villa giulia

Quer pasticciaccio brutto de li musei

di Gioia Farnocchia, responsabile Roma Creativa e sviluppo economia arancione Pd Roma

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Se ci fosse un titolo, per questa storia potrebbe essere “quer pasticciaccio brutto de li musei (quasi tutti romani).”

La ” riforma” di Bonisoli prevede un nuovo assetto organizzativo, caratterizzato da un forte accentramento, a cui mancano un obiettivo e una strategia lineari e comprensibili: si eliminano i Poli museali, (danneggiando specialmente i piccoli musei) e si creano generiche “Direzioni territoriali delle Reti museali” che comprendono spesso più Regioni, con un evidente rischio di paralisi amministrativa.

Si sopprimono poi tre musei autonomi, di cui due romani: il Parco dell’Appia Antica, il Museo di Villa Giulia, le Gallerie dell’Accademia di Firenze. Questo significa immolare alla burocrazia e a logiche francamente incomprensibili il patrimonio culturale nazionale e della nostra città, facendo un salto all’indietro di 40 anni.
È assurdo chiudere esperienze che iniziano a dare importanti risultati, compiendo scelte non trasparenti, di cui non si comprende la ratio.
Come si sono scelti i luoghi da declassare ? Secondo quali dati? Su che base si scelgono alcuni musei, e se ne lasciano autonomi altri?
Quali sono, in definitiva, i parametri e i criteri utilizzati nella scelta?

Il museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, punto di riferimento internazionale per la storia e l’archeologia preromana, grazie a un Direttore capace come Valentino Nizzo, ha concentrato la sua attenzione su importanti interventi di manutenzione straordinaria e recupero alla fruizione di spazi importanti (cosa non marginale) e inizia a raggiungere traguardi strutturali, svolgendo al contempo una straordinaria attività di valorizzazione, comunicazione e rapporto con il territorio che rappresenta. È stato il primo museo statale a inserire nella missione un riferimento esplicito alla Convenzione di Faro, perseguendola attivamente e praticamente anche attraverso il coinvolgimento dei cittadini, delle associazioni e delle realtà culturali di un territorio che si estende ben oltre i confini geografici del Lazio.
Alcuni dati significativi: nel 2018 c’è stato un aumento complessivo dei visitatori del 14,3% rispetto al 2017, e sono stato raggiunti risultati di pubblico che non venivano conseguiti dal lontano 2006 (con 82500 visitatori annui).
Nel caso del Parco dell’Appia si sfiora il ridicolo, con un direttore appena nominato che apprende dai giornali che il suo parco è stato declassato e annulla di corsa la conferenza stampa in cui avrebbe illustrato il suo programma.

Di questa lista nella bozza iniziale faceva parte anche il Miramare di Trieste, recuperato dopo le proteste della Lega.

Perché la Sindaca Virginia Raggi e Bergamo tacciono, mentre il patrimonio culturale della città viene declassato?
Noi non permetteremo che il patrimonio culturale, materiale e immateriale romano venga danneggiato da tuffi nel passato che rischiano di affogarlo.