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Ignazio Marino: “Demolire il sistema per ricostruire. Ecco le priorità per Roma”

Il Messaggero, 12 giugno 2015

«Abbiamo fatto un’opera di demolizione della casa ora si può iniziare la ricostruzione. I romani dovranno fare altri sacrifici, non sarà un periodo semplice, ci saranno ancora lacrime e sangue, ma solo così potremo cambiare Roma». Ignazio Marino, ospite del forum de Il Messaggero, e dice che ora, «senza più la cappa» di Mafia Capitale, potrà iniziare l’operazione più complicata della sua carriera di sindaco e di chirurgo: «È come quando si asporta un male: c’è uno shock doloroso, ma poi affinché il trapianto funzioni va rimesso un nuovo organo. È quello che stiamo facendo».

Sindaco, a due anni dall’insediamento della sua giunta siamo ancora all’asportazione, un’operazione che sembra molto complicata. Non è meglio azzerare tutto e andare a votare?

«No. Io sono fortemente convinto che con la sfida del Giubileo e di Roma 2024 sia importante avere una giunta capace e preparata, che agisca con determinazione. Ciò che è emerso non è una sorpresa, è una sorpresa la dimensione criminale del problema. Io sapevo che mi candidavo contro quel tipo di sistema, avrei avuto un periodo di scontro conflitto e lacrime e sangue. E so che non è finita. Da quel mondo mi aspetto dei colpi di coda. Aspetto altre aggressioni contro di me e chi è vicino a me. quando tocchi interessi, quando togli somme importanti a certe persone faranno di tutto perché si ritorni a quel sistema. Ecco perché sarebbe un errore creare un vuoto di potere, con il commissariamento, una sola persona – anche se troviamo Nembo Kid o Mandrake – non ce la fa a controllare tutto. Noi anche in situazioni difficili come quelle di Ostia stiamo cambiando le cose». Continua a leggere

Matteo Orfini: «Marino e Zingaretti sono la soluzione alle bande nel partito»

Simone Canettieri, Il Messaggero, 10 giugno 2015

Presidente Orfini, il sindaco Marino ha detto in direzione che il Pd romano lo ha ostacolato in questi due anni. Vista dall’alto la vicenda Mafia Capitale è la pietra tombale sul famigerato Modello Roma? È la sconfitta di una generazione?

«Io la penso diversamente. C’è stato un pezzo di Pd che sì, è vero, ha ostacolato Marino e ora emerge che queste battaglie erano forse condotte anche per motivi poco nobili. Questa è una delle ragioni per cui sono il commissario del partito romano: c’era una guerra tra bande. Tutta questa vicenda non nasce ai tempi del Modello Roma, ma con Alemanno. Carminati è un ex fascista che si lega a pezzi della sinistra tramite Buzzi. Credo che dobbiamo difendere gli anni delle giunte di Rutelli e Veltroni che hanno governato Roma dopo Tangentopoli».

Intanto, si è dimesso anche il capogruppo del Pd in Regione ufficialmente per una questione di opportunità politica. L’inchiesta è composta da decine di migliaia di atti. Se vale il metro dell’opportunità politica per il Pd sarà difficile andare avanti in Comune e in Regione.

«Vincenzi si dichiara estraneo a tutto. Ma al di là di questo emerge la tesi che stiamo dicendo in queste ore: la Regione stanziava delle risorse destinate a comuni e municipi che presentavano dei progetti. Buzzi faceva il giro e chiedeva in cambio gli appalti. Ma la Regione decise che le risorse venissero assegnate con un algoritmo matematico e non con criteri discrezionali. Questo ha stroncato il ragionamento corruttivo di Buzzi. Per il resto valuteremo caso per caso. Dove ci sono dubbi interveniamo con la massima durezza, dove ci sono indagati si procede con la sospensione dal Pd». Continua a leggere

Ignazio Marino: “Non lascio, inchiesta merito del mio lavoro”

Fabio Rossi, Il Messaggero, 5 giugno 2015

«Lasciare il Campidoglio? Lo farò nel 2023, alla fine del mio secondo mandato».

Sindaco Marino, il secondo atto dell’inchiesta Mafia Capitale rischia di spazzare via la sua amministrazione?

«Macché. Quest’inchiesta è frutto anche del nostro lavoro di cambiamento. Il mio primo atto da sindaco è stato chiedere al ministero dell’Economia di poter utilizzare gli ispettori della Guardia di finanza in Campidoglio. E già lì in molti storsero il naso».

Ma il panorama dell’amministrazione capitolina che emerge dagli atti è drammatico.

«Questa per me è una giornata di festa: con la giunta Alemanno la criminalità organizzata si era infiltrata fino ai vertici dell’amministrazione. Oggi tutto questo è cambiato, Roma deve essere guida morale del Paese».

In tanti chiedono le sue dimissioni.

«Se a chiedermi riflessioni fosse papa Francesco, mi fermerei a pensare seriamente alle mie azioni. Ma se le dimissioni me le propone Giorgia Meloni, leader di un partito che ha chiesto voti alla ‘ndrangheta, rispondo che io voglio spianare come un rullo compressore tutte le persone che negli ultimi anni si sono messe sotto i piedi i diritti e i soldi dei romani». Continua a leggere

Matteo Orfini: “Via i signori delle tessere”

Simone Canettieri, Il Messaggero – Cronaca di Roma, 20 marzo 2015

Matteo Orfini, commissario «di un partito cattivo e pericoloso», come si esorcizza il Pd di Roma?

«Il rapporto di Fabrizio Barca mette correttamente in luce gli elementi degenerativi: un iscritto su cinque è fantasma. Ma ci sono anche gli enzimi sui quali far fermentare qualcosa di nuovo, le basi su cui ricostruire».

Ha parlato con il premier Matteo Renzi del caso Roma?

«Certo, siamo in contatto continuo. È partita da lui la decisione di azzerare il partito dopo Mafia Capitale. E alla luce del rapporto di Fabrizio Barca e del mio lavoro sui tesserati, Renzi mi ha detto anche in questi giorni di andare avanti così, senza fare sconti a nessuno e di valorizzare la parte buona del Pd».

Ma questi capibastone che usavano i tesserati come carne da macello chi sono e che fine hanno fatto?

«Alcuni di loro pensano che passata la sfuriata potranno ricominciare con le vecchie logiche. Hanno capito male. È cambiato il mondo». Continua a leggere

Ignazio Marino: “Sfratto per chi non paga e in centro niente sconti”

Fabio Rossi, Il Messaggero – Cronaca di Roma, 15 febbraio 2015

Sindaco Marino, perché avete deciso di vendere questi 600 immobili?

«Abbiamo fatto una scelta precisa: operare esclusivamente nell’interesse della qualità della vita e dei servizi ai cittadini. Tutto ciò che non è strategico lo liquidiamo o ci tiriamo indietro, come per le oltre 20 aziende non strategiche che vogliamo alienare».

Come li avete scelti? 

«Il Comune ha in totale quasi 60 mila immobili di proprietà, di cui 27 mila di edilizia popolare. Ce ne sono molti non strategici».

Sapeva che queste case erano date in affitto a prezzi ridicoli, spesso neanche regolarmente pagati?

«Fin dalla prima delibera dell’ottobre 2013, poche settimane dopo il mio insediamento, abbiamo scoperchiato odiosi privilegi e truffe contro i romani: il danno erariale solo per questi 600 immobili, tra affitti e bollette non pagate, è di 17,5 milioni di euro». Continua a leggere