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Ignazio Marino: “A Roma in atto un grande cambiamento culturale. Ora si può solo guarire”

Maurizio Fortuna intervista Ignazio Marino, Corriere della Sera, 16 aprile 2015

 

«Volete accendere la competizione fra me e Giuliano? Volete stimolare una gara fra Roma e Milano? Fate bene, perché la competizione fra due grandi città è un fatto positivo. Sono tanto diverse fra loro, ma dalla loro diversità trovano forza e bellezza. Non siamo tutti uguali, e questo è un fatto positivo, l’importante è adoperarsi con lealtà per migliorarle. Poi, è chiaro che gli aspetti migliori di Milano si trovano nella capacità imprenditoriale mentre Roma è più attenta ai problemi culturali, artistici e turistici. Detto questo, comprendo e condivido l’orgoglio di Pisapia per la sua città, ma se dobbiamo andare a misurare il palloncino dell’orgoglio, allora, il nostro ha un diametro un po’ più grande. Milano l’abbiamo fondata noi romani, e fra pochi giorni festeggeremo il nostro compleanno n° 2768».

Il sindaco Ignazio Marino è stremato ma soddisfatto. Sei ore di riunione con gli altri sindaci delle città metropolitane e poi con i rappresentanti del governo per cercare di dare una risposta positiva ai tagli chiesti dal governo. Sindaco, il suo collega Pisapia ha potuto parlare di «Milano Capitale» anche perché negli ultimi anni l’immagine di Roma si è – per così dire – un po’ appannata. Mafia, criminalità, tensioni politiche, sporcizia, strade piene di buche o rattoppate male. Una Capitale «sopportata».

«E vero, era così. Era terribile. Ma ora è cambiato tutto. Era una città in bianco e nero e ora ha i colori. Era una città dove dominavano gli infiltrati della malavita nella politica cittadina e ora grazie al procuratore Pignatone si respira aria nuova. Con la giunta Alemanno non c’era un bilancio, quest’anno lo abbiamo fatto in anticipo. Abbiamo dato una grande sfoltita alle società partecipate dal Comune; ne abbiamo eliminate 27 in un colpo solo. Dopo aver cancellato la discarica di Malagrotta stiamo dando un grande impulso alla raccolta differenziata dei rifiuti: ora siamo sopra il 4o per cento, e l’obiettivo è quello di arrivare all’ottanta per cento entro il 2030».

Ma in città non si respira quest’aria di rinascita di cui lei parla. I problemi, soprattutto quelli quotidiani, sono sotto gli occhi di tutti, la gente è stanca e sfiduciata.

«Veda, Roma è un po’ come quel paziente che sta male, deperisce e però non si capisce qual è il problema. Poi arriva un medico bravo, e trova un ascesso in punto nascosto. E Roma – il paziente – comincia immediatamente a migliorare. Certo ci vuole un bravo medico, e Pignatone lo è stato. Ha scoperto l’ascesso nel punto più nascosto, nel cuore del Campidoglio, ed è intervenuto. Ora il paziente può soltanto guarire».

Si vede la luce in fondo al tunnel?

«Siamo già fuori dal tunnel, quello che stiamo facendo è anche un cambiamento culturale importante. Roma è sempre stata considerata un simbolo del parastato, dello statalismo più deteriore. Ecco ora dobbiamo convincere tutti che non è più così. Dobbiamo convincere l’amministrazione che c’è un cambio culturale che riguarda tutti, senza eccezioni, che c’è bisogno che tutti facciano un po’ di più. Dobbiamo lasciare ai nostri figli una Roma migliore di quella che abbiamo trovato».

Ma Milano è migliorata…

«Giuliano è un grande sindaco e Milano con lui ha fatto tantissimo, ma che la Capitale sia Roma è evidente agli occhi del mondo».

Quali luoghi ama di Milano?

«Il Duomo, naturalmente, così imponente e ardito. Ci vado sempre quando sono in città. E poi amo le mie passeggiate notturne a Brera. Mi piace ricordare ciò che diceva il mio amico Cardinal Martini: quando fu nominato arcivescovo da Paolo VI, rispose che ci voleva pensare. Poi quando arrivò a Milano se ne innamorò. Ecco, Roma è solare in modo quasi prepotente, Milano è da scoprire e da apprezzare. E devo dire che l’efficienza dei suoi cittadini ha saputo rappresentare un punto di riferimento non solo per Roma. Cosa non amo? Diciamo che non invidio il suo tempo atmosferico».