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Il nostro omaggio ai martiri delle Fosse Ardeatine

Il 24 marzo abbiamo reso omaggio alle vittime dell’eccidio delle Fosse Ardeatine. Lo abbiamo fatto deponendo una corona di fiori e leggendo il testo di un’intervista rilasciata dall’ex capitano delle SS Erich Priebke condannato all’ergastolo per questa strage. Abbiamo scelto le parole del boia delle Fosse Ardeatine per ricordare cosa non dobbiamo mai dimenticare: l’orrore di ciò che fu e di ogni forma e tentativo di negazionismo su ciò che fu. Ecco perché, anche qui, vogliamo riportarle, per costringerci a riflettere, per non dimenticare.

“A Norimberga sono state inventate una infinità di accuse. Per quanto riguarda quella che nei campi di concentramento vi fossero camere a gas, ancora aspettiamo le prove. Nei campi di concentramento le camere a gas non sono mai state trovate, salvo quella costruita a guerra finita dagli americani a Dachau. L’ultima volta sono stato a Mauthausen nel maggio 1944. Qui c’erano immense cucine in funzione per gli internati e all’interno anche un bordello per le loro esigenze. Purtroppo tanta gente è morta nei campi ma non per volontà assassina ma solo per le condizioni di vita dure. L’Olocausto non è nient’altro che una manipolazione delle coscienze, visto che le nuove generazioni, saranno sottoposte al lavaggio del cervello.
L’attentato di via Rasella, fu fatto sapendo che dopo l’attentato sarebbe arrivata la rappresaglia perché c’era un avviso sui muri che lo comunicava: a qualunque attentato contro la polizia tedesca, c’era scritto, sarebbe seguita appunto una operazione di rappresaglia. I Gap, perciò, lo fecero di proposito, perché pensavano che una rappresaglia nostra potesse provocare una reazione della popolazione, ciò che non è avvenuto.
Per noi era terribile fare una cosa così. Naturalmente non era possibile rifiutarsi. Era un ordine di Hitler che dovevamo eseguire. ‘Chi non lo vuol fare’, disse, ‘sarà messo con le altre vittime e fucilato’.
Sì, alle Fosse Ardeatine ho ucciso. Ho sparato, era un ordine. Una, due tre volte. Insomma, non ricordo, che importanza ha? Ero un ufficiale, mica un contabile. Non c’interessava nemmeno tanto la vendetta, a Via Rasella i militari morti erano del Tirolo, più italiani che tedeschi. Ma Kappler fu inflessibile, costrinse anche il cuciniere a sparare. Fucilammo cinque uomini in più. Uno sbaglio, ma tanto erano tutti terroristi, non era un gran danno.
Non rinnego il mio passato, ho scelto di essere me stesso. La fedeltà al proprio passato è qualche cosa che ha a che fare con le nostre convinzioni”.

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