Ignazio Marino

Ignazio Marino: “Sfratto per chi non paga e in centro niente sconti”

Fabio Rossi, Il Messaggero – Cronaca di Roma, 15 febbraio 2015

Sindaco Marino, perché avete deciso di vendere questi 600 immobili?

«Abbiamo fatto una scelta precisa: operare esclusivamente nell’interesse della qualità della vita e dei servizi ai cittadini. Tutto ciò che non è strategico lo liquidiamo o ci tiriamo indietro, come per le oltre 20 aziende non strategiche che vogliamo alienare».

Come li avete scelti? 

«Il Comune ha in totale quasi 60 mila immobili di proprietà, di cui 27 mila di edilizia popolare. Ce ne sono molti non strategici».

Sapeva che queste case erano date in affitto a prezzi ridicoli, spesso neanche regolarmente pagati?

«Fin dalla prima delibera dell’ottobre 2013, poche settimane dopo il mio insediamento, abbiamo scoperchiato odiosi privilegi e truffe contro i romani: il danno erariale solo per questi 600 immobili, tra affitti e bollette non pagate, è di 17,5 milioni di euro».

Con questa vendita non si rischia di fare un regalo a chi da anni abita in case di pregio pagando poco o nulla?

«Abbiamo la lista dei morosi. Ora scriviamo a tutti dicendo che metteremo la casa in vendita: per poterla comprare bisogna essere in regola e ci saranno 30 giorni di tempo per farlo. Questa lettera vale anche come messa in mora: chi non si mette in regola verrà sfrattato e la casa messa all’asta».

Possibile che, in tanti anni, nessuno si sia accorto di nulla?

«Non faccio il poliziotto ma il sindaco: io porto avanti un’operazione amministrativa nell’interesse della città e dei romani, per trovare risorse per migliorare i servizi come i trasporti, la pulizia delle strade, le buche. Poi, non è colpa mia se qui in qualsiasi armadio che apro trovo scheletri».

L’opposizione però la accusa di svendere il patrimonio immobiliare del Comune.

«Quelli che adesso fanno le barricate nella passata amministrazione erano assessori, presidenti dell’assemblea capitolina o consiglieri comunali, mentre io facevo un altro mestiere loro non si sono accorti di nulla. Dobbiamo dubitare della loro intelligenza o della loro buona fede?».

Anche la maggioranza però non ha spinto sull’acceleratore, visto che la prima delibera sulla cessione degli immobili risale all’autunno del 2013. Dubita anche di loro?

«Non è un segreto che sulla linea amministrativa che porto avanti da un anno e mezzo sono stato seguito all’inizio senza effervescente entusiasmo. Oggi le cose sono cambiate».

Allude al cambio di passo registrato dopo l’esplosione della bufera di Mafia Capitale?

«La magistratura fa il suo lavoro e non sta a me dare giudizi. Posso però dire che negli ultimi mesi c’è una determinazione nell’intera maggioranza nel voler cambiare Roma estremamente chiara».

Morosi a parte, nella vicenda degli immobili sembrano esserci casi da codice penale.

«Di questo se ne occuperà l’assessore Sabella (a cui dopo Mafia Capitale sono state affidate le deleghe alla legalità e alla trasparenza, ndr). Con una task force, entrata in servizio già in questo fine settimana, che farà verifiche capillari su evasioni fiscali, arricchimenti illeciti, danni erariali e truffe. Tutto ciò che troveremo sarà immediatamente denunciato alla Procura».

Tutto ciò mentre il nuovo logo “relazionale” di Roma Capitale sta creando polemiche.

«Il logo “relazionale” è per le comunicazioni verso l’esterno e per un pubblico internazionale, mentre la scritta “SPQR” resta nel logo istituzionale».

Sulla vendita degli immobili c’è stato anche negli ultimi giorni un confronto serrato con la maggioranza. Quali sono le regole per l’acquisto da parte degli inquilini? 

«Chi guadagna meno di 28 mila euro lordi l’anno può acquistare l’immobile in prelazione o restare in affitto rivalutato, a canone concordato, come previsto dalla delibera Nieri della scorsa estate. Chi ha meno di 42 mila euro lordi (o 45 mila se ha un familiare diversamente abile) può acquistarlo o restare in affitto a canone concordato per 5 anni, mentre la casa viene messa in vendita a un prezzo inferiore del 15 per cento rispetto a quello di mercato. Gli over 75 potranno acquistare o restare in affitto: nel secondo caso noi venderemo la nuda proprietà».

E nei casi di illegalità come vi regolate?

«Ci sono alcune situazioni illecite, come enti che hanno preso immobili in affitto a prezzo stracciato e hanno subaffittato a terzi. Qui abbiamo previsto una clausola di salvaguardia per le fasce più deboli che hanno preso in affitto in buona fede, che potranno avere un contratto di quattro anni più quattro dai nuovi proprietari».

E gli sconti? L’agevolazione del 30 per cento ha fatto gridare all’ennesimo regalo per i furbetti degli affitti d’oro. 

«Abbiamo preso una decisione nelle ultime 48 ore, lavorando con l’assessore Cattoi, il presidente della commissione patrimonio Pedetti e tutta la maggioranza. Non ci saranno sconti per gli immobili di pregio, come quelli vista Colosseo o vicino piazza Navona o Fontana di Trevi, così come non saranno applicati per i negozi e gli immobili dati in affitto non a famiglie».

Ma il 30 per cento non è comunque troppo?

«La prima versione della delibera prevedeva, per gli inquilini che decidono di comprare la casa in cui vivono, uno sconto del 30 per cento, perché in passato il Comune di Roma aveva applicato anche il 50. Abbiamo deciso alla fine di valutare una modifica della delibera e applicare il 15 per cento, per stimolare la vendita e incassare i fondi per nuova edilizia popolare, manutenzione cittadina e opere pubbliche. Noi così incassiamo i 17,5 milioni di crediti arretrati e gli oltre 308 milioni di incassi dal patrimonio immobiliare messo in vendita».

Non è assurdo estendere l’agevolazione anche a chi possiede altre case, seppur fuori Roma?

«Ho fatto la stessa domanda all’assessore Cattoi e mi ha fatto presente che se uno ha una casa di famiglia in un’altra regione, ma abita da anni a Roma, è giusto che possa acquistare l’appartamento in cui vive davvero».

Se per 600 immobili il Comune ha crediti per 17,5 milioni, sui 60 mila complessivi si può immaginare un vero e proprio buco nei conti?

«Questo è il lavoro che sta facendo l’assessore Scozzese. Noi abbiamo trovato un bilancio con 20 mila voci, che sembra costruito ad arte per rendere molto difficile controllare ogni cifra. L’assessore Sabella non lo ferma nessuno: farà controlli capillari sui 600 immobili e a campione sugli altri».