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Stefano Esposito: “Facciamo nomi e cognomi senza avere paura. Solo così ci salveremo”

Valeria Costantini intervista Stefano Esposito, Corriere della Sera – Roma, 28 marzo 2015

 

Stefano Esposito, classe ’69, è sbarcato a Ostia dalla provincia di Torino (Moncalieri) da poco più di un mese. Matteo Orfini, commissario del Pd di Roma, lo inviò con una battuta come supervisore del partito locale: «vai tu tanto la scorta ce l’hai già no?». Membro della Commissione parlamentare Antimafia, il senatore dem infatti è abituato ai climi incandescenti.

Senatore, appena arrivato a Ostia e la famiglia Spada le ha già dedicato insulti e minacce su Facebook.

Divertente no? (ride, nda). Ti dà l’idea precisa del meccanismo di arroganza che loro applicano a Ostia, l’idea che sono i padroni, spavaldi e volgari. Non sono minimamente preoccupato, è solo la conferma del fatto che appena denunci qui, questo è il risultato. Come capitato alla giornalista Federica Angeli.

Lei vive sotto scorta dal 2013 per le sue posizioni pro-Tav. Dopo il post le misure di sicurezza saranno rafforzate?

Mah, non credo ci sia bisogno, l’ho spiegato anche a Rosy Bindi che mi ha chiamato per informarsi. Ho ricevuto già qualche insulto, però fa capire cosa significhi fare politica qui, con personaggi come questi dietro l’angolo. Perciò hanno inviato chi era in grado di avere una visione esterna, con meno vincoli sul territorio.

È lei che ha chiesto le dimissioni ufficiali del presidente Tassone: nel X Municipio era impossibile governare onestamente? Non è stata una resa della politica?

Ero convinto di poter mantenere in vita la giunta Pd, ma ho capito che chiedevamo a Tassone qualcosa che non era più in grado di fare, era troppo provato, sotto pressione. Non è facile fare politica con il livello di aggressività dei Fasciani o degli Spada, soprattutto se si è stato lasciati soli. Ora abbiamo lanciato un allarme chiaro, serve più presenza dello Stato e il Pd sarà qui per ridare fiducia ai cittadini e lavorare al fianco della magistratura. Delegare ad Alfonso Sabella non è una resa: non è più un magistrato ma un politico. Però non è Superman, dobbiamo aiutarlo tutti a lavorare.

E come si “salva” il X Municipio? Del resto anche il Pd era qui, sul territorio, ma questo clima prima non era emerso.

Iniziamo con il fare nomi e cognomi, anche voi non abbiate paura. Fasciani o Spada sono stati innominabili per anni, ma ora siamo qui, con i rinforzi dovuti, e non gli daremo respiro. Altri continuano a tapparsi gli occhi, i nomi non li hanno mai fatti. Come il centrodestra, che negli ultimi giorni ci ha criticato, attendo con fiducia che piuttosto si schieri con noi in questa battaglia per la legalità. Anzi, li sfido. Che pubblichino il curriculum delle famiglie, come ho fatto io, che condividano il mio post su Facebook per dimostrare che non hanno nulla da nascondere».