Matteo Orfini, durante la conferenza stampa nella sede del Partito Democratico sui risultati delle elezioni regionali. Roma 01 giugno 2015. ANSA/ANGELO CARCONI

Matteo Orfini: “L’inizio della sindaca? Un riciclo di pezzi di destra e Roma nel caos”

Rossella Ripert, l’Unità, 3 settembre 2016

 
 

Il disastro della giunta Raggi non si può spiegare con l’inesperienza. «C’è qualcosa di più profondo. Intorno alla sindaca si sta coagulando e riciclando un pezzo del potere malato che ha distrutto la città», dice Matteo Orfini, il presidente del Pd mandato da Renzi a fare il commissario del partito romano al tempo di Mafia capitale, «Relazioni pericolose» con la destra peggiore della città, quella di Alemanno. I dem preparano il dossier sui cento giorni di Virginia. Chiederanno le dimissioni? «Deve fare la sindaca, dimostri di saper governare o tragga lei le conseguenze». Il Pd farà l’opposizione dura. «Non rifaremo più gli errori fatti con Alemanno».

Cinquantacinque giorni dopo l’insediamento show con il figlio sullo scranno nell’aula di Giulio Cesare,la giunta Raggi è già in crisi. Cosa c’è dietro questo inizio disastroso? Totale inesperienza, guerra politica interna?

«No, non è solo inesperienza politica e dilettantismo che pure c’è ed è sempre più evidente se si va nei municipi che ora i grillini governano. Ma c’è qualcosa di più profondo. Intorno a Virginia Raggi si sta coagulando e riciclando un pezzo del potere malato che ha distrutto questa città. Lo si è visto nella vicenda dei rifiuti, lo si vede in quella dei Trasporti, dove un direttore generale che stava ripulendo l’Atac viene messo nelle condizioni di doversi dimettere per le continue pressioni degli assessori grillini che gli impedivano di bonificare la struttura. Lo si è visto nella scelta degli uomini più di fiducia della sindaca, che vengono dal mondo della destra peggiore di Roma, quella di Alemanno. Rapporti pericolosi, i grillini sono diventati un gruppo molto sensibile alle sirene dei peggiori poteri della città».

Questo spiegherebbe la guerra interna ai pentastellati, i malesseri della base sul web

«Evidentemente si è prodotto un cortocircuito. Una parte del movimento cinquestelle, dei militanti, degli elettori non accettano questa degenerazione. E lo scontro interno che si è aperto ha prodotto la paralisi della città. Lunedì prossimo la città ricomincia in pieno le sue attività, e il rischio caos è è diventato concreto».

Il 19 settembre saranno 100 giorni dalla vittoria a valanga dei grillini. La città non sembra governata. Qual è il limite vero della sindaca Raggi visto dai banchi dell’opposizione?

«Siamo di fronte al nulla. Arriviamo a livelli di comicità involontaria, come nei giorni scorsi quando hanno rivendicato come un loro successo la presentazione di progetti di riqualificazione della periferia che si possono fare grazie a un bando del governo finanziato nella legge di stabilità a cui i grillini hanno votato contro. Il loro unico segno è quello del no a progetti di riqualificazione della città. Bloccano la riqualificazione delle torri dell’Eur, non affrontano la vicenda Fiera di Roma, fanno melina sullo stadio della Roma, annunciano di voler staccare la spina alle Olimpiadi. Per la città significa perdere miliardi di investimenti possibili e dunque lavoro».

Dimissioni dei vertici Ama e Atac. Due municipalizzate cruciali, due navi che restano senza timonieri proprio a settembre quando la città riparte, con emergenza traffico e rifiuti da affrontare. Cosa chiede l’opposizione alla sindaca per rimediare al disastro?

«Abbiamo sempre detto che non si doveva cacciare Fortini semmai doveva andarsene l’assessora Muraro e il caso rifiuti è tutt’altro che chiuso. All’Atac doveva restare Rettighieri. Se c’era qualcosa che stava funzionando era il lavoro di pulizia che stava facendo e lo dico di una persona nominata dal commissario Tronca non da noi, che stava agendo senza guardare in faccia nessuno. Devono spiegare alla città cosa è successo, questo chiediamo. La sindaca non ha detto una parola su una crisi di cui parla tutta Italia, c’è una totale opacità».

Raggi è di nuovo al lavoro sui curricula per scegliere i nomi delle caselle rimaste vuote. È davvero questo il metodo per formare una squadra all’altezza?

«Prima dei curricula viene la politica. Insisto, devono dire ai romani cosa è successo. Noi stiamo giudicando una crisi enorme sulla base di retroscena letti sui giornali, i protagonisti non parlano. Se un capo di gabinetto dice “Se manca legalità nell’amministrazione di Roma? Diciamo che un magistrato se ne va”, adombra un giudizio molto grave su quello che c’è nella giunta. Grillo annuncia di venire a Roma poi se ne guarda bene, Di Battista continua a farsi i selfie facendo finta che Roma non sia la sua città, Di Maio spiega che non è successo nulla. La sensazione è che si vergognino di Raggi, che da fiore all’occhiello sia diventata un qualcosa da nascondere».

Veniamo al Pd romano. Ha affronto una sfida difficile, ha perso il Campidoglio ed è tornato nell’aula Giulio Cesare solo con sette consiglieri. Su twitter qualche dichiarazione si vede. Ma cosa state facendo a palazzo Senatorio? L’opposizione c’è?

«Certo che c’è. C’è con i numeri che abbiamo. Abbiamo cercato con i nostri consiglieri, con la nostra capogruppo, con Roberto Giachetti di fare un’opposizione costruttiva ogni volta che si discute di quelle poche cose che arrivano in aula. E non è che ci sia stata questa grande produzione di delibere. Siamo stati noi a portare in aula il caso rifiuti. Ma a parte l’aula Giulio Cesare è nella città che costruiremo l’opposizione». L

La festa de l’Unità avete scelto di farla in periferia. Che campagne di autunno avete pronte. Su che punterete per riconquistare consensi?

«Abbiamo aperto la festa di Pietralata coni nostri eletti per discutere come rilanciare la nostra attività di opposizione. Quando saremo ai cento giorni dall’inizio dell’era Raggi presenteremo un dossier su cosa non è stato fatto e cosa invece si può fare per la città».

Il Pd è già pronto a chiedere il conto alla Raggi, puntate alle sue dimissioni?

«Virginia Raggi ha vinto in modo molto largo le elezioni, ha il dovere di governare. Noi le chiediamo di fare la sindaca. Non abbiamo mai detto di fronte all’emergenza rifiuti che la colpa è sua ma abbiamo chiesto che ci fosse una discontinuità con scelte sbagliate fatte in anni passati. Quando abbiamo visto ritornare in auge i protagonisti della mondezzopoli romana lo abbiamo denunciato. A Raggi abbiamo sempre chiesto di fare quello che i romani le hanno detto di fare, se non è in grado sarà lei a trarne le conseguenze. Certo l’inizio non è confortante».

Che risponde a chi dice al Pd di non alzare tanto la voce viste le sue responsabilità nel disastro Roma?

«È una tiritera che funziona fino ad un certo punto. Noi abbiamo delle responsabilità e ce le siamo assunte, c’era una giunta nostra che non funzionava e ne abbiamo preso atto. C’era un partito macchiato da Mafia capitale e l’abbiamo smontato e rimontato. Abbiamo pagato le nostre responsabilità. Nessuno può dire al Pd di non parlare perché il Pd di oggi non è quello che ha avuto quelle responsabilità».

Dopo la sconfitta elettorale c’è chi ha chiesto il congresso. Sarà un’ennesima resa dei conti tra correnti e capibastone o quella stagione è davvero finita?

«In un anno e mezzo non si risolvono tutti i problemi di un partito malato come era quello romano, ma ora c’è un atteggiamento diverso, c’è la voglia di superare le correnti che hanno distrutto il partito di Roma e la voglia di ricostruire un progetto per la città. C’è una grande occasione per ripartire. Ma dobbiamo fare l’opposto di quello che abbiamo fatto in passato, quando abbiamo perso le elezioni e non abbiamo certo fatto un’opposizione dura contro Alemanno. Abbiamo di fronte un’occasione, l’opposizione è un modo per riscoprire che la politica si può e si deve fare anche senza la gestione del potere. Possiamo finire di correggere gli errori del passato e costruire il nostro progetto per far rinascere Roma»