Marco Causi: “Abbiamo finalmente svoltato. Ora la strada è in salita”

Giuseppe Cerasa intervista Marco Causi, la Repubblica – Roma, 1º novembre 2015

 

«Abbiamo finito. Abbiamo svoltato. Siamo usciti da questo incubo, insostenibile, che ci faceva piovere addosso l’ironia e la disapprovazione di gran parte d’Italia». E adesso che Ignazio Marino non è più sindaco di Roma, Marco Causi, che per quasi quattro mesi è stato il suo vice e che fino ad ora ha tenuto la bocca chiusa, prova a fare un bilancio definitivo. Con un rammarico e con un grande peso sullo stomaco che vuole buttare fuori subito. «Di quella sera quando eravamo riuniti a casa mia mi resta solo l’amaro in bocca. Quattro ore a cercare di mediare. Quattro ore di tira e molla, quattro ore di inutili diversivi, (la pasta con le sarde, il vino buono). Poi la rappacificazione tra Orfini e Marino che non si parlavano da venti giorni. E alla fine quella scelta di compromesso, quella decisione di passare attraverso il consiglio comunale. Con Marino che sta lì, imperturbabile, sicuro di combattere e forse vincere ancora questa battaglia che ormai lo contrapponeva al presidente del consiglio Renzi. E alla fine tutto ok, tutti a casa con una soluzione accettabile o che comunque sbloccava lo stallo politico. Strette di mano e tutti a casa. E Marino che fa? Si dimentica di comunicarci che aveva ricevuto l’avviso di garanzia per la storia degli scontrini. Ma come si poteva sopportare un’altra omissione simile, un altro tentativo di nascondere e mischiare le carte? Ed è stata questa scelta omissiva che ha fatto traboccare il vaso della nostra indignazione. E ha ricompattato il gruppo consiliare del Pd».

Lei vuole dire che senza quella nuova dimenticanza del sindaco sarebbe stato più difficile arrivare alle 19 firme di dimissioni dei consiglieri dem? Marino parla di 26 coltellate e di un solo mandante: lei sente di avere il coltello ancora in mano o di far parte della schiera dei mandanti?

«Ma no, quali coltelli, quali mandanti. Non scherziamo su queste cose. È tutto più semplice: si era logorato e spezzato il rapporto di Marino con Roma. Ecco la verità. E non potevamo che prenderne atto. Andare oltre significava la catastrofe. Voglio essere sincero fino in fondo. Di sicuro senza le nuove dimenticanze del sindaco nel partito avremmo avuto qualche sacca di resistenza. Da ora in poi per il Pd sarà molto più difficile fare politica a Roma. Non ci sono più certezze, tutto verrà messo in discussione. E qualche consigliere poteva essere terrorizzato dall’ipotesi di non doversi più ricandidare e di lasciare per sempre il Campidoglio. E così poteva esistere qualche opzione di discontinuità rispetto alla scelta del partito di mandare via Marino per manifesta incapacità amministrativa. L’ennesimo scivolone del sindaco, quel tentativo finale di truccare le carte e arrivare al dibattito in Consiglio senza far sapere dell’avviso di garanzia, questa ulteriore omissione ha decretato la sua fine politica».

E adesso cosa accadrà? Come riuscirete a riconquistare la fiducia tradita dei romani che sono indignati per questo teatrino ignobile degli ultimi mesi e per la quasi totale incapacità amministrativa di Marino?

«Adesso la palla passa a Renzi che deve assumere per Roma decisioni importanti, per ridare fiducia ai cittadini e per ristabilire la centralità di Roma capitale, proprio nell’anno del Giubileo. Non sarà facile ma noi siamo abituati alle grandi sfide. Abbiamo ancora parecchie carte da giocare prima di ammainare eventualmente la bandiera. Cosa che mi auguro non avvenga mai. Non voglio dare consigli a nessuno, ma Renzi dovrà lavorare sul terreno delle scelte concrete. Quelle che in questi due anni sono mancate. Deve pensare a provvedimenti che abbiano riflessi sulla qualità della vita e dei servizi di Roma e dare slancio alla politica degli investimenti. Se farà bene sono sicuro che ce la possiamo ancora giocare».

Ma Causi non ha un grande rammarico? Non pensa che se lei e l’assessore Esposito foste arrivati otto mesi prima la tormentata storia del Comune di Roma avrebbe avuto un altro esito?

«Me lo chiedono in tanti. Io non so dare una risposta precisa. So solo che quattro mesi sono stati veramente pochi e che in questo breve tempo eravamo riusciti a mettere sotto i riflettori le vicende del trasporto pubblico e della raccolta dei rifiuti, vero cancro dell’amministrazione capitolina, con bilanci fuori da ogni parametro, con investimenti sbagliati, con sacche di clientela indicibili, con buchi contabili da libri in tribunale. Sia io che Esposito eravamo riusciti in poche settimane a dare una spinta incredibile. Ma non è bastata. Ci volevano altri pochi mesi. Sì, forse ha ragione lei. Qualche rammarico lo conservo bene in mente e non sarà facile cancellarlo dalla mia memoria».

E adesso che futuro si prepara per Marino? Il Pd lo teme?

«Può certamente fare altri danni. Spero che non ne faccia più alla città. Questi anni sono stati disastrosi, abbiamo raggiunto livelli mai immaginabili. Potrebbe scegliere la strada meno dolorosa per noi e andare in giro per il mondo a fare conferenze con Fassina e Varoufakis. Chi lo sa?».

Chi candiderà il Pd per ritornare in partita? Voi lo sapete che ricominciate con una forte penalizzazione?

«Per noi è una strada tutta in salita. Ma dobbiamo alzare il tiro, il livello di confronto. E proporre il cambio della governance del Comune. Così com’è non va. In Campidoglio puoi mandare un supereroe della Marvel, un super Pippo, ma non funzionerà lo stesso. Io sono abituato al profilo delle cose concrete e mi accingo a presentare una proposta di legge per arrivare al modello Londra dove c’è un blocco unico con l’area metropolitana e i municipi ma in mezzo non c’è più il Comune. Oppure scegliere il modello Parigi con i servizi condivisi, vedi i trasporti, su una vasta area dell’hinterland, gestiti da vari enti che affidano tutto ad una autorità unica. A Roma per il momento ognuno va da sé. Ed è antistorico».

Senatore Causi, chi vincerà le prossime elezioni: Pd, Cinque Stelle o Marchini?

«Nelle condizioni odierne il Pd rischia di non arrivare neanche al ballottaggio. Occorre il massimo impegno del governo per risalire la china. E questo avverrà soltanto se non verranno dati al commissario che arriva da Milano solo indirizzi per gestire l’ordinaria amministrazione. Occorre invece pensare alla riforma dei regolamenti affrontando le emergenze della città usando poteri straordinari concessi dal governo. Se questo avverrà ce la potremo giocare. Ma il mio unico sollievo è che finalmente, dopo settimane di inutili balletti fomentati dai capricci di Marino, a Roma si ritorna a parlare di politica e di grandi scelte. La città ne aveva veramente bisogno».