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Michela Di Biase: “La doppia morale del M5s”

S. Canettieri, Il Messaggero – Cronaca di Roma, 22 dicembre 2016

 
 

Michela Di Biase, capogruppo del Pd, la sindaca Raggi deve dimettersi?

«Attenzione. Non sarà il Pd a chiedere le sue dimissioni se dovesse arrivarle un avviso di garanzia, non abbiamo la doppia morale del M5S. Qui il problema è politico».

Quindi la grillina deve andare avanti nonostante tutto?

«No, adesso il problema è il bilancio: prima, però, se fossi in lei farei un’attenta valutazione su questo assessorato, non credo che Andrea Mazzillo abbia le competenze giuste, visto quello è successo. Noi abbiamo fortissimi dubbi, certificati anche dall’Oref. È l’ennesima dimostrazione di come Raggi si circondi di figure inadatte al ruolo. Come Pd, qualora il M5S presentasse il bilancio, non faremo ostruzionismo, ne va della vita della città. Finora intanto abbiamo perso due mesi a discutere del nulla, tanto che è tutto da rifare».

Dopo l’eventuale approvazione del Bilancio il Pd andrà all’attacco chiedendo il tutti a casa?

«Una volta approvato il bilancio tireremo le somme di questa esperienza. Ma bisogna fare chiarezza: non può essere il Pd a staccare la spina perché non abbiamo i numeri in Aula. Il M5S ha una maggioranza granitica e imponente semmai dovrebbe partire da quei consiglieri una riflessione. I problemi adesso sono i conti e una serie ripetuta di errori».

Quali?

«Appena si insediò Raggi disse che aveva trovato i conti in ordine, quindi non può prendersela con nessuno. Poi ha ingaggiato una battaglia con l’allora ragioniere capo del Comune che aveva lanciato allarmi rimasti inascoltati».

Il vero problema dei conti qual è?

«Bisogna iniziare ad affrontare il nodo delle partecipate del Campidoglio, dalla relazione dell’Oref invece emerge che non hanno nemmeno un’idea di come affrontare il problema».

Può bastare adesso la due diligence annunciata dalla Raggi dopo l’arresto di Marra?

«No, non devono partire scatoloni per Milano, per la sede della Casaleggio. La richiesta che facciamo noi è un’altra: deve essere l’Anac con il presidente Cantone a intervenire. Ed è paradossale che la convenzione con l’Anticorruzione sia scaduta da mesi e non sia mai stata rinnovata».