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ATAC: 12-13 MAGGIO REFERENDUM TRA GLI ISCRITTI

Confrontiamoci per elaborare insieme una visione lunga della mobilità a Roma

La prossima settimana ci sarà il consiglio straordinario su Atac in Campidoglio, nel quale la Sindaca Virginia Raggi dovrà assumersi le proprie responsabilità sulle scellerate scelte assunte in questi mesi. Senza la procedura fallimentare, soluzione totalmente avventuristica scelta dall’amministrazione grillina, non saremmo arrivati a questo punto. Il Partito Democratico di Roma e il suo gruppo in assemblea capitolina hanno condotto un’opposizione ferma ma sempre responsabile alle scelte della Raggi su Atac nel prioritario interesse della cittá e dell’azienda, di chi la usa, di chi ci lavora proponendo alternative sempre respinte dalla maggioranza. Siamo al lavoro per coinvolgere le migliori energie della nostra cittá nell’elaborazione di proposte concrete per il futuro del trasporto pubblico, in grado di migliorare la qualità del servizio e al contempo di tutelare i livelli occupazionali. Quello che manca è una visione di insieme sulle politiche della mobilità, che passi per un protagonismo di Roma Capitale e una condivisione con la Regione Lazio e il Governo. In quest’ottica il referendum del 3 giugno rappresenta una grande occasione di confronto aperto per la città e uno stimolo fondamentale a cambiare direzione. A questo appuntamento il Partito Democratico vuole arrivare attraverso un percorso di coinvolgimento effettivo di tutti i propri iscritti. Per questo proporrò di utilizzare, proprio per questa occasione e per la prima volta, lo strumento del referendum consultivo fra gli iscritti, promuovendo per il 12 e 13 maggio, un week-end di approfondimento e discussione, che culminerà con un voto che rappresenterà la posizione ufficiale del Pd Roma sul referendum.

Andrea Casu

Stefano Esposito: “Atac, una commissione di inchiesta per scoperchiare le opacità”

Cecilia Gentile intervista Stefano Esposito, la Repubblica – Roma, 5 dicembre 2015

 

Stupisce che la procura non abbia ancora fatto una retata. Ci vuole una commissione d’inchiesta per scoperchiare tutte le opacità». Il senatore dem Stefano Esposito, assessore ai Trasporti di Roma capitale per appena quattro mesi prima della crisi della giunta Marino, spiega la sua strategia: chiedere al ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio una “due diligence” di verifica sui costi e le responsabilità del cantiere infinito Metro C. Continua a leggere

Stefano Esposito: “Manager strapagati e incompetenti hanno depredato l’Atac, ora vi faccio i nomi”

Mauro Favale intervista Stefano Esposito, la Repubblica, 18 ottobre 2015

 

L’Atac secondo Stefano Esposito è un «far west», un’azienda «senza speranze» dove in questi anni «la politica ha scorrazzato liberamente», promuovendo «manager senza competenze che hanno qualcosa da nascondere» e prendono decisioni in un «clima costantemente avvelenato», di «guerra permanente coi dipendenti». Continua a leggere

Stefano Esposito: “Ho un dossier per i pm. Tra i funzionari del Campidoglio c’è chi scrive delibere male di proposito”

Alessandro Capponi intervista Stefano Esposito, Corriere della Sera, 10 ottobre 2015

 

«La struttura amministrativa vive di vita propria, non segue le indicazioni, cambia autonomamente il contenuto delle delibere, a volte le scrive male proprio per farle bocciare al Tar…».

Stefano Esposito, scusi: sta dicendo che a Roma, in Campidoglio, gli uffici non rispondono agli assessori ma ad altri interessi?

«Gli uffici se ne strafottono di ciò che chiede la politica… Continua a leggere

Stefano Esposito: “Roma ha davanti sfide difficili.
Serve l’autorevolezza che non c’era più”

Cecilia Gentile, la Repubblica – Cronaca di Roma, 9 ottobre 2015

 
 
«Non c’erano più le condizioni di praticabilità politica». Alla fine di una giornata concitatissima, il senatore Stefano Esposito, ormai ex assessore comunale ai Trasporti, spiega le ragioni delle sue dimissioni e valuta il futuro prossimo di Roma.

Cosa intende, senatore, quando parla di condizioni di praticabilità politica venute meno?

«Stava emergendo un quadro non più sostenibile, il sindaco aveva perso autorevolezza e fiducia. A tutti noi delle perplessità sono emerse. Io condivido quello che ha detto Renzi: se si è in grado di governare si governa, altrimenti si va via».

Ma lei si è dimesso per gli scontrini?

«Gli scontrini sono l’ultima puntata di una vicenda di agibilità politica che comporta oggettive responsabilità e ingenuità da parte di Marino. Anche la cattivissima gestione della comunicazione ha avuto il suo peso e per questo il sindaco ha pagato un prezzo altissimo».

Prima di dimettersi si è consultato con Orfini?

«Quando mi sono reso conto che mancavano le condizioni ho condiviso la mia valutazione con lui».

Nel suo discorso di dimissioni, Marino ha detto di avere paura che tornino a governare le logiche della speculazione e degli illeciti interessi privati.

«È un rischio reale. Che Marino sia stato un baluardo rispetto ad alcune logiche è indiscutibile. Ha seminato un germe di legalità che spero continui a dare i suoi frutti. Ma se fai una battaglia per la legalità, allora dovi essere inattaccabile. Dopodiché ricordiamoci che in questa città le persone che hanno sfasciato Roma non si chiamano Ignazio Marino».

Cosa succederà adesso a Roma?

«C’è una struttura amministrativa ancora tutta da bonificare. Non credo che il commissario risolverà qualcosa. Mi dispiace che ora festeggiano i banditi e mi dispiace che insieme ai banditi ci siano i grillini».

Sarà il Movimento 5 Stelle a vincere le prossime elezioni?

«Assolutamente no. I grillini sono abituati a festeggiare sempre sulle disgrazie altrui, ma noi ci giocheremo le nostre carte, esattamente come loro».

Comunicando le sue dimissioni Marino ha ricordato che ha venti giorni di tempo per ritirarle. Pensa sia possibile?

«La legge lo prevede. Ma su una città come Roma non si scherza. Il Pd ha espresso con chiarezza la sua posizione politica».

Lei è stato per 70 giorni assessore ai Trasporti della capitale.

«È stata un’esperienza molto istruttiva. Quei 70 giorni valgono più di un master universitario. Mi sono accorto che l’Atac è un’azienda completamente piegata a logiche consociative e clientelari. La principale ragione è che il gruppo dirigente non ha alcun interesse a far funzionare l’azienda. Il cda che si è dimesso si è occupato solo della parte finanziaria. Sono rimasto impressionato dal totale abbandono della manutenzione dei mezzi. Di sicuro tutto il materiale che ho raccolto lo consegnerò al procuratore Pignatone. Proprio ieri ho inviato una lettera al presidente dell’Autorità anticorruzione Cantone chiedendogli un’ispezione sugli ultimi cinque anni di appalti, perché la situazione è altamente opaca».

Come ha trovato Marino quando lo ha visto?

«Molto provato. E devo dire che ci sta, è umano. È stato sottoposto ad una campagna mediatica che neanche nei confronti di Berlusconi è stata così massacrante. Come ho detto più volte, dare addosso al sindaco era diventato lo sport preferito di tanti. Non si può dire che Marino sia un mascalzone e spero che la procura chiarisca la sua posizione».

Lei però se n’è andato.

«Non si può stare a dispetto dei santi».

Stefano Esposito: “Atac, non si beve champagne se c’è chi è a pane e acqua”

Dario Martini, Il Tempo, 31 agosto 2015

«Mi sono stati raccontati premi ai dirigenti dell’Atac. In un’azienda in queste condizioni economiche bisogna che non ci siano sproporzioni. È come in una famiglia. Non ci può essere chi pasteggia a champagne e chi resta a pane e acqua». L’assessore ai Trasporti Stefano Esposito vuole che tutti facciano la loro parte. «Autisti dei bus e macchinisti della metropolitana, ma anche i manager dagli stipendi d’oro. Non si può chiedere ai dipendenti che stanno in strada di lavorare di più e allo stesso tempo accettare dirigenti paperoni».

Assessore Esposito, l’ad Danilo Broggi si lamentò al nostro quotidiano del fatto che guadagnava un terzo in meno dei suoi dirigenti.

«Su questo aspetto e sui premi elargiti che mi sono stati riferiti ho intenzione di fare delle verifiche. Ne parlerò martedì con il dg Micheli. Nel caso ci metterò mano».

Vuole intervenire su questi stipendi?

«Bisognerebbe mettere mano all’intero sistema della direzione. Ma non voglio pagare buonuscite. I romani non devono pagare più il conto. Cambiare, infatti, costa».

Il sindaco Marino a luglio disse che avrebbe cacciato l’attuale cda di Atac. Eppure è ancora lì…

«È una decisione del sindaco. Adesso, a settembre, affronteremo anche questo argomento».

A giugno e luglio i dipendenti hanno protestato in modo molto forte creando notevoli disagi, soprattutto in metropolitana. Si aspetta un settembre nero?

«Se qualcuno intende riprendere quel gioco al massacro posso assicurare che saranno utilizzati tutti gli elementi che la legge prevede».

A cosa pensa?

«Utilizzeremo tutti gli strumenti fino alle estreme conseguenze. Però voglio sottolineare una cosa».

Prego.

«Il nuovo contratto prevede che l’orario di lavoro sia stato portato a 950 ore mensili. A Torino sono 1.400, a Milano 1.700. Non c’è motivo di lamentarsi. Il problema poi, sono i mezzi molto vecchi».

Su Twitter ha polemizzato con due presunti autisti. Qualcuno l’ha criticata perché ha minacciato di licenziarli.

«Chi lo ha fatto non ha capito nulla. Sono intervenuto in quel modo per dimostrare che l’80% di ciò che si dice su Twitter è falso. Non esistono né i due autisti né l’utente che ha denunciato i disservizi. Era tutta una montatura. Ho invitato il passeggero che si lamentava a scrivere sulla mia posta privata e a farmi nomi e cognomi dei responsabili del disservizio. Lei pensa che si sia fatto più vivo? Ovviamente no. C’è un sistema organizzato per sputtanare Atac».

Cosa intende?

«Le faccio esempio. Circolava un video sul cosiddetto “trenino” per saltare il varco in metropolitana. Ma se si guardava bene era un padre con i figli, tutti con meno di 10 anni che, come noto, non pagano».

Come pensa di fornire trasporti adeguati per il Giubileo.

«Il nostro problema sono i mezzi. Basti pensare che 431 milioni di debiti dell’azienda sono solo nei confronti dei fornitori dei pezzi di ricambio. Intanto il 10 settembre finisce la gara per l’acquisto di 700 autobus che sono fondamentali. La cura, poi, non può essere che quella del ferro. Tram e treni».

Lei come si sposta in città?

«Io mi muovo con la scorta. Quando posso prendo i mezzi anche se è più complicato».

Stefano Esposito: “Nessun vuoto di potere”

Francesco Maesano, La Stampa, 26 agosto 2015

Il Campidoglio è di nuovo sotto assedio. L’ipotesi del commissariamento sembra tramontata, ma tra il dossier-Capitale che finirà sul tavolo del consiglio dei ministri di domani e le polemiche per l’assenza di Ignazio Marino dopo il funerale in pompa magna di Vittorio Casamonica, l’amministrazione capitolina è ripiombata in quella fase politicamente delicata che fino a qualche settimana fa sembrava preludere a una caduta della giunta. «Non c’è nessun vuoto di potere», chiarisce Stefano Esposito, nominato assessore ai Trasporti un mese fa. «C’è sempre un vicesindaco, ci sono dei turni. Altro che sede vacante. A Roma tutto si amplifica, anche delle normali vacanze creano scandalo».

Secondo lei non c’è una questione di opportunità sulle vacanze della giunta in un momento nel quale la città sentiva di aver subìto uno sfregio?

«Marino ha presieduto l’ultima giunta il 13 di agosto. Era cotto. Credo che 15 giorni di vacanza gli possano essere concessi. Sabella è stato anche male. È rientrato a lavoro 5 giorni dopo un’operazione. Se la mettiamo così allora vuol dire che a Roma non ci vogliono degli amministratori ma dei martiri». Continua a leggere

Ignazio Marino: “Ho premuto reset sull’illegalità diffusa
Datemi tempo per curare il malato”

Mauro Favale, la Repubblica, 24 maggio 2015

Di una cosa Ignazio Marino si sente responsabile: «Ho interrotto ormai da molti mesi i meccanismi di trasmissione diretta del denaro, quello che ha portato all’infiltrazione di Mafia Capitale fino ai vertici dell’amministrazione ai tempi di Alemanno. Di questo mi sento responsabile: di aver premuto reset, di aver interrotto il metodo che avvantaggiava i criminali». Non dei disagi nei trasporti, non per la città sporca, non per lo stato delle strade: il sindaco di Roma, su questi temi chiede tempo.

Un bel pezzo di città sembra aver perso la pazienza.

«Per il cambiamento occorrono mesi, ormai in buona parte trascorsi. Spero che tra un anno i cittadini di Roma possano rendersi conto di quanto abbiamo fatto. Ma già a partire da settembre sapremo i vincitori di numerose gare, a partire da quelle per la cura del verde». Continua a leggere