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Matteo Orfini: “C’è bisogno di partiti più forti per prevenire la corruzione”

Maria Zegarelli, l’Unità, 4 maggio 2016

 
 

In transatlantico la tensione si taglia con il coltello tra i deputati dem. La notizia dell’arresto del sindaco di Lodi è piombata sulla testa del partito a una settimana di distanza da quella dell’inchiesta che vede coinvolto l’ormai ex presidente dem della Campania per concorso esterno in associazione mafiosa. Il M5s non aspettava altro, soprattutto in piena campagna elettorale. Mantenere la calma, sembra la parola d’ordine per i piddini che si sentono sotto assedio. Non cedere alla tentazione di chi vuole stimolare letture maliziose sul tempismo delle inchieste. Dal primo all’ultimo deputato la risposta è che si attende con «fiducia e rispetto» l’esito del lavoro della magistratura. Il più calmo di tutti è lui, il presidente Matteo Orfini, che da quando ha preso in mano le vicende romane legate a Mafia capitale ha dovuto fare del self control una sorta di disciplina di vita. «Ogni tanto ci sono anche le assoluzioni di esponenti del Pd, ma quelle hanno meno risalto», commenta mentre lascia andare lo zainetto sul divano. Ha da poco sentito Lorenzo Guerini su questa ennesima giornata di passione.

Orfini, c’è o no una questione morale da affrontare?

«Siamo un partito che amministra migliaia di realtà in tutto il Paese e nella stragrande maggioranza dei casi in maniera corretta. Credo però che non si debba sottovalutare il rischio che corre chi governa e amministra. In questa fase storica è il Pd ad amministrare quasi tutto ed è chiaro che gli interessi criminali cerchino il potere: questo obbliga chí lo esercita a rafforzare gli anticorpi».

Stando alle inchieste questi anticorpi non sembrano molto efficaci. Come si interviene per evitare che lo faccia la magistratura?

«Innanzitutto con regole e leggi. C’è chi combatte la corruzione con le conferenze stampa, noi lo facciamo con la legge. Abbiamo inasprito le pene per la corruzione, introdotti gli ecoreati, creato l’Autorità anticorruzione con a capo Raffaele Cantone e varato un nuovo codice sugli appalti».

Ma la politica continua a finire nelle inchieste sul malaffare e la corruzione.

«Evidentemente tutto questo ancora non basta. C’è bisogno di partiti che si mostrino in grado di prevenire oltre che curare».

Ammetterà che questo è un nodo dai tempi di Mani pulite. Le sembra normale che dopo decenni se ne parli ancora?

«Abbiamo partiti più deboli e questo rende più facile il lavoro degli interessi criminali. La risposta è in partiti più forti non in partiti più deboli. In questo senso rivendico l’esperienza di Roma capitale, dove di fronte a certi tentativi criminali abbiamo risposto in maniera forte rinunciando ad avere i voti quando ci sono personaggi che hanno modalità discutibili di creare consenso. Non solo rinunciamo ai voti ma mettiamo alla porta questa gente. Quando ci siamo resi conto che alcune nostre strutture di partito erano diventate dei comitati elettorali le abbiamo chiuse. Insomma, monitorare il lavoro di un partito e dei suoi dirigenti si rivela ancora una volta uno strumento fondamentale. La mappatura delineata da Fabrizio Barca ci è servita a individuare le degenerazioni e tutto questo lavoro ci ha consentito in alcuni casi di arrivare prima della magistratura. Penso che questo esperimento possa diventare un modello da applicare ovunque».

Affronterete questo tema nel documento a cui sta lavorando con Guerini per le modifiche allo Statuto del partito?

«Quello sarà un documento aperto che presenteremo nei prossimi giorni e sul quale i circoli saranno chiamati a discutere e confrontarsi. A chi ci accusa di aver sottovalutato lo stato del partito rispondo dicendo che, dopo anni di caminetti e moltiplicazione di incarichi dirigenziali, noi ci siamo presi del tempo per riflettere su come organizzarlo questo partito. C’è bisogno di più luoghi collettivi in cui si organizza la partecipazione, dobbiamo costruire comunità vere perché quello è il primo livello di controllo reale».

Intanto il M5s è partito all’attacco. Ha letto cosa dicono di voi del Pd? Ogni giorno un arresto…

«Il capo del M5s è condannato in via definitiva per reati gravi e gli esponenti pentastellati laddove amministrano hanno diversi problemi, anche con la legalità. Meglio non scendere su questo terreno e a me non interessa strumentalizzare. Siamo un partito che si dà regole rigide nella selezione della classe dirigente e molte regole sono ancora più rigide di quelle previste dalla legge».

Secondo il partito di Verdini, Ala, è in atto un’offensiva della magistratura contro Renzi. Lei che dice?

«Penso che i magistrati devono indagare e perseguire i reati e questo stanno facendo. Gli abbiamo persino chiesto di lavorare di più e di fare meno ferie. Quindi non possiamo che essere lieti e soddisfatti del loro lavoro».

È sbagliato parlare di inchieste che arrivano a orologeria come alcuni sostengono?

«Assolutamente. Sono polemiche che non mi appartengono. La magistratura faccia il proprio lavoro, faccia luce fino in fondo e presto su questa vicenda. Io sono un garantista da sempre, anche quando non andava di moda, quindi aspetto che la giustizia faccia il suo corso».