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Alfonso Sabella: “È vitale per Roma non tornare indietro,
ma guardare avanti e cambiare la macchina amministrativa”

Giovanni Bianconi, Corriere della Sera, 9 ottobre 2015

 
 

Assessore Sabella, come ha fatto a convincere il sindaco a dimettersi?

«Lui non ha cercato di resistere, ha solo provato a capire se c’erano le condizioni politiche per andare avanti. Ma non c’erano, e alla fine ne ha preso atto. Io non ho dovuto convincere nessuno. Capisco che far passare Marino per fesso è diventato uno sport nazionale, ma le assicuro che non lo è per niente».

Però s’è ritrovato in una situazione per lei inimmaginabile quando, nove mesi fa, ha smesso di fare il magistrato per andargli in soccorso come assessore alla Legalità, dopo lo scandalo di Mafia Capitale. E caduto per qualche scontrino di ristorante…

«È la cosa che più mi fa rabbia, a me come a lui. Stavamo facendo qualcosa di importante in questa città, stavamo riportando il rispetto delle regole e la legalità, e tutto rischia di andare in malora per una bottiglia di vino da 55 euro». Continua a leggere

Stefano Esposito: “Roma ha davanti sfide difficili.
Serve l’autorevolezza che non c’era più”

Cecilia Gentile, la Repubblica – Cronaca di Roma, 9 ottobre 2015

 
 
«Non c’erano più le condizioni di praticabilità politica». Alla fine di una giornata concitatissima, il senatore Stefano Esposito, ormai ex assessore comunale ai Trasporti, spiega le ragioni delle sue dimissioni e valuta il futuro prossimo di Roma.

Cosa intende, senatore, quando parla di condizioni di praticabilità politica venute meno?

«Stava emergendo un quadro non più sostenibile, il sindaco aveva perso autorevolezza e fiducia. A tutti noi delle perplessità sono emerse. Io condivido quello che ha detto Renzi: se si è in grado di governare si governa, altrimenti si va via».

Ma lei si è dimesso per gli scontrini?

«Gli scontrini sono l’ultima puntata di una vicenda di agibilità politica che comporta oggettive responsabilità e ingenuità da parte di Marino. Anche la cattivissima gestione della comunicazione ha avuto il suo peso e per questo il sindaco ha pagato un prezzo altissimo».

Prima di dimettersi si è consultato con Orfini?

«Quando mi sono reso conto che mancavano le condizioni ho condiviso la mia valutazione con lui».

Nel suo discorso di dimissioni, Marino ha detto di avere paura che tornino a governare le logiche della speculazione e degli illeciti interessi privati.

«È un rischio reale. Che Marino sia stato un baluardo rispetto ad alcune logiche è indiscutibile. Ha seminato un germe di legalità che spero continui a dare i suoi frutti. Ma se fai una battaglia per la legalità, allora dovi essere inattaccabile. Dopodiché ricordiamoci che in questa città le persone che hanno sfasciato Roma non si chiamano Ignazio Marino».

Cosa succederà adesso a Roma?

«C’è una struttura amministrativa ancora tutta da bonificare. Non credo che il commissario risolverà qualcosa. Mi dispiace che ora festeggiano i banditi e mi dispiace che insieme ai banditi ci siano i grillini».

Sarà il Movimento 5 Stelle a vincere le prossime elezioni?

«Assolutamente no. I grillini sono abituati a festeggiare sempre sulle disgrazie altrui, ma noi ci giocheremo le nostre carte, esattamente come loro».

Comunicando le sue dimissioni Marino ha ricordato che ha venti giorni di tempo per ritirarle. Pensa sia possibile?

«La legge lo prevede. Ma su una città come Roma non si scherza. Il Pd ha espresso con chiarezza la sua posizione politica».

Lei è stato per 70 giorni assessore ai Trasporti della capitale.

«È stata un’esperienza molto istruttiva. Quei 70 giorni valgono più di un master universitario. Mi sono accorto che l’Atac è un’azienda completamente piegata a logiche consociative e clientelari. La principale ragione è che il gruppo dirigente non ha alcun interesse a far funzionare l’azienda. Il cda che si è dimesso si è occupato solo della parte finanziaria. Sono rimasto impressionato dal totale abbandono della manutenzione dei mezzi. Di sicuro tutto il materiale che ho raccolto lo consegnerò al procuratore Pignatone. Proprio ieri ho inviato una lettera al presidente dell’Autorità anticorruzione Cantone chiedendogli un’ispezione sugli ultimi cinque anni di appalti, perché la situazione è altamente opaca».

Come ha trovato Marino quando lo ha visto?

«Molto provato. E devo dire che ci sta, è umano. È stato sottoposto ad una campagna mediatica che neanche nei confronti di Berlusconi è stata così massacrante. Come ho detto più volte, dare addosso al sindaco era diventato lo sport preferito di tanti. Non si può dire che Marino sia un mascalzone e spero che la procura chiarisca la sua posizione».

Lei però se n’è andato.

«Non si può stare a dispetto dei santi».

Alfonso Sabella: “Caro Ingroia, la mafia c’è ma Roma non va sciolta”

Alfonso Sabella, Il Fatto Quotidiano, 3 settembre 2015

Caro Antonio, la stima professionale e l’affetto personale che, come sai, nutro nei tuoi confronti mi impone in qualche modo di rispondere alle tue obiezioni («Caro Sabella, non caderci anche tu», Il Fatto Quotidiano del 30 agosto) anche perché ritengo la normativa sullo scioglimento per mafia degli enti locali uno strumento irrinunciabile per il recupero della legalità nel nostro Paese. Continua a leggere

Alfonso Sabella: “È finita l’era del negazionismo.
Ridiamo a Roma l’immagine che merita”

Daniela Bricca, Il Tempo, 31 agosto 2015

Le parole di Antonio Ingroia, un magistrato come lei, “caro Alfonso Sabella non tradirci anche tu” tuonano da un articolo de Il Fatto… Cosa risponde?

«Risponderò ad Antonio con una lettera in cui ribadirò la mia stima personale ma anche che rimango della mia idea. La legge prevede che il sindaco possa governare anche senza una maggioranza nel consiglio comunale. E una legge successiva all’entrata in vigore dello scioglimento dei comuni per mafia che prevede che un sindaco venga rimosso o perché debole o condizionabile. In questo caso é emerso che i “cattivi” avrebbero addirittura pagato per fare la guerra a Ignazio Marino nella sua opera di ripristino della legalità. Il parallelismo, poi, con una persona condannata e imputata, che Ingroia fa nel suo articolo, mi sembra assolutamente fuori luogo vista la certificata onestà del sindaco Marino». Continua a leggere

De Vincenti: “Roma merita forte collaborazione istituzionale.
Giubileo occasione importante di rilancio”

Simone Canettieri, Il Messaggero, 30 agosto 2015

«Riportare Roma al suo rango di Capitale d’Italia è una missione che richiede una collaborazione forte tra tutte le istituzioni. Il Giubileo può rappresentare una grande opportunità di rilancio per Roma». Claudio De Vincenti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, è l’uomo incaricato da Renzi di seguire il dossier Anno Santo. È l’ufficiale di collegamento tra Marino e il premier.

De Vincenti, mancano meno di cento giorni al Giubileo, la gran parte dei lavori, quelli più importanti, inizierà solo a metà ottobre. Per l’otto dicembre le opere saranno completate?

«Il Comune è chiamato a uno sforzo molto impegnativo, ma ce la può fare grazie alla delibera del Consiglio dei ministri che consente di dimezzare i tempi delle procedure. Attenzione: non c`è nessuna deroga alle procedure, parliamo solo di forte accorciamento dei termini per completare le procedure stesse e assegnare i lavori». Continua a leggere

Matteo Orfini: “Da mesi stiamo combattendo la mafia con atti concreti. Ma ora serve manifestazione per svegliare la città”

Giovanna Casadio, la Repubblica, 23 agosto 2015

«Qualcosa non ha funzionato nell’apparato investigativo e di sicurezza». Matteo Orfini, commissario del Pd a Roma e presidente del partito, chiede di individuare chi ha sbagliato e ha permesso il funerale-provocazione del clan Casamonica. Assolve Marino e la giunta: «Se Alfano non commissarierà il Campidoglio, come spero, la giunta Marino andrà avanti fino al 2018. È baluardo di legalità».

Orfini, la sensazione è che a Roma i boss possano farla da padroni.

«È la sensazione sì, ma non è così. E noi dobbiamo alzare il livello dello scontro». Continua a leggere

Nicola Zingaretti: “Con me mai intese con la destra. Buzzi non vinse una sola gara”

Mauro Favale, la Repubblica, 5 agosto 2015

«Affermazioni confuse, non intercettazioni», riportate «per sentito dire», con l’obiettivo di «smontare l’accusa di mafia e apparire come vittima di un sistema corrotto». In tre parole: «Macchina del fango». Nicola Zingaretti ha dato mandato al suo legale di querelare Salvatore Buzzi. Due giorni fa, il governatore del Lazio ha risposto in Consiglio regionale su questo nuovo capitolo di Mafia Capitale nato dai verbali di interrogatorio del ras delle cooperative. Ora ribatte punto per punto alle accuse che gli vengono mosse.

Dice Buzzi che sugli appalti alla Regione si sono vissute due stagioni: la prima riguardava un accordo tra lei e Francesco Storace, la seconda tra lei e Luca Gramazio.

«Non esistono e non sono mai esistiti né accordi né spartizioni negli appalti della Regione. Lo prova il fatto che in due anni, su quattro miliardi di bandi, nessuno è stato vinto da società o cooperative legate a Mafia Capitale». Continua a leggere

Ignazio Marino: “Ho premuto reset sull’illegalità diffusa
Datemi tempo per curare il malato”

Mauro Favale, la Repubblica, 24 maggio 2015

Di una cosa Ignazio Marino si sente responsabile: «Ho interrotto ormai da molti mesi i meccanismi di trasmissione diretta del denaro, quello che ha portato all’infiltrazione di Mafia Capitale fino ai vertici dell’amministrazione ai tempi di Alemanno. Di questo mi sento responsabile: di aver premuto reset, di aver interrotto il metodo che avvantaggiava i criminali». Non dei disagi nei trasporti, non per la città sporca, non per lo stato delle strade: il sindaco di Roma, su questi temi chiede tempo.

Un bel pezzo di città sembra aver perso la pazienza.

«Per il cambiamento occorrono mesi, ormai in buona parte trascorsi. Spero che tra un anno i cittadini di Roma possano rendersi conto di quanto abbiamo fatto. Ma già a partire da settembre sapremo i vincitori di numerose gare, a partire da quelle per la cura del verde». Continua a leggere

Come una guerra di liberazione, di Matteo Orfini

Matteo Orfini, l’Unità, 30 giugno 2015

 

Se a Roma c’è la mafia – e c’è – il Partito democratico deve essere protagonista di una vera e propria guerra di liberazione dalla criminalità. Se c’è mafia capitale, noi dobbiamo diventare anti mafia capitale. È l’obiettivo che – appena nominato commissario – ho dato al Pd di Roma, scosso dalla prima ondata dell’inchiesta. Continua a leggere

Matteo Orfini: “Governare al meglio Roma. È questo l’obiettivo di tutto il Pd”

Sebastiano Messina, la Repubblica, 24 giugno 2015

Da due giorni Matteo Orfini si muove con la scorta della polizia. Era dagli anni di piombo, che a Roma un dirigente cittadino di partito non girava sotto tutela armata. «Sono cose che possono capitare, quando si fa questo mestiere» dice lui.

Era stato minacciato, Orfini? Ha avuto notizia che qualcuno volesse colpirla?

«No, no, no. Nessuna minaccia. È solo una misura precauzionale per la particolare esposizione su diversi fronti, in questo momento. Non è una cosa gradevole per la mia vita personale, ma non drammatizziamo».

Qualcuno può pensare che se il commissario del Pd romano deve essere scortato, allora forse è vero che in questa città il rischio mafia è reale. O no?

«Non collegherei le cose. Che a Roma ci sia la mafia, emerge chiaramente dalle indagini. Anzi, la responsabilità diffusa delle classi dirigenti della città è stata quella di sottovalutare questo rischio. Quello che emerge dalla meritoria inchiesta del procuratore Pignatone è un sistema molto radicato, ma in cui non c’è solo Mafia Capitale: ci sono diversi clan. Perciò all’inizio di questa vicenda dissi che se c’è Mafia Capitale il Pd doveva diventare Antimafia Capitale». Continua a leggere