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Stefano Esposito: “Il Pd Roma tornerà a splendere”

Silvia Mancinelli intervista Stefano Esposito, Il Tempo, 4 aprile 2015

 

Il sabaudo del Pd che non conosce mezze misure né compromessi, che pagò caro il suo sì all’Alta Velocità – tra molotov e minacce di morte – è sbarcato sul litorale romano in pieno tsunami criminale. L’ha mandato il partito con un compito ben preciso: estirpare mele marce e infiltrazioni delinquenziali. Il primo risultato l’ha raggiunto avendo uno scontro coi presunti boss di Ostia. Roba da brividi.

Senatore Stefano Esposito. Per molti lei sta andando troppo oltre. È considerato un corpo estraneo nel mare magnum di Roma.

«È vero. Molti sono disturbati della mia presenza. È una percezione che ho per i messaggi che mi arrivano ogni giorno, anche sui social network. Io sono un dirigente del Partito Democratico, il presidente Matteo Orfini conosce il mio profilo e per questo mi ha spedito a Ostia dove la situazione è complicata, non richiede mediazione ma qualcuno con la voglia di immergersi nei problemi pratici, di metterci la faccia senza troppi equilibrismi».

Un “signor No”, uno che va dritto per la sua strada.

«Non passi l’idea che io non ascolto ciò che mi si dice. Diciamo che pratico la mediazione dove necessario. Purtroppo in questo periodo serve il polso duro, come Renzi insegna, e non conoscendo nessuno sul territorio non ho alcun bisogno di tutelare una persona piuttosto che un’altra. Ascolto tutti, anche con fatica».

I lidensi si sentono offesi e considerati da lei come mafiosi.

«Ho letto commenti di questo tipo, ma chi lamenta simili accuse non ha proprio il profilo trasparente per essere definito un libero cittadino ostiense. Appartengono a quell’area grigia nella quale stazionano gli ambigui e quanti ancora si ostinano a dire che la mafia sul litorale non esiste. Vero è che ad Ostia non si denuncia, regna il silenzio: lo sportello anti usura esiste da dieci anni sul territorio ma di certo non è stato al centro della politica. La gente va incoraggiata a parlare, a non voltare la faccia dall’altra parte, altrimenti non ci resta che la retorica delle grandi commemorazioni».

Quindi lei è convintissimo dell’infiltrazione criminale a Ostia e dei problemi che questa infiltrazione possano comportare quando si intersecano con la politica.

«Le infiltrazioni mafiose sono “il problema”. Una piaga che ha inquinato le strutture amministrative, la società fino alla politica. Non si può stare nel mezzo e la politica ha il compito di sfidare i criminali e chiedere ai cittadini di fare insieme il percorso, senza preoccupazioni».

Con Mafia Capitale il Pd ha perso un po’ la sua aurea di partito al di sopra degli scandali, di fazione perbene e onesta a tutti i costi.

«Non sono in grado di valutare il ruolo del Pd in Mafia Capitale: di certo ne è uscito male ma non è un’associazione per delinquere come la vogliono dipingere. Carminati non era proprio un pericoloso comunista, suvvia, e probabilmente esponenti di destra che oggi ci puntano il dito contro, ci han fatto le manifestazioni insieme. È storia nota che da dicembre il Pd è commissariato ed io ho il compito di dare una mano. Non sono né il mago Silvan né Mandrake, ma è in corso una manutenzione straordinaria e continuo ad essere convinto che la maggior parte delle persone all’interno del partito siano sane. Vanno colpiti gli eccessi, e sarò io il primo a denunciarli qualora dovessi incontrarli: qualcuno in passato ha scambiato il Pd per un autobus sul quale salire senza biglietto e magari tirando un pugno al conducente prima di scendere. Non siamo sopra tutto e tutti e la magistratura farà il suo lavoro».

Insomma, a Pasqua si spera in una resurrezione pure per i democratici?

«Non abbiamo il cilicio, ma non siamo nemmeno in croce. E poi sono certo che la cura Orfini riporterà il partito agli  antichi splendori».

Niente rientro traumatico dalle feste, dunque. L’8 aprile la retata non si fa?

«Un’altra baggianata figlia della “annuncite” di Storace e Salvini. Fanno gli uccellini, ma lascino libera di lavorare la magistratura. Basta stronzate. Un procuratore come Pignatone non ha certo bisogno che gli ricordino i provvedimenti da prendere».

Storace ha detto: «Un po’ di pazienza e prima o poi il Pd romano si costituisce».

«Con quello che hanno combinato i suoi amici della Destra a Roma farebbe bene a stare in silenzio. Stiamo ancora facendo la conta dei danni dei cinque anni di guai commessi dalla sua parte politica. Noi stiamo lavorando, quelli dell’area di Storace li andrà a prendere direttamente la magistratura».

Non ha mai avuto un ripensamento, un momento di sconforto dovuto alla sua appartenenza al Partito Democratico?

«Mai, questa è casa mia anche nei momenti più difficili. All’indice c’è il partito romano, ma l’attenzione è ai territori in generale».

Torniamo a Ostia. Ha già fatto tremare i balneari. Il prossimo passo?

«Aprire i varchi e controllare che siano sempre realmente accessibili, in primo luogo. Per intervenire poi su  Castelporziano e gli abusivi, laddove si è già perso troppo tempo».

Ha parlato con i tecnici? Insomma, l’apertura della stagione balneare è alle porte.

«Io interloquisco con Sabella. È il tempo delle azioni e di assumersene la responsabilità politica: mi chiami un magistrato per dirmi che ho agito contro la legge! Ci vuole coraggio. Un conto è rubare, un altro è svolgere una funzione che ripristini una legalità assente da anni».

La giunta del X Municipio dimissionaria in blocco, allora, era consapevole o sorda a questi problemi?

«Se avessi avuto dubbi sul fatto che uno di loro potesse esser colluso avrei denunciato, ma cito volentieri un assessore di Ostia, Andrea Storri, che ha detto: “Forse siamo stati troppo chiusi dentro e non abbiamo sfidato il sistema”».