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Stefano Esposito: “Nessun carnefice, Marino paga errori politici”

Annalisa Cuzzocrea intervista Stefano Esposito, la Repubblica, 24 ottobre 2015

 

«Marino non può prendere a testate le colonne della casa Pd e pensare di non rimanerci sotto». Stefano Esposito, senatore democratico, assessore dimissionario ai Trasporti di Roma, attacca «quei consiglieri del sindaco che vanno in giro a dire che Matteo Orfini è il suo carnefice e che io sarei il killer mandato da qualcuno. Sono accuse offensive oltre che false».

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Alfonso Sabella: “È vitale per Roma non tornare indietro,
ma guardare avanti e cambiare la macchina amministrativa”

Giovanni Bianconi, Corriere della Sera, 9 ottobre 2015

 
 

Assessore Sabella, come ha fatto a convincere il sindaco a dimettersi?

«Lui non ha cercato di resistere, ha solo provato a capire se c’erano le condizioni politiche per andare avanti. Ma non c’erano, e alla fine ne ha preso atto. Io non ho dovuto convincere nessuno. Capisco che far passare Marino per fesso è diventato uno sport nazionale, ma le assicuro che non lo è per niente».

Però s’è ritrovato in una situazione per lei inimmaginabile quando, nove mesi fa, ha smesso di fare il magistrato per andargli in soccorso come assessore alla Legalità, dopo lo scandalo di Mafia Capitale. E caduto per qualche scontrino di ristorante…

«È la cosa che più mi fa rabbia, a me come a lui. Stavamo facendo qualcosa di importante in questa città, stavamo riportando il rispetto delle regole e la legalità, e tutto rischia di andare in malora per una bottiglia di vino da 55 euro». Continua a leggere

Matteo Orfini: “Il Pd risolverà i problemi di Roma.
Il Giubileo come l’Expo per Milano”

Tommaso Ciriaco, la Repubblica, 9 ottobre 2015

 
 
Alle ore ventidue risponde Matteo Orfini. Nel giorno peggiore del Pd romano.

Marino è un capitolo chiuso?

«Sì. Lo dice chi più di tutti ha cercato di rilanciare l’azione dell’amministrazione».

Si è preso venti giorni per decidere.

«Anche alla luce di quanto emerso in questi giorni, il capitolo è chiuso. Avevamo il dovere di voltare pagina».

Quindi se ci ripensa lo sfiducerete?

«Oggi ho riunito assessori e consiglieri, già lavoriamo al futuro. Neanche prendo in considerazione altre ipotesi. Tra venti giorni ci sarà il commissario. Il suo è solo un mero riferimento normativo».

Lei l’ha difeso. La considera la più grossa sciocchezza o la più grossa sconfitta della sua vita politica?

«Nessuna delle due. Prima di interrompere un’esperienza votata dagli elettori, si doveva tentare di tutto. Ma di fronte agli errori commessi – emersi anche in queste ore – non si poteva più andare avanti». Continua a leggere

Stefano Esposito: “Roma ha davanti sfide difficili.
Serve l’autorevolezza che non c’era più”

Cecilia Gentile, la Repubblica – Cronaca di Roma, 9 ottobre 2015

 
 
«Non c’erano più le condizioni di praticabilità politica». Alla fine di una giornata concitatissima, il senatore Stefano Esposito, ormai ex assessore comunale ai Trasporti, spiega le ragioni delle sue dimissioni e valuta il futuro prossimo di Roma.

Cosa intende, senatore, quando parla di condizioni di praticabilità politica venute meno?

«Stava emergendo un quadro non più sostenibile, il sindaco aveva perso autorevolezza e fiducia. A tutti noi delle perplessità sono emerse. Io condivido quello che ha detto Renzi: se si è in grado di governare si governa, altrimenti si va via».

Ma lei si è dimesso per gli scontrini?

«Gli scontrini sono l’ultima puntata di una vicenda di agibilità politica che comporta oggettive responsabilità e ingenuità da parte di Marino. Anche la cattivissima gestione della comunicazione ha avuto il suo peso e per questo il sindaco ha pagato un prezzo altissimo».

Prima di dimettersi si è consultato con Orfini?

«Quando mi sono reso conto che mancavano le condizioni ho condiviso la mia valutazione con lui».

Nel suo discorso di dimissioni, Marino ha detto di avere paura che tornino a governare le logiche della speculazione e degli illeciti interessi privati.

«È un rischio reale. Che Marino sia stato un baluardo rispetto ad alcune logiche è indiscutibile. Ha seminato un germe di legalità che spero continui a dare i suoi frutti. Ma se fai una battaglia per la legalità, allora dovi essere inattaccabile. Dopodiché ricordiamoci che in questa città le persone che hanno sfasciato Roma non si chiamano Ignazio Marino».

Cosa succederà adesso a Roma?

«C’è una struttura amministrativa ancora tutta da bonificare. Non credo che il commissario risolverà qualcosa. Mi dispiace che ora festeggiano i banditi e mi dispiace che insieme ai banditi ci siano i grillini».

Sarà il Movimento 5 Stelle a vincere le prossime elezioni?

«Assolutamente no. I grillini sono abituati a festeggiare sempre sulle disgrazie altrui, ma noi ci giocheremo le nostre carte, esattamente come loro».

Comunicando le sue dimissioni Marino ha ricordato che ha venti giorni di tempo per ritirarle. Pensa sia possibile?

«La legge lo prevede. Ma su una città come Roma non si scherza. Il Pd ha espresso con chiarezza la sua posizione politica».

Lei è stato per 70 giorni assessore ai Trasporti della capitale.

«È stata un’esperienza molto istruttiva. Quei 70 giorni valgono più di un master universitario. Mi sono accorto che l’Atac è un’azienda completamente piegata a logiche consociative e clientelari. La principale ragione è che il gruppo dirigente non ha alcun interesse a far funzionare l’azienda. Il cda che si è dimesso si è occupato solo della parte finanziaria. Sono rimasto impressionato dal totale abbandono della manutenzione dei mezzi. Di sicuro tutto il materiale che ho raccolto lo consegnerò al procuratore Pignatone. Proprio ieri ho inviato una lettera al presidente dell’Autorità anticorruzione Cantone chiedendogli un’ispezione sugli ultimi cinque anni di appalti, perché la situazione è altamente opaca».

Come ha trovato Marino quando lo ha visto?

«Molto provato. E devo dire che ci sta, è umano. È stato sottoposto ad una campagna mediatica che neanche nei confronti di Berlusconi è stata così massacrante. Come ho detto più volte, dare addosso al sindaco era diventato lo sport preferito di tanti. Non si può dire che Marino sia un mascalzone e spero che la procura chiarisca la sua posizione».

Lei però se n’è andato.

«Non si può stare a dispetto dei santi».

Matteo Orfini: “Il Pd è cambiato e cambierà Roma”

Alessandro Capponi, Corriere della Sera, 2 ottobre 2015

«lo non sono credente ma… il Papa com’è noto è infallibile, non potrei mai dargli suggerimenti…». E ancora: il Campidoglio «si chiuda in operoso silenzio». Perché «bisogna non creare polemiche e pensare a lavorare». Soprattutto: «È il Pd che garantirà ai cittadini la soluzione ai problemi». Il Pd, non Marino: chiaro? Certo, i problemi della città sono tali e tanti che, al momento, la dichiarazione di Matteo Orfini è utile per raccontare il cambiamento nei rapporti tra partito e sindaco: una «fase due» nella quale è il Pd a curare Roma, a prescindere dal dottor Marino. Una scelta netta, inequivocabile, perché Orfini fin qui ha sempre difeso Ignazio Marino: anche qualche mese fa, quando Matteo Renzi sembrò volersi liberare del sindaco. Così quando ieri mattina lo stesso commissario del Pd a Roma è andato in tv a dire che «Marino deve continuare a fare il sindaco», sì, ma «meglio di come ha fatto finora», è parsa evidente la nuova rotta decisa del Partito democratico. Continua a leggere

Ignazio Marino: “Negli Usa per aiutare Roma.
Troverò fondi per i monumenti”

Fabio Rossi, Il Messaggero, 22 agosto 2015

Il viaggio negli Usa? «Il sindaco di Roma deve fare un doppio lavoro: occuparsi di buche e trasporti, ma anche di raccogliere fondi per il nostro patrimonio archeologico. È un compito molto stressante: se non vogliono che lo faccia resto a casa e mi riposo». Ignazio Marino respinge le accuse sul nuovo viaggio negli Stati Uniti (che comincerà domani), che si intersecherà anche con la storica visita del Papa in Nordamerica.

Sindaco Marino, era proprio il caso di ripartire adesso, dopo le polemiche sulle sue ferie?

«Si tratta di un viaggio brevissimo ma molto importante, in un momento storico per la Chiesa e per gli Stati Uniti: è il primo viaggio di papa Bergoglio negli Usa. Quando a giugno scorso mi è stato riferito che avrebbero avuto piacere della mia presenza in tre appuntamenti del Santo Padre a Philadelphia, ma soprattutto all’incontro con le famiglie, ho detto a monsignor Paglia che sarei stato molto lieto di partecipare all’organizzazione della visita».

Andrà anche a cercare fondi per i monumenti. Non sarebbe più strategico concentrarsi sulle emergenze della Capitale?

«Ho dedicato fino a ora un tempo molto limitato, per la verità, a quest’attività. Proprio perché abbiamo le buche per le strade, i marciapiedi con barriere architettoniche e gli altri problemi, non è pensabile che, in un momento di crisi economica e con un debito di un miliardo lasciato dalla passata amministrazione, possiamo spendere decine di milioni per il nostro patrimonio archeologico e monumentale. Che, però, dobbiamo conservare con grande cura. Peraltro questo viaggio non costa un euro ai romani, essendo ospite della Città di Philadelphia». Continua a leggere

Alfonso Sabella: “Caro Ingroia, la mafia c’è ma Roma non va sciolta”

Alfonso Sabella, Il Fatto Quotidiano, 3 settembre 2015

Caro Antonio, la stima professionale e l’affetto personale che, come sai, nutro nei tuoi confronti mi impone in qualche modo di rispondere alle tue obiezioni («Caro Sabella, non caderci anche tu», Il Fatto Quotidiano del 30 agosto) anche perché ritengo la normativa sullo scioglimento per mafia degli enti locali uno strumento irrinunciabile per il recupero della legalità nel nostro Paese. Continua a leggere

Matteo Orfini: “Non ci saranno bandiere.
È la risposta civile contro un nemico comune”

Paolo Fallai, Corriere della Sera – ed. Roma, 3 settembre 2015

«Roma non è una città mafiosa, ma una città dove la mafia c’è». È espressa in queste parole la posizione di partenza di Matteo Orfini. Quando ha proposto la manifestazione, subito dopo l’esplosione del caso sul funerale show dei Casamonica, il 3 settembre sembrava una data lontanissima e l’idea stessa provocava più di una perplessità. Ma nell’ultima settimana, sulla scrivania del presidente del Pd e commissario del partito a Roma, le adesioni si sono moltiplicate. Se l’aspettava? «Ci speravo. Le immagini del funerale dei Casamonica sono state una ferita a tutta la città. Serviva fare qualcosa, anche di fronte agli occhi dei tanti che in questi mesi hanno sottovalutato la situazione che stavamo vivendo». Continua a leggere

De Vincenti: “Roma merita forte collaborazione istituzionale.
Giubileo occasione importante di rilancio”

Simone Canettieri, Il Messaggero, 30 agosto 2015

«Riportare Roma al suo rango di Capitale d’Italia è una missione che richiede una collaborazione forte tra tutte le istituzioni. Il Giubileo può rappresentare una grande opportunità di rilancio per Roma». Claudio De Vincenti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, è l’uomo incaricato da Renzi di seguire il dossier Anno Santo. È l’ufficiale di collegamento tra Marino e il premier.

De Vincenti, mancano meno di cento giorni al Giubileo, la gran parte dei lavori, quelli più importanti, inizierà solo a metà ottobre. Per l’otto dicembre le opere saranno completate?

«Il Comune è chiamato a uno sforzo molto impegnativo, ma ce la può fare grazie alla delibera del Consiglio dei ministri che consente di dimezzare i tempi delle procedure. Attenzione: non c`è nessuna deroga alle procedure, parliamo solo di forte accorciamento dei termini per completare le procedure stesse e assegnare i lavori». Continua a leggere