Roma, Orfini

Matteo Orfini: “Roma torni ad essere l’orgoglio di tutta l’Italia”

Marco Galluzzo intervista Matteo Orfini, Corriere della Sera, 21 giugno 2015

 

Matteo Orfini, lei è presidente del partito e commissario del Pd a Roma, ci può dire una parola definitiva su Marino: resta o non ha più la vostra fiducia?

«Guardi, noi tutti insieme abbiamo deciso di darci un punto di svolta dopo la relazione del prefetto, lì si dirà se il Comune va sciolto o meno, e a quel punto discuteremo di come costruire una svolta e di come produrre un salto di qualità».

Quindi se la relazione prefettizia sarà in qualche modo clemente ci sono le condizioni per un rilancio della Giunta?

«Marino ha detto di avere fiducia nella sua squadra, forse ci sarà bisogno di rafforzarla, ma sono discorsi prematuri, anche per senso di rispetto istituzionale nei confronti della Prefettura. Di sicuro nella giunta che Marino guida ci sono tanti elementi validi, ne voglio citare uno fra tutti, l’assessore Alfonso Sabella, che è il più esposto di tutti e che finora ha dato un impulso notevole, a partire dalla costruzione di un sistema di regolamentazione degli appalti che garantisce un livello di legalità e trasparenza che poche altre città possono rivendicare».

Marino ha la visione e la forza per rilanciare la città?

«In questi anni c’è stato un sistema criminale che ha aggredito Roma e che ha avuto la forza di attecchire anche in pezzi della politica e che ha cercato di frenare l’azione di cambiamento della giunta Marino. Nel momento in cui questa battaglia sarà vinta occorrerà ripartire con più slancio, alcune delle difficoltà sono anche frutto di questa battaglia: se ripristini meccanismi di trasparenza e legalità un rallentamento iniziale della macchina amministrativa ci può stare».

Lei, Renzi e Marino: il sindaco attaccato dal premier e difeso da lei. Marino ha la fiducia del premier?

«Ci sono state delle incomprensioni ma sono state chiarite, sono acqua passata. Renzi pensa che non basti solo la battaglia di legalità, e su questo siamo tutti d’accordo».

Roma è la Capitale del Paese e non è all’altezza di altre Capitali europee.

«Io e Renzi ci siamo sentiti continuamente e c’è assolutamente la convinzione del fatto che questa città debba cambiare in modo radicale, diventando l’orgoglio del Paese. Occorre fare di più, mentre la Procura ci aiuta a fare pulizia, noi dobbiamo rendere più vivibile e moderna la città».

Come?

«Da un lato la modernizzazione della macchina amministrativa è strategica, e questo si fa con un’azione a più livelli: attraverso la riforma della Pa che il governo sta elaborando, con il ripensamento della giungla della municipalizzate e con le riforme che lo stesso Marino sta portando avanti. Poi c’è sicuramente un tema di ristrutturazione delle infrastrutture, abbiamo una rete sottoutilizzata, stiamo lavorando ad un accordo fra Regione e Ferrovie dello Stato e senza grandissime opere possiamo dare tante nuove stazioni che servono ai cittadini».

Caso Improta, si dimetterà?

«Improta non si è dimesso e credo non si dimetterà, ci sarà certamente un momento di riflessione quando verrà presentata la relazione del prefetto, poi eventualmente si discuterà della modalità di un rilancio, ma il sindaco Marino ieri ha chiarito di essere soddisfatto della sua giunta».

Prevede che non si dimetterà ma non è sicuro, non crede restino troppe incognite?

«Mi limito ai fatti. L’amministrazione Marino ha chiuso con un anno di anticipo il piano di rientro sul debito concordato con il governo, siamo quelli che stanno risanando i guai prodotti da altri. Roma non chiede soldi in più e potrebbe farlo, credo che le incognite con il passare del tempo passeranno in secondo piano».

La candidatura alle Olimpiadi va in Consiglio comunale e martedì arriva la candidatura di Parigi.

«Sia sulla Ryder Cup di golf, uno dei primi sei o sette eventi sportivi del mondo, che sulle Olimpiadi, grandi eventi anche in termini di investimenti, credo che occorrerà un impegno congiunto fra Comune e governo».

I circoli del Pd inquinati, li chiudete? Cosa pensa del rapporto Barca?

«Il rapporto è un’indicazione utilissima, al netto di qualche errore di valutazione quei circoli o verranno chiusi o verranno commissariati. Qualcuno si è sentito accusato ingiustamente, vedremo, poi procederò con i provvedimenti. Ma il Pd ha al suo interno le risorse per ripartire, dobbiamo anche ripensare il modello organizzativo di partito a livello locale, il circolo non può essere solo un comitato elettorale di quartiere, viceversa diventa uno strumento di costruzione di un percorso di carriera istituzionale. Abitudini e comportamenti che hanno distrutto il Pd di Roma devono sparire per sempre. E così sarà».