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Matteo Orfini: “Senza legalità e sicurezza non c’è integrazione”

Alberto Gentili intervista Matteo Orfini, Il Messaggero, 30 maggio 2015

 

Presidente Orfini, dopo l’incidente di Primavalle dove un rom ha ucciso una donna e ferite altre otto, monta la protesta. Sono anni che si parla di emergenza nomadi, ma le soluzioni latitano.

«Il Pd questa emergenza ha già cominciato ad affrontarla. A Roma stiamo ripristinando la legalità nei campi che sono stati inaugurati da Alemanno, grazie alle politiche della Lega di Maroni e di Salvini. L’ex sindaco ha voluto gestire attraverso l’emergenza il fenomeno nomadi e le agghiancianti cronache giudiziarie hanno svelato le conseguenze: la gestione emergenziale rendeva più semplice alla criminalità infiltrarsi».

Lasciamo stare il passato, come state ripristinando la legalità?

«In questi mesi è stato svolto il censimento dei beni nei campi, censimento che ha chiarito come ci fossero persone con conti bancari milionari e con macchine di lusso. E queste persone sono state cacciate. Inoltre si sta procedendo al ripristino della legalità interna e alla chiusura dei campi che vanno chiusi. Il che evidentemente non è sufficiente, però è un’inversione di tendenza rispetto alle politiche sciagurate della giunta Alemanno».

L’Unione europea dice che i campi vanno chiusi.

«E infatti chi vuole l’integrazione, vuole il superamento dei campi nei quali hanno finito per proliferare l’illegalità e la povertà. Quei campi, come ha detto monsignor Feroci della Caritas, sono scuole di malaffare soprattutto per i minori. Bisogna spingere per l’integrazione, il che significa agire anche sulla formazione: tutti i bambini devono andare a scuola, vanno seguiti. Ma prima di tutto viene la legalità».

Dopo l’incidente di Primavalle è andato in scena uno schema antico: il Pd balbetta e accusa Salvini di strumentalizzazione. Ma l’opinione pubblica sembra pensarla come il leghista.

«Non credo che abbiamo balbettato. Il Pd ha detto che il ripristino della legalità non si può fermare di fronte alle porte dei campi, che chi viene in Italia deve rispettarne le leggi e deve accettare un percorso di integrazione fatto di doveri e non solo di alcuni diritti. E abbiamo spiegato che per garantire l’integrazione c’è bisogno di maggiore sicurezza. È vero, abbiamo anche reagito contro le strumentalizzazioni di Salvini: questo perché lui e la Lega sono responsabili della situazione attuale. E sono responsabili non solo per le scelte politiche degli anni passati, ma perché quelli che oggi gridano invocando più sicurezza, sono gli stessi che hanno tagliato i fondi alle forze dell’ordine. Fondi che il Pd sta ripristinando. Ma ripeto: su tutto deve essere affermato il principio che le leggi e le regole che valgono per i cittadini italiani, devono valere anche per i rom».

Insomma, non lasciate a Salvini la bandiera della legalità?

«Noi abbiamo già cambiato da tempo approccio verso i rom e Salvini brandisce quella bandiera dopo che il suo partito per anni ha perseguito politiche disastrose. Siamo noi che abbiamo mandato i controlli nei campi rom, noi che abbiamo fatto il censimento patrimoniale, noi che ne stiamo sgombrando alcuni. Noi che stiamo intervenendo con durezza e ripristiniamo i fondi alle forze dell’ordine. Perciò non accettiamo lezioni da chi ha creato il disastro».

Però nell’immaginario collettivo Salvini è il duro e voi del Pd dei pappamolle, tant’è che Celentano si è schierato con il leghista.

«Celentano purtroppo ignora completamente l’argomento, non sa di cosa parla e prima di fare certe affermazioni dovrebbe studiare com’è buona norma. Parlano i dati e la storia di questi anni. Fatti, non interpretazioni: la Lega ha gestito, male, questo fenomeno. Alemanno ha inaugurato i campi, senza controllare come venivano utilizzate le risorse: l’inchiesta su mafia Capitale lo dimostra. E c’è oggi una sinistra che non arretra di un millimetro, ripristina la legalità, chiude i campi quando vanno chiusi e crede nell’integrazione. Ma per l’integrazione, ripeto, sono essenziali la legalità e la sicurezza».

A sinistra esiste ancora un confine tra buonismo e difesa della legalità e della sicurezza?

«Non credo. Chi vuole l’integrazione vuole anche vivere sicuro. La donna che è stata uccisa e che Roma piange, è una donna immigrata. Una filippina che era integrata, lavorava nel nostro Paese e rispettava le leggi. Ciò dimostra che l’integrazione è la norma, è possibile».