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Matteo Orfini: “Governare al meglio Roma. È questo l’obiettivo di tutto il Pd”

Sebastiano Messina, la Repubblica, 24 giugno 2015

Da due giorni Matteo Orfini si muove con la scorta della polizia. Era dagli anni di piombo, che a Roma un dirigente cittadino di partito non girava sotto tutela armata. «Sono cose che possono capitare, quando si fa questo mestiere» dice lui.

Era stato minacciato, Orfini? Ha avuto notizia che qualcuno volesse colpirla?

«No, no, no. Nessuna minaccia. È solo una misura precauzionale per la particolare esposizione su diversi fronti, in questo momento. Non è una cosa gradevole per la mia vita personale, ma non drammatizziamo».

Qualcuno può pensare che se il commissario del Pd romano deve essere scortato, allora forse è vero che in questa città il rischio mafia è reale. O no?

«Non collegherei le cose. Che a Roma ci sia la mafia, emerge chiaramente dalle indagini. Anzi, la responsabilità diffusa delle classi dirigenti della città è stata quella di sottovalutare questo rischio. Quello che emerge dalla meritoria inchiesta del procuratore Pignatone è un sistema molto radicato, ma in cui non c’è solo Mafia Capitale: ci sono diversi clan. Perciò all’inizio di questa vicenda dissi che se c’è Mafia Capitale il Pd doveva diventare Antimafia Capitale».

I consiglieri Ferrari e D’Ausilio, i cui nomi compaiono nelle carte dell’inchiesta, si sono appena autosospesi dal Pd. Si aggiungeranno alla lista dell’ex sindaco Alemanno, il quale sostiene che gli indagati della sinistra per Mafia Capitale sono il doppio di quelli della destra…

«Ci tengo a dire che sono grato ai consiglieri Ferrari e D’Ausilio, e spero che altri consiglieri che si trovano in condizioni analoghe si autosospendano come loro. Altrimenti potrebbe essere opportuno che a sospenderli sia il Partito. Detto Questo, Alemanno farebbe meglio a tacere».

Perché?

«Perché in questa vicenda i politici indagati per mafia sono solo due, lui e Gramazio il giovane, i quali vengono evidentemente considerati dalla Procura come parte di un sistema mafioso. Forse l’unica cosa che Alemanno dovrebbe fare è chiedere scusa alla città e al Paese per il danno enorme che ha prodotto nella credibilità internazionale dell’Italia, con la notizia che un ex sindaco di Roma è indagato per mafia».

Ma Renzi cosa vuole fare? Lei ci ha parlato e l’avrà capito: vuole che il sindaco Marino arrivi a fine mandato o vuol farlo cadere subito?

«Marino, Renzi ed io vogliamo tutti la stessa cosa».

E quale?

«Che Roma sia governata nel miglior modo possibile. Noi abbiamo steso una road map: abbiamo deciso di aspettare rispettosamente le valutazioni del prefetto Gabrielli su un eventuale scioglimento del Comune per mafia».

Questo dovrebbe accadere il 10 luglio, è esatto?

«Può accadere anche prima: quando Gabrielli è pronto. A quel punto, se Gabrielli deciderà che si può andare avanti, tutti quanti saremo chiamati a fare una valutazione. Su come andare avanti, perché Roma ha sicuramente bisogno di un salto di qualità nell’azione amministrativa».

Ma questo salto di qualità può farlo Marino, o voi avete il dubbio che lui non sia in grado di farlo?

«Questa è una valutazione, come ha detto Renzi, che deve fare soprattutto Marino. Se lui è convinto di potercela fare, di avere ancora le energie per andare avanti…».

Temete che non le abbia, queste energie?

«Beh, obiettivamente, in questa guerra contro la criminalità lui ha dato molto a questa città. Se il sindaco se la sente di andare avanti, spetta a noi insieme a lui capire quali sono le condizioni per…»

Lui ha già detto chiaramente che vuole arrivare fino al 2023. Per il Pd non ci sono problemi?

«Il Pd ha il dovere di sostenere il sindaco. È chiaro che però dobbiamo capire insieme a lui come si fa quel salto di qualità. Andare avanti senza cambiare evidentemente non sarebbe sufficiente. Bisogna cambiare qualcosa».

Non è vero che lei ha avuto da Renzi l’incarico di mandare via Marino “con le buone”?

«Queste sono sciocchezze. Io ho l’incarico di fare in modo che Roma sia governata nel miglior modo possibile».

Ma se Marino volesse andare avanti fino al 2018, e il partito non fosse d’accordo, è ipotizzabile che il Pd gli ritiri la fiducia?

«Ma no, ma no. Marino è un sindaco del Partito democratico e non è immaginabile che il Pd sfiduci il proprio sindaco».

Venerdì ci sarà la manifestazione “Io sto con Marino”. Lei ci sarà?

«Sono fuori Roma, quel giorno, per un impegno privato: non potrò esserci».