Stefano Esposito

Stefano Esposito: “A Roma domina ancora il blocco di potere di Alemanno”

Rocco Vazzana, Il Dubbio, 3 settembre 2016

 
 

«Io mi sono dimesso perhé Ignazio Marino mi aveva mentito e ho ritenuto che non ci fossero più le condizioni. Immagino che a Marcello Minenna possa essere accaduta una cosa simile». Il senatore Pd Stefano Esposito interviene sul terremoto che sta scuotendo il Campidoglio. Anche lui è stato assessore a Roma, con delega ai Trasporti, e anche lui ha terminato prima del tempo la sua esperienza amministrativa. «Tra l’assessore al Bilancio e Virginia Raggi è venuto meno il rapporto di fiducia perché probabilmente la sindaca non voleva lui in quel ruolo».

Forse anche perché Minenna era riuscito a tenere per sé troppe deleghe. Crede che Raggi si sia sentita minacciata da un assessore così forte?

Mi sembra un’ipotesi credibile. Anche se, bisogna ricordarlo, Minenna è stato voluto da Luigi Di Maio e Beppe Grillo in persona. Quindi, con ogni probabilità, la lettura di questi eventi è da ricercare nello scontro che vede contrapposti Raggi e cerchio magico da un lato, contro il gruppo del mini direttorio dall’altro. Di riflesso, si può anche vedere un contrasto tra Di Battista e Di Maio.

In mezzo a questi scontri, Roma rimane senza assessore al Bilancio. Come si può amministrare una città senza una casella così importante?

L’amministrazione Raggi ha solo 70 giorni di vita. In questo lasso di tempo avrebbero dovuto non solo preparare il bilancio 2017 ma anche pianificare il quinquennio. Il risultato delle dimissioni di Minenna è che abbiamo una Giunta che è come se non si fosse mai insediata. Roma non è amministrata. Anche perché, oltre all’assessore, si sono persi per strada una figura seria e competente come Marco Rettighieri (il direttore generale di Atac) e Alessandro Solidoro, l’amministratore unico di Ama che ha deciso di abbandonare dopo neanche un mese. Tutto il peggio che si poteva immaginare si sta verificando.

Rettighieri si è dimesso accusando di «ingerenze» l’assessore competente Linda Meleo. Lei che idea si è fatto?

Rettighieri in conferenza stampa ha detto di aver subìto pressioni politiche da parte dell’assessore Meleo. A conferma delle sue parole, c’è una lettera firmata dall’assessore, e inviata ai vertici di Atac, in cui chiede che le venga sottoposto preventivamente ogni cambio alla struttura aziendale. Se l’avesse fatto un esponente del Pd o di qualunque altro partito si sarebbe urlato allo scandalo. Ma questa non è l’unica questione in ballo. C’è la storia dei 18 milioni di euro per la manutenzione della metro A che il Comune non ha mai bonificato ad Atac. Sono soldi indispensabili per la sicurezza della metro e quindi per la sicurezza dei cittadini. Solo chi non conosce la serietà e la rettitudine morale di Rettighieri poteva pensare che non avrebbe lasciato l’incarico.

C’è anche il problema della dismissione del patrimonio immobiliare Atac. Rettighieri avrebbe voluto portare a termine il progetto ma l’amministrazione municipale non è convinta…

È un problema che si trascina da anni. Il debito di Atac è garantito, fin dai tempi di Alemanno, da una delibera che prevedeva la valorizzazione di tutto il patrimonio immobiliare di Atac. Ma questo provvedimento è rimasto inevaso, sia con Alemanno che con Marino. Ma in assenza di una risposta, l’immobilismo produce la chiusura del credito delle banche ad Atac. Non si tratta di dismissione ma di valorizzazione, perché parliamo di un patrimonio sostanzialmente inutilizzabile, ci sono lotti in parte non edificabili per cui bisogna fare delle trasformazioni urbanistiche. Oppure trovare un nuovo strumento per garantire il debito di Atac. I 5 stelle hanno detto che non vogliono realizzare un metro cubo in più di cemento ed è una scelta legittima, ma devono porsi il problema di come evitare il fallimento dell’azienda dei trasporti.

E’ andato via anche Alessandro Solidoro, amministratore unico di Ama, la municipalizzata dei rifiuti. La spazzatura è uno dei temi più delicati per un sindaco. Cosa accadrà?

Il capitolo rifiuti a Roma continuerà a riservare grandi sorprese. La vicenda Muraro è tutt’altro che conclusa. Bisogna ancora chiarire i rapporti dell’assessora con Ama. Il vero tema, però, è che c’è bisogno che qualcuno si occupi veramente di Ama. Il fatto che Solidoro se ne sia andato dopo neanche un mese è singolare. Sono curioso di vedere quali figure sceglieranno per rimpiazzarlo. Io penso che su Atac ricorreranno al passato, cioè a quello che noi abbiamo cercato di buttar fuori quando io ero assessore.

Anche i 5 stelle dovranno confrontarsi con Cerroni per la gestione dei rifiuti o possono farne a meno?

Si può fare a meno di Cerroni in un modo molto semplice: realizzando finalmente un termovalorizzatore e chiedendo ai sindaci di Milano, Torino e Reggio Emilia di ospitare i rifiuti romani nella fase dell’emergenza. Solo così si evita di dare soldi alle discariche di Cerroni. Il problema è che verrebbe meno uno dei totem ideologici 5 stelle, quello per cui i termovalorizzatori sono inutili. Purtroppo servono.

C’è un nome che agita la base 5 stelle: Raffaele Marra. Ufficialmente non ha alcun incarico ma sarebbe l’autore del parere su Carla Raineri inviato all’Anac. Come è possibile che abbia un peso di questo tipo?

Perché è espressione di quell’accordo politico con la destra romana che garantisce alcuni equilibri interni. Basti pensare che addirittura Beppe Grillo aveva chiesto di mandare via Marra ma Raggi ha fatto orecchie da mercante. Evidentemente il potere che ruota intorno a Marra è addirittura superiore alla preoccupazione per una eventuale “scomunica” di Grillo. Lo capiremo dalle nomine che verranno fatte sulle partecipate. La vera frase sulla quale riflettere è quella pronunciata da Carla Raineri subito dopo le dimissioni: «Credevo di essere stata chiamata per garantire la legalità». In italiano significa che è andata via perché ha visto situazioni poco chiare. La favola del Movimento 5 stelle basata sull’onestà è già finita.