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Giachetti: “La falsa partenza era scontata, Roma ha un sindaco dimezzato”

Simone Canettieri intervista Roberto Giachetti, Il Messaggero – Roma, 3 settembre 2016

 

Roberto Giachetti, è sorpreso?

«No, tutto previsto».

Dopo aver perso le elezioni con il Pd, passati 70 giorni, si sente profeta in patria guardando ciò che sta accadendo in Campidoglio alla giunta Raggi?

«No, per me era scontata una partenza così».

Addirittura? Adesso è facile dirlo.

«Cambiare tre capi di gabinetto in due mesi è legato alla loro estemporaneità. E mi colpisce la dichiarazione della Raineri che dice che era impossibile lavorare contro la legalità».

Si sente incompreso dai romani che invece hanno scelto la Raggi e il M5S con il 67% dei voti?

«È stata capita poco, forse anche dalla mia parte, l’importanza di aver nominato prima del voto tutta la giunta e il capo di gabinetto».

In compenso aveva già denunciato le anomalie della candidatura Raggi.

«Anche qui nessuna sorpresa: non si sa chi decide a Roma. Il direttorio, il mini direttorio, il cordone sanitario? E quando decide invece la sindaca le cade tutto addosso».

Il M5S è quasi arrivato al livello di correntismo del suo Pd?

«Ci hanno superato. Quando noi le chiamavamo correnti, loro le chiamavano anime. Ma sono peggio».

Ora non esageri, il suo Pd è in grado di fare grandi “numeri”…

«Non so in quale altro partito se si dimette uno si dimette l’intera filiera: vedi Minenna. Queste anime del M5S altro non sono che potentati che si scontrano l’uno con l’altro. Ogni giorno ce n’è una: dall’assessore allo Sport cacciato prima della giunta al caso Muraro. Fosse capitato a noi, i romani ci sarebbero corsi dietro con il forcone».

Da sconfitto al ballottaggio, in maniera netta, non le viene da dire che i romani quasi quasi se la meritano questa situazione?

«No, Roma non si merita tutto questo: ha bisogno di un’amministrazione che si occupi dei problemi quotidiani ma anche dello sviluppo dei prossimi 15 anni. Invece abbiamo solo una giunta che gira a vuoto e che fa danni».

A Roma il Pd inizia grilleggiare?

«Siamo un partito largo. Magari ci sono state varie dichiarazioni, la linea è: opposizione dura e non pregiudiziale è stata ottenuta. Il problema è un altro».

Sarebbe?

«Il M5S si è candidato per rappresentare una netta discontinuità: rischiano di superare gli errori visti nel passato a Roma».

La situazione è compromessa?

«Sì, perché le regole d’ingaggio del M5S erano di per sé già compromesse».

La Raggi dura?

«Se dura o meno o se è già su un piano inclinato sono cose che contano poco: Roma ha un sindaco dimezzato».

Settembre sarà il mese delle decisioni per la Capitale.

«Intanto Roma si accartoccia su se stessa. A partire dalle Olimpiadi, passando per lo stadio della Roma e le Torri, la Metro C. Siamo nelle sabbie mobili».

Per la candidatura di Roma 2024, il governo deve bypassare il sindaco?

«No, e non me lo auguro. È lei che deve decidere perché rappresenta i romani».

Ma i romani si sono pentiti secondo lei?

«Chi non è un ortodosso grillino e ha votato M5S per cambiare penso sia deluso».

E lei è rammaricato?

«Tra i due candidati la vera discontinuità ero io».