorni fa, il governatore del Lazio ha risposto in Consiglio regionale su questo nuovo capitolo di Mafia Capitale nato dai verbali di interrogatorio del ras delle cooperative. Ora ribatte punto per punto alle accuse che gli vengono mosse.

Dice Buzzi che sugli appalti alla Regione si sono vissute due stagioni: la prima riguardava un accordo tra lei e Francesco Storace, la seconda tra lei e Luca Gramazio.

«Non esistono e non sono mai esistiti né accordi né spartizioni negli appalti della Regione. Lo prova il fatto che in due anni, su quattro miliardi di bandi, nessuno è stato vinto da società o cooperative legate a Mafia Capitale». Continua a leggere

Nicola Zingaretti: “Nessun patto corruttivo con la Regione”

Alessandro Capponi, Corriere della Sera, 5 giugno 2015

«Ciò che sta emergendo è inquietante, l’inchiesta offre un quadro devastante di ciò che si muove o si è mosso in città».

Veramente, a leggere le carte, anche in Regione.

«Non voglio minimizzare ma noi abbiamo bandito gare per 3 miliardi e 900 milioni e a quei “signori” non è arrivato neanche un centesimo, non hanno proprio toccato palla».

Il presidente del Lazio, Nicola Zingaretti, è nel suo ufficio: camicia chiara e pantaloni scuri, niente cravatta. Non sorride mai, risponde di getto e non chiede, come pure capita ai politici in giornate difficili, di evitare argomenti. Lo slogan che ha usato per conquistare la Regione – dopo Marrazzo e la storia dei trans, dopo Polverini e Batman Fiorito – è stato «il Lazio cambia». E non a caso nel corso dell’ora e dieci dell’intervista, Zingaretti non fa che citare le «cose fatte, e prima dell’inchiesta: abbiamo fatto ruotare i dirigenti, istituito una centrale unica degli acquisti, avviato la collaborazione con Raffaele Cantone per le gare, digitalizzato i procedimenti amministrativi. Si può fare di più? Sì, certo: ma qui dentro non abbiamo giocato a briscola, abbiamo messo gli anticorpi contro certe pratiche. E hanno funzionato. Perché senza la nostra tensione per la legalità, senza il nostro impegno quotidiano, oggi, non so cosa sarebbe successo». Parla ora a voce alta, ora sussurrando: ma si capisce che è una furia, dentro. Continua a leggere