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Matteo Orfini: “Rispetto per gli avversari ma se il Pd fa il Pd non ce n’è per nessuno”

Claudia Fusani, l’Unità, 15 febbraio 2016

 
 

Quello del centro destra è «un film rispettabile ma in bianco nero e su una pellicola lisa che non lascia intravedere un progetto politico». I Cinque stelle «vivono da mesi una sospensione che li rende residuali». Il Pd ha preso tanti schiaffi ma staguarendo. E non c’è dubbio che «se il Pd fa il Pd non ha paura di nessuno». Soprattutto se «dovessimo riuscire a tenere unito il centrosinistra». Il commissario è stremato. Cammina da quattordici mesi sulle macerie di Roma e non è stato facile ritrovare un po’ di braci sotto la cenere. «I sondaggi ci danno in testa» dice Matteo Orfini mostrando un sano orgoglio di bandiera. Ora che il tabellone del grande gioco delle amministrative della Capitale è completo – quasi – si può anche iniziare ad ipotizzare tattiche e strategie. Continua a leggere

Stefano Esposito: “Roma ha davanti sfide difficili.
Serve l’autorevolezza che non c’era più”

Cecilia Gentile, la Repubblica – Cronaca di Roma, 9 ottobre 2015

 
 
«Non c’erano più le condizioni di praticabilità politica». Alla fine di una giornata concitatissima, il senatore Stefano Esposito, ormai ex assessore comunale ai Trasporti, spiega le ragioni delle sue dimissioni e valuta il futuro prossimo di Roma.

Cosa intende, senatore, quando parla di condizioni di praticabilità politica venute meno?

«Stava emergendo un quadro non più sostenibile, il sindaco aveva perso autorevolezza e fiducia. A tutti noi delle perplessità sono emerse. Io condivido quello che ha detto Renzi: se si è in grado di governare si governa, altrimenti si va via».

Ma lei si è dimesso per gli scontrini?

«Gli scontrini sono l’ultima puntata di una vicenda di agibilità politica che comporta oggettive responsabilità e ingenuità da parte di Marino. Anche la cattivissima gestione della comunicazione ha avuto il suo peso e per questo il sindaco ha pagato un prezzo altissimo».

Prima di dimettersi si è consultato con Orfini?

«Quando mi sono reso conto che mancavano le condizioni ho condiviso la mia valutazione con lui».

Nel suo discorso di dimissioni, Marino ha detto di avere paura che tornino a governare le logiche della speculazione e degli illeciti interessi privati.

«È un rischio reale. Che Marino sia stato un baluardo rispetto ad alcune logiche è indiscutibile. Ha seminato un germe di legalità che spero continui a dare i suoi frutti. Ma se fai una battaglia per la legalità, allora dovi essere inattaccabile. Dopodiché ricordiamoci che in questa città le persone che hanno sfasciato Roma non si chiamano Ignazio Marino».

Cosa succederà adesso a Roma?

«C’è una struttura amministrativa ancora tutta da bonificare. Non credo che il commissario risolverà qualcosa. Mi dispiace che ora festeggiano i banditi e mi dispiace che insieme ai banditi ci siano i grillini».

Sarà il Movimento 5 Stelle a vincere le prossime elezioni?

«Assolutamente no. I grillini sono abituati a festeggiare sempre sulle disgrazie altrui, ma noi ci giocheremo le nostre carte, esattamente come loro».

Comunicando le sue dimissioni Marino ha ricordato che ha venti giorni di tempo per ritirarle. Pensa sia possibile?

«La legge lo prevede. Ma su una città come Roma non si scherza. Il Pd ha espresso con chiarezza la sua posizione politica».

Lei è stato per 70 giorni assessore ai Trasporti della capitale.

«È stata un’esperienza molto istruttiva. Quei 70 giorni valgono più di un master universitario. Mi sono accorto che l’Atac è un’azienda completamente piegata a logiche consociative e clientelari. La principale ragione è che il gruppo dirigente non ha alcun interesse a far funzionare l’azienda. Il cda che si è dimesso si è occupato solo della parte finanziaria. Sono rimasto impressionato dal totale abbandono della manutenzione dei mezzi. Di sicuro tutto il materiale che ho raccolto lo consegnerò al procuratore Pignatone. Proprio ieri ho inviato una lettera al presidente dell’Autorità anticorruzione Cantone chiedendogli un’ispezione sugli ultimi cinque anni di appalti, perché la situazione è altamente opaca».

Come ha trovato Marino quando lo ha visto?

«Molto provato. E devo dire che ci sta, è umano. È stato sottoposto ad una campagna mediatica che neanche nei confronti di Berlusconi è stata così massacrante. Come ho detto più volte, dare addosso al sindaco era diventato lo sport preferito di tanti. Non si può dire che Marino sia un mascalzone e spero che la procura chiarisca la sua posizione».

Lei però se n’è andato.

«Non si può stare a dispetto dei santi».

Stefano Esposito: “Nessun vuoto di potere”

Francesco Maesano, La Stampa, 26 agosto 2015

Il Campidoglio è di nuovo sotto assedio. L’ipotesi del commissariamento sembra tramontata, ma tra il dossier-Capitale che finirà sul tavolo del consiglio dei ministri di domani e le polemiche per l’assenza di Ignazio Marino dopo il funerale in pompa magna di Vittorio Casamonica, l’amministrazione capitolina è ripiombata in quella fase politicamente delicata che fino a qualche settimana fa sembrava preludere a una caduta della giunta. «Non c’è nessun vuoto di potere», chiarisce Stefano Esposito, nominato assessore ai Trasporti un mese fa. «C’è sempre un vicesindaco, ci sono dei turni. Altro che sede vacante. A Roma tutto si amplifica, anche delle normali vacanze creano scandalo».

Secondo lei non c’è una questione di opportunità sulle vacanze della giunta in un momento nel quale la città sentiva di aver subìto uno sfregio?

«Marino ha presieduto l’ultima giunta il 13 di agosto. Era cotto. Credo che 15 giorni di vacanza gli possano essere concessi. Sabella è stato anche male. È rientrato a lavoro 5 giorni dopo un’operazione. Se la mettiamo così allora vuol dire che a Roma non ci vogliono degli amministratori ma dei martiri». Continua a leggere

Matteo Orfini: «Marino e Zingaretti sono la soluzione alle bande nel partito»

Simone Canettieri, Il Messaggero, 10 giugno 2015

Presidente Orfini, il sindaco Marino ha detto in direzione che il Pd romano lo ha ostacolato in questi due anni. Vista dall’alto la vicenda Mafia Capitale è la pietra tombale sul famigerato Modello Roma? È la sconfitta di una generazione?

«Io la penso diversamente. C’è stato un pezzo di Pd che sì, è vero, ha ostacolato Marino e ora emerge che queste battaglie erano forse condotte anche per motivi poco nobili. Questa è una delle ragioni per cui sono il commissario del partito romano: c’era una guerra tra bande. Tutta questa vicenda non nasce ai tempi del Modello Roma, ma con Alemanno. Carminati è un ex fascista che si lega a pezzi della sinistra tramite Buzzi. Credo che dobbiamo difendere gli anni delle giunte di Rutelli e Veltroni che hanno governato Roma dopo Tangentopoli».

Intanto, si è dimesso anche il capogruppo del Pd in Regione ufficialmente per una questione di opportunità politica. L’inchiesta è composta da decine di migliaia di atti. Se vale il metro dell’opportunità politica per il Pd sarà difficile andare avanti in Comune e in Regione.

«Vincenzi si dichiara estraneo a tutto. Ma al di là di questo emerge la tesi che stiamo dicendo in queste ore: la Regione stanziava delle risorse destinate a comuni e municipi che presentavano dei progetti. Buzzi faceva il giro e chiedeva in cambio gli appalti. Ma la Regione decise che le risorse venissero assegnate con un algoritmo matematico e non con criteri discrezionali. Questo ha stroncato il ragionamento corruttivo di Buzzi. Per il resto valuteremo caso per caso. Dove ci sono dubbi interveniamo con la massima durezza, dove ci sono indagati si procede con la sospensione dal Pd». Continua a leggere

Matteo Orfini: “Cacceremo via i corrotti contro Marino solo i mafiosi”

Giovanna Casadio, la Repubblica, 5 giugno 2015

«Chi si è fatto corrompere deve sparire dalla vita politica e dal Pd». Matteo Orfini, presidente del partito e commissario del Pd capitolino, non è arroccato in difesa, ma attacca: «Chiedere le dimissioni della giunta Marino è fare il gioco della mafia».

Orfini, il Pd non ha ancora fatto pulizia?

«Il Pd sta facendo pulizia. La sta facendo nell’amministrazione della città oltre che dentro il partito. Nell’amministrazione questo lavoro è iniziato prima dello scoppio di Mafia Capitale. È stato proprio il sindaco Marino a chiedere un intervento della Finanza e a segnalare i casi sospetti. E una volta esplosa la vicenda, siamo intervenuti ancora più duramente con le nuove regole volute dall’assessore Sabella, che garantiscono trasparenza e legalità nella gestione della città».

Ma nel partito a che punto siete?

«Abbiamo commissariato, reciso i rami secchi, annullato il tesseramento del 2014, ripristinando regole che terranno fuori capibastone e malintenzionati. Fabrizio Barca il 19 giugno presenterà il suo rapporto in apertura della Festa del Pd di Roma con la mappatura dei circoli buoni e cattivi. Una vera e propria inchiesta durata quattro mesi. Nei prossimi giorni riapre il tesseramento, a testa alta chiederemo alla città di darci una mano a rigenerare il partito». Continua a leggere