700_dettaglio2_Matteo-Orfini-Pd-imagoeconomica

Matteo Orfini: «Marino e Zingaretti sono la soluzione alle bande nel partito»

Simone Canettieri, Il Messaggero, 10 giugno 2015

Presidente Orfini, il sindaco Marino ha detto in direzione che il Pd romano lo ha ostacolato in questi due anni. Vista dall’alto la vicenda Mafia Capitale è la pietra tombale sul famigerato Modello Roma? È la sconfitta di una generazione?

«Io la penso diversamente. C’è stato un pezzo di Pd che sì, è vero, ha ostacolato Marino e ora emerge che queste battaglie erano forse condotte anche per motivi poco nobili. Questa è una delle ragioni per cui sono il commissario del partito romano: c’era una guerra tra bande. Tutta questa vicenda non nasce ai tempi del Modello Roma, ma con Alemanno. Carminati è un ex fascista che si lega a pezzi della sinistra tramite Buzzi. Credo che dobbiamo difendere gli anni delle giunte di Rutelli e Veltroni che hanno governato Roma dopo Tangentopoli».

Intanto, si è dimesso anche il capogruppo del Pd in Regione ufficialmente per una questione di opportunità politica. L’inchiesta è composta da decine di migliaia di atti. Se vale il metro dell’opportunità politica per il Pd sarà difficile andare avanti in Comune e in Regione.

«Vincenzi si dichiara estraneo a tutto. Ma al di là di questo emerge la tesi che stiamo dicendo in queste ore: la Regione stanziava delle risorse destinate a comuni e municipi che presentavano dei progetti. Buzzi faceva il giro e chiedeva in cambio gli appalti. Ma la Regione decise che le risorse venissero assegnate con un algoritmo matematico e non con criteri discrezionali. Questo ha stroncato il ragionamento corruttivo di Buzzi. Per il resto valuteremo caso per caso. Dove ci sono dubbi interveniamo con la massima durezza, dove ci sono indagati si procede con la sospensione dal Pd».

A Ostia lei e il sindaco Marino avete tentato di rimettere in sella il presidente del municipio Tassone, che poi è stato arrestato. Non c’è stata un’imprudenza?

«Non è così. Lo abbiamo prima fatto dimettere e nei venti giorni di tempo entro i quali poteva ripensarci lo abbiamo sfidato a fare un giunta della legalità, vista la sua reazione evasiva gli abbiamo imposto le dimissioni definitive».

La preoccupano i sondaggi che danno il Pd al 20 per cento a Roma? È questo il motivo per cui non si ritorna alle urne?

«Questi sondaggi non mi risultano, nel 2018 ritorneremo al voto per chiedere la fiducia dei cittadini».

Il M5S è sicuro di conquistare il Campidoglio.

«Dopo aver sfilato con i neofascisti sotto al Comune ora dice di essere pronto a governare. Bene, questa volta ha tre anni di tempo per prepararsi e trovare un candidato all’altezza. I grillini sono bravissimi a vincere i sondaggi ma sono sempre a zero tituli».

Quanto è preoccupato Renzi dal caso Roma?

«Tanto, come tutti noi. Quando esponenti del nostro partito sono implicati in queste vicende si prova una grandissima rabbia. Ma Renzi è sicuro che Marino e Zingaretti siano la soluzione del problema e non il problema».

Questa inchiesta per il Pd romano ha l’effetto detonatore che ebbe Tangentopoli per il Psi?

«A chi dice queste cose ricordo che c’è un ex sindaco accusato di associazione mafiosa. Eviterei distorsioni della realtà. Noi abbiamo avuto un partito che per effetto delle guerre intestine è diventato permeabile agli interessi criminali, ma le apicalità istituzionali combattono il malaffare. Nessuno nel centrodestra può fischiettare».

La Lega chiede lo scioglimento per mafia del Comune.

«Ricordo che oggi si è aperto, un altro fronte d’inchiesta sui lavori di ristrutturazione dell’Aula Giulio Cesare. A quei tempi il presidente dell’assemblea era l’attuale rappresentante di Salvini a Roma: come mai nessuno se n’è accorto?».

Le carte tirano in ballo anche il segretario regionale del Pd Fabio Melilli che chiede un colloquio di lavoro per la figlia a Odevaine. Per opportunità politica si deve dimettere anche Melilli?

«No, Melilli non si è mai occupato del settore di Odevaine, che nemmeno conosceva. Quel colloquio che non ha prodotto alcun esito per Melilli».

Mafia Capitale non rischia di essere un alibi per Marino? Ci sono criticità sotto gli occhi di tutti i romani, al di là del mondo di mezzo.

«Ignazio si è trovato a bonificare un terreno infestato. Ha già fatto molte cose, ora andrà molto più spedito».