Matteo Orfini, durante la conferenza stampa nella sede del Partito Democratico sui risultati delle elezioni regionali. Roma 01 giugno 2015. ANSA/ANGELO CARCONI

Matteo Orfini: “Il Pd risolverà i problemi di Roma.
Il Giubileo come l’Expo per Milano”

Tommaso Ciriaco, la Repubblica, 9 ottobre 2015

 
 
Alle ore ventidue risponde Matteo Orfini. Nel giorno peggiore del Pd romano.

Marino è un capitolo chiuso?

«Sì. Lo dice chi più di tutti ha cercato di rilanciare l’azione dell’amministrazione».

Si è preso venti giorni per decidere.

«Anche alla luce di quanto emerso in questi giorni, il capitolo è chiuso. Avevamo il dovere di voltare pagina».

Quindi se ci ripensa lo sfiducerete?

«Oggi ho riunito assessori e consiglieri, già lavoriamo al futuro. Neanche prendo in considerazione altre ipotesi. Tra venti giorni ci sarà il commissario. Il suo è solo un mero riferimento normativo».

Lei l’ha difeso. La considera la più grossa sciocchezza o la più grossa sconfitta della sua vita politica?

«Nessuna delle due. Prima di interrompere un’esperienza votata dagli elettori, si doveva tentare di tutto. Ma di fronte agli errori commessi – emersi anche in queste ore – non si poteva più andare avanti».

Gli scontrini. Deluso umanamente?

«Vale il giudizio politico, quello umano resta nell’ambito dei rapporti personali».

Ma cos’è per lei Marino: un pasticcione, un bugiardo per gli scontrini, una vittima del sistema?

«Sugli scontrini le valutazioni le farà la magistratura. Credo che il suo errore è tutto in quello slogan elettorale: “Non è politica, è Roma”. Questo è mancato, un progetto di città. È mancata la politica».

Intanto del Pd restano macerie.

«Dice? È sbagliato. Il Pd ha fatto il possibile, ora risolverà rapidamente i problemi della città. In tempo per il Giubileo. Roma si trova nella stessa situazione di Milano prima dell’Expo: replicheremo quel miracolo. Di questo si parlerà tra sei mesi».

Ottimista. Alle elezioni non rischiate?

«A chi sosteneva che il Pd teme le elezioni dico: siamo qui e vi aspettiamo. Non abbiamo timori. Cambieremo i sondaggi. E il giorno dopo il voto la destra e i grillini commenteranno la loro sconfitta».

Quindi nessuna autocritica da parte sua e del Pd? Suona un po’ surreale.

«Perché? Dovevamo tentare. Abbiamo tentato. Renzi lo chiese a noi e a Marino».

La testa del sindaco l’ha chiesta Renzi?

«Nessuno ha voluto la sua testa. È finita perché si è rotto il rapporto con la città».

Nelle ultime ore ha litigato con il premier a causa di Marino, lo ammetta.

«Assolutamente no. Sono commissario su suo mandato. Abbiamo condiviso a pieno ogni passaggio. Potrà testimoniarlo».

Lei ha avvisato Marino. L’ha presa male?

«È stato difficile per tutti. Ma la scelta era politica. E come tale è stata vissuta».

Mica tanto, Orfini. Il sindaco si è barricato per ore nel suo studio.

«Alla fine si è dimesso».

Qualcuno dice: il Pd ha scaricato il nemico dei poteri forti. Cosa replica?

«Che verso certo poteri forti il Pd si è sempre battuto e continuerà a farlo».

E ora i nomi dei candidati: si parla di Giachetti e Gentiloni. Sarà uno di loro?

«Tutto dobbiamo fare adesso, ma non la rosa dei nomi. Pensiamo al Giubileo».

Almeno il profilo: donna, giovane, società civile?

«Non siamo a “Indovina chi”».

Potrebbe candidarsi lei.

«Chi come me svolge un ruolo tanto delicato come quello di commissario, con ampi poteri, non può farlo. È l’abc della politica. L’ipotesi non esiste e mai esisterà».

Ora può dirlo: Marino è stato un errore.

«È stata una scelta dei cittadini, da rispettare. Lui ha fatto scelte coraggiose, ma se è finita così qualcosa ovviamente non avrà funzionato».

Le primarie? Tanto da ridiscuterle?

«A volte corregge errori dei dirigenti, a volte no. Si valuterà, caso per caso».