Audizione di Ignazio Marino in Commissione Antimafia

Ignazio Marino: “Il ripristino della legalità. Il clan Spada non ride più”

Ignazio Marino, Corriere della Sera – Roma, 17 maggio 2015

 

Caro direttore, il colpo è stato duro e le reazioni scomposte, segno che stiamo cambiando Roma. L’altro ieri a Ostia, per mia iniziativa e per mano di Alfonso Sabella e della polizia locale del X Municipio, abbiamo messo fine all’occupazione abusiva di locali comunali nelle mani – da tempo lunghissimo – del clan Spada.

Si trattava di una palestra ma rappresentava, anche simbolicamente, uno dei segnali del controllo del territorio da parte della criminalità. Ora è uno dei simboli di una città che cambia. Gli Spada hanno reagito a modo loro, cercando di mobilitare i cittadini, usando i social media per inquinare le acque (sì, i profili Facebook della famiglia sono gestiti con abilità per intimidire, irridere, minacciare). La storia di questa palestra è esemplare. Viene occupata fin dagli anni Settanta, ma solo nel 2004 il Comune, attraverso la società che gestiva all’epoca i suoi immobili, ha aperto un procedimento giudiziario per mandar via gli abusivi e riavere indietro i soldi per il lungo periodo di occupazione. Nel 2011 il giudice ha emesso la sua sentenza: sfratto degli occupanti e un risarcimento di centinaia di migliaia di euro per i tantissimi anni in cui l’immobile è stato sottratto ai legittimi proprietari, le romane e i romani.

A questo allude Spada sulla sua pagina di Facebook dicendo che lui davanti a quest’ordine si è messo a ridere. Evidentemente contava che lo sfratto rimanesse lettera morta (come è stato sino all’altro ieri), oppure contava su qualche amico piazzato nei posti. Ora forse Spada non ride più: il Campidoglio ha messo fine a questa illegalità. Con i clan io non ho mai avuto né cercato nessuna forma di colloquio: chiedo l’intervento dei vigili e delle altre forze dell’ordine per ristabilire la legalità. Sono convinto che a Ostia, non solo la mia amministrazione ma l’intera città, abbia avviato con noi, negli ultimi due anni, una sfida epocale mai voluta prima. Quella rete di interessi, affari, criminalità e poteri, anche di alcuni politici, venuta a galla con l’inchiesta del procuratore Pignatone, in questa bellissima area della capitale aveva assunto una sua forma peculiare, con la presenza di strutture criminali forti, organizzate, temibili.

Ora – in attesa che nella prossima primavera si torni al voto nel Municipio di Ostia – il governo è tornato nelle mani del Campidoglio e io ho voluto come mio delegato Alfonso Sabella, un magistrato che ha arrestato i mafiosi più pericolosi (come l’assassino di Giovanni Falcone) e che ho scelto come assessore alla legalità. Che le cose siano radicalmente cambiate nessuno lo può nascondere: il diritto di accesso libero al mare (negato da quasi 3o anni), la demolizione degli abusi edilizi sulle dune, la chiusura della palestra occupata abusivamente dal clan Spada, il lavoro per curare il verde pubblico e la segnaletica stradale: tutte azioni destinate a migliorare la vita delle persone. In questa sfida che, insieme a tutta l’amministrazione, ho fortemente voluto il ruolo maggiore lo giocano i dipendenti del Comune e i cittadini. Ma una parte spetta anche all’attenzione dei media, specie contro una criminalità spregiudicata e moderna capace di manipolare le opinioni delle persone.