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Matteo Orfini: “Non ci saranno bandiere.
È la risposta civile contro un nemico comune”

Paolo Fallai, Corriere della Sera – ed. Roma, 3 settembre 2015

«Roma non è una città mafiosa, ma una città dove la mafia c’è». È espressa in queste parole la posizione di partenza di Matteo Orfini. Quando ha proposto la manifestazione, subito dopo l’esplosione del caso sul funerale show dei Casamonica, il 3 settembre sembrava una data lontanissima e l’idea stessa provocava più di una perplessità. Ma nell’ultima settimana, sulla scrivania del presidente del Pd e commissario del partito a Roma, le adesioni si sono moltiplicate. Se l’aspettava? «Ci speravo. Le immagini del funerale dei Casamonica sono state una ferita a tutta la città. Serviva fare qualcosa, anche di fronte agli occhi dei tanti che in questi mesi hanno sottovalutato la situazione che stavamo vivendo».

A chi si riferisce?

«A tutti quelli che definivano uno sproposito l’uso della parola “mafia” per indicare l’inchiesta sul malaffare. Noi abbiamo preso molto sul serio e da subito le indagini di Pignatone».

Anche quando hanno riguardato il Pd?

«La nostra sensibilità su questi temi è altissima. E qualche volta siamo intervenuti perfino prima della magistratura. Basti pensare al caso Ostia, con l’intervento sul partito e le dimissioni chieste al Presidente. Lo scioglimento per mafia dimostra che avevamo visto giusto».

Come si svolgerà la manifestazione a Don Bosco?

«Abbiamo condiviso l’organizzazione con tutti quelli che hanno aderito. Non ci saranno bandiere di partito: l’obiettivo è prendere consapevolezza della gravità della situazione e l’esigenza di rispondere insieme a un nemico comune, la mafia».

Ma l’opposizione non vi ha seguito, fatta eccezione per Alfio Marchini, che però difficilmente sarà presente.

«Mi dispiace, ma io ancora spero in un ripensamento. Qui non si tratta di mettere in discussione le rispettive posizioni. Non si tratta di appoggiare o criticare la giunta comunale, ognuno continuerà a difendere le proprie idee. Si tratta di una battaglia per la città».

Le forze sociali come hanno risposto?

«Siamo contenti dall’attenzione a questi temi, dimostrata da sempre, dal mondo cattolico, le forze sindacali, quelle dell’impresa. Sappiamo che il lavoro decisivo della Procura e delle Forze dell’ordine, da solo non basta. È una battaglia culturale quella contro le mafie e i soggetti economici e sociali fanno la loro parte».

La manifestazione sarà anche la prima uscita ufficiale del sindaco Ignazio Marino, dopo le ferie molto discusse.

«E una scelta apprezzabile che abbia voluto esserci».

Questa è una risposta molto diplomatica.

«Ma è la verità. D’altronde il Campidoglio non è stato fermo in questo periodo. Il vicesindaco Marco Causi ha svolto un lavoro eccellente di raccordo col governo per vincere la sfida del Giubileo e per trasformarlo in una opportunità per la città. Siamo un po’ smemorati in questo paese».

A che proposito?

«Anche l’Expo di Milano, alla vigilia dell’inaugurazione era in pieno marasma e circondato da dubbi. Ora vediamo l’entità del successo».

Le nuove competenze del prefetto Gabrielli hanno cambiato gli equilibri e lui non fa mancare la sua opinione.

«È del tutto naturale che ci sia una sovraesposizione mediatica sul prefetto Gabrielli in questi giorni. Ma chiusa questa fase sarà necessario chiudersi tuti in un silenzio operoso. Con lui abbiamo sempre collaborato ed è una garanzia per la solidità dell’azione amministrativa».

Quindi va tutto bene.

«Non dico questo. Ma posso affermare che la fase due della giunta Marino è partita con grande impegno e con le idee molto chiare. Ora l’obiettivo è mettere la città in condizione di funzionare al meglio. Poi un problema esiste…»

Sul Giubileo?

«Sì, ed è la percezione di questo appuntamento per Roma. Non possiamo ridurlo solo a una questione di appalti. Sui quali, peraltro collaboriamo da sempre con l’Autorità di Cantone e continueremo a farlo con determinazione. I messaggi che Papa Francesco lancia quotidianamente non sono un tema che riguarda solo i credenti, ci toccano tutti. La città dovrebbe riflettere su questo, manca un’iniziativa, un momento di discussione aperta. Roma è una città dell’accoglienza, possibile che nessuna istituzione culturale si stia organizzando per cogliere questa opportunità?».

La considera anche una mancanza politica?

«In parte sì, ma certo non è un problema organizzativo. Piuttosto perché non cogliere il momento per una rigenerazione etica della città. Le vicende dei migranti e soprattutto dei rifugiati sono terribili. Molti di loro fuggono dall’Isis che distrugge, uccide, stupra. Noi tutti siamo pronti a condannare l’Isis, ma a questi che fuggono l’Europa fa trovare dei muri. Roma, la sua storia, la sua politica, non hanno niente da dire su questo?».

Quando si voterà a Roma?

«Nel 2018. Siamo stati scelti dagli elettori e dobbiamo rispondere a questa responsabilità. I conti si fanno alla fine».