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Metro C, Sabella: “Direttore dei lavori e perizie, così il Consorzio controllava tutto”

Paolo Boccacci, la Repubblica – Cronaca di Roma, 25 marzo 2015

Assessore Sabella, la Procura indaga su Metro C, un’indagine che riguarda anche l’assessore ai Trasporti Improta. Che cosa farà su questo fronte?

Se la notizia è vera – risponde il responsabile della Legalità – chi l’ha pubblicata ha violato il segreto istruttorio e pertanto dovrebbe risponderne penalmente. Sulla Metro C provvederò a verificare come si sia proceduto. In particolare vorrei approfondire il ruolo del general contractor.

Si riferisce al Consorzio Metro C?

Sì, è una figura introdotta dalle legge che presenta alcune criticità.

Quali?

La prima è quella dell’individuazione del direttore dei lavori.

Perché?

“Perché lo sceglie la stessa impresa e dunque può non essere imparziale. A questo si aggiunga che, se ci si affida al contraente generale, quest’ultimo dovrebbe essere incompatibile con la perizia di variante.

Per la metro C ce ne sono state infinite, circa 47.

Sono gli elementi che verificherò e su cui già l’assessore Improta ha messo attenzione. Purtroppo è un’anomalia consentita dalla legge.

A Roma si contano ottantotto famiglie delle cosche che qui riciclano i soldi della mafia.

A Roma non si limitano più a riciclare, ma hanno anche assunto il controllo di pezzi del territorio.

Ad Ostia la situazione da questo punto di vista è esplosiva, si è addirittura dovuto dimettere il presidente dem del Municipio. Le dimissioni saranno accettate?

Non è prevista l’accettazione.

Lei si occuperà di Ostia?

Ho una delega conferitami dal sindaco per Ostia per ‘il coordinamento e il controllo al funzionamento dei servizi e degli uffici del Municipio X in materia di litorale’.

Che situazione troverà?

È un territorio su cui le mafie, anche quelle tradizionali, hanno messo gli occhi da tempo. Già quando ero alla procura di Palermo ho indagato su cosche di Ostia per la ricerca di alcuni latitanti come Melo Zanca e Pasquale Cuntrera, notissimo trafficante di droga, entrambi arrestati.

Anche Mafia Capitale controllava pezzi di territorio?

È una mafia che si è atteggiata, come ha detto il procuratore Pignatone, in una maniera diversa da quelle tradizionali, puntando agli affari con la corruzione, infiltrando propri uomini nelle istituzioni, condizionando la giunta Alemanno e tentando di fare la stessa cosa con la giunta Marino, senza riuscirvi.

Ma funziona l’arma del controllo degli appalti per far sì che siano puliti o rimangono zone d’ombra?

È chiaro che, vista l’enorme consistenza dell’attività di Roma Capitale, rimarranno comunque zone inesplorate. Il mio compito è che queste siano ridotte al minimo e, soprattutto, che vengano date regole e criteri che permettano il giusto avvio delle procedure e la verifica della corretta esecuzione.