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Nicola Zingaretti: “Nessun patto corruttivo con la Regione”

Alessandro Capponi, Corriere della Sera, 5 giugno 2015

«Ciò che sta emergendo è inquietante, l’inchiesta offre un quadro devastante di ciò che si muove o si è mosso in città».

Veramente, a leggere le carte, anche in Regione.

«Non voglio minimizzare ma noi abbiamo bandito gare per 3 miliardi e 900 milioni e a quei “signori” non è arrivato neanche un centesimo, non hanno proprio toccato palla».

Il presidente del Lazio, Nicola Zingaretti, è nel suo ufficio: camicia chiara e pantaloni scuri, niente cravatta. Non sorride mai, risponde di getto e non chiede, come pure capita ai politici in giornate difficili, di evitare argomenti. Lo slogan che ha usato per conquistare la Regione – dopo Marrazzo e la storia dei trans, dopo Polverini e Batman Fiorito – è stato «il Lazio cambia». E non a caso nel corso dell’ora e dieci dell’intervista, Zingaretti non fa che citare le «cose fatte, e prima dell’inchiesta: abbiamo fatto ruotare i dirigenti, istituito una centrale unica degli acquisti, avviato la collaborazione con Raffaele Cantone per le gare, digitalizzato i procedimenti amministrativi. Si può fare di più? Sì, certo: ma qui dentro non abbiamo giocato a briscola, abbiamo messo gli anticorpi contro certe pratiche. E hanno funzionato. Perché senza la nostra tensione per la legalità, senza il nostro impegno quotidiano, oggi, non so cosa sarebbe successo». Parla ora a voce alta, ora sussurrando: ma si capisce che è una furia, dentro.

Presidente, scusi: lei dice che Buzzi e soci non hanno toccato palla.

«Perché è così. Non ci sono assessori o membri della maggioranza indagati».

Nel registro c’è il capo di gabinetto, Maurizio Venafro.

«Sì, per un tentativo di turbativa che in ogni caso non ha dato frutti. E infatti questa è una certezza: a Buzzi e soci da noi non è arrivato neanche un centesimo. Venafro ha chiarito molto bene: ha interloquito con il capo dell’opposizione, Luca Gramazio (arrestato ieri, ndr) solo ed esclusivamente su un terreno politico. Ed era nelle sue funzioni l’interlocuzione con il centrodestra. Personalmente, nel rispetto del lavoro dei magistrati, sono convinto che sarà fatta chiarezza».

Nell’inchiesta si parla di un «patto corruttivo».

«Non con noi, può esserci stata interlocuzione politica ma escludo patti corruttivi».

Ci sono anche dirigenti indagati. Guido Magrini, ad esempio.

«Veramente, proprio grazie alla rotazione, è stato messo a capo di un ufficio studi. Prima di noi era a capo del dipartimento Politiche sociali…».

Ci sono anche Elisabetta Longo e Giovanna Agostinelli.

«Sembra siano indagate per delle dichiarazioni, e credo che abbiano chiarito. Io so che la centrale acquisti della Regione è stata un argine fondamentale contro i rischi di corruzione. E voglio ringraziare la procura perché con Giuseppe Pignatone sta facendo un lavoro importante per fare chiarezza e rafforzare la legalità nella pubblica amministrazione».

Lei dice che il quadro che emerge è «inquietante». Quello del Pd a Roma com’è?

«Bisogna continuare a rinnovare. E per me è necessario rifondare l’idea stessa del perché si fa politica: non per se stessi, ma per gli altri. A me colpisce l’interesse quasi privatistico dimostrato da alcuni: credo sia quello il collante di un certo trasversalismo che emerge. E comunque se qualcuno ha sbagliato deve pagare».

Forse la selezione della classe dirigente poteva essere fatta meglio, anche dal Pd.

«Sì, ma negli ultimi mesi nel Pd è stato fatto molto, si è avviato un cambiamento importante».

Cambiamento era la parola d’ordine anche nel Lazio.

«Così è stato e così sarà, infatti. Ripeto: non è un caso se di quasi quattro miliardi a Buzzi e soci non sia arrivato niente. I giornali dicono che avevano tentato di scalare anche la sanità? Bene, perché evidentemente non ci sono riusciti. Mi rende fiero sapere che tutto l’impegno che abbiamo messo in questa azione rinnovatrice abbia prodotto risultati in termini di legalità e trasparenza. Non per questo penso che si possa essere tranquilli o fare finta di niente, bisogna reagire dal punto di vista politico proseguendo sulla strada intrapresa, con etica e morale, facendo scelte nette come abbiamo sempre fatto».

Parliamo di Roma e del sindaco Ignazio Marino.

«C’è una sola cosa che emerge chiaramente: tutti questi “signori” si muovevano contro di lui, nella speranza che cadesse, e non si può non prenderne atto».