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Ignazio Marino: “Tolleranza zero contro i campi abusivi”

Camilla Mozzetti, Il Messaggero, 31 maggio 2015

 

«Le persone che vivono nella legalità, che mandano i figli a scuola, devono avere un’opportunità; per tutti gli altri, per quelli che arrivano nella Capitale con l’intenzione di delinquere o con la violenza di criminali che uccidono, la città chiuderà loro le porte». È perentorio il sindaco Ignazio Marino nel momento in cui i riflettori tornano ad accendersi sull’emergenza nomadi nella Capitale. Tolleranza zero per i criminali e accoglienza, attraverso dei possibili “buoni casa”, per i nomadi che seguono le leggi.

Questa è la soluzione. C’è una donna morta, Corazon Abordo Perez, una famiglia distrutta dal dolore, altri feriti ancora ricoverati negli ospedali che si domandano perché quell’auto, con a bordo tre rom, lo scorso mercoledì in via Mattia Battistini abbia potuto travolgerli come fossero palle da bowling. E non sono solo loro, oggi, a chiedere giustizia. Molti quartieri, a partire da quello di Primavalle, pretendono la chiusura immediata dei campi nomadi. «Ma il problema – risponde Marino – non si può risolvere in due o tre giorni e si deve saper distinguere le persone».

Di fronte al policlinico Gemelli – primo ospedale in cui ieri il sindaco ha fatto visita alle vittime del terribile incidente, spostandosi poi all’Aurelia hospital, al San Camillo e al San Carlo di Nancy le soluzioni al problema devono ancora essere trovate. Certo è che l’amministrazione proseguirà «avendo davanti un’unica stella polare – spiega Marino – vale a dire quella della legalità». «Abbiamo intrapreso da un anno e mezzo un percorso – prosegue il sindaco – e cioè quello di allontanare dai campi nomadi autorizzati le persone che non hanno diritto di abitarli perché possiedono le risorse per vivere altrove».

Tolleranza zero è quella promessa dal Campidoglio nei confronti dei campi abusivi «che mettono a rischio – prosegue – l’equilibrio di una città complessa come Roma ». E sono tanti quelli che spuntano giorno dopo giorno in ogni angolo della città, insistendo maggiormente nel quadrante est di Roma. Ben 3mila (sui 10mila totali) sono i nomadi che lì pullulano. Tra tutti questi però – e il sindaco ci tiene a puntualizzarlo – ci sono rom «che rispettano le leggi e
che intendono integrarsi». «Per loro – prosegue – la città deve comportarsi secondo quanto stabilito dall’Unione europea e secondo quanto sottoscritto dal precedente governo Monti: garantire un’opportunità».

Tuttavia, su quale sia la sostanza di quest’opportunità, il Campidoglio non ha ancora le idee chiare. «Si potrebbero attivare dei buoni casa – suggerisce il vicesindaco, Luigi Nieri – per quei rom che hanno un lavoro e che mandano i figli a scuola, seguendo la sperimentazione che abbiamo attivato per lo sgombero dei residence». Affidare dunque un alloggio popolare «senza creare un bando ad hoc – conclude Nieri – perché sarebbe impossibile» e senza minare le attuali graduatorie per l’assegnazione di una casa a cittadini italiani indigenti.