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Fabrizio Panecaldo: “Si è consumata la fiducia, impossibile andare avanti”

Simone Canettieri, Il Messaggero – Cronaca di Roma, 21 ottobre 2015

 
 

Fabrizio Panecaldo alla centesima sigaretta consumata sotto al Nazareno dà due notizie. La prima è che il Pd ha chiuso con Marino e la seconda è che lui, dopo 18 anni da consigliere comunale, ha chiuso con il Campidoglio: non si ricandiderà più. Le due cose non sono legate. O forse sì. Dice il capogruppo del Pd: «Si chiude una fase».

Panecaldo, il rapporto tra i dem e il sindaco è finito per sempre?

«Sì, si è consumata la fiducia».

Elenchi gli errori.

«Dagli scontrini alle vacanze prolungate tanto lontano da Roma, per esempio. E poi ci sono quelli di questa mattina (ieri-ndr)».

Si spieghi.

«Mi è dispiaciuto sinceramente vedere il sindaco accanto al suo avvocato, se si fosse presentato senza non avrebbe cambiato nulla di quello che ha detto».

Marino però prende tempo, chiede una verifica politica.

«Non mi sembra che cambino le condizioni politiche: a oggi non ci sono i motivi per continuare. Mi sembra di poter escludere che abbia ancora il sostegno del Pd, quindi escluderei che si possa andare in Aula».

Impossibile uno show down in consiglio comunale dunque?

«In questa fase vanno evitate ulteriori tensioni».

Marino dirà che voi, consiglieri del Pd, avete fermato il cambiamento di Roma.

«Il sindaco legittimamente pensa di dover continuare un lavoro che noi non censuriamo, anzi spesso lo abbiamo appoggiato rendendo possibili molte scelte e cambiamenti».

Ma perché non è scattata la fase due?

«In questi due anni, soprattutto post Mafia Capitale, il sindaco ha commesso un errore strategico».

Cioè?

«Non ha saputo coltivare un rapporto con la propria maggioranza».

E voi gli state presentando il conto. Come è stata la riunione con Orfini?

«Si è confermato il lavoro svolto ma anche la consapevolezza che il sindaco non è riuscito a essere in sintonia con la città. Nessun conto presentato. Non penso che Marino arriverà a dire che noi non abbiamo intenzione di andare avanti».

È vero che i circoli del Pd sono in rivolta?

«Nel nostro elettorato c’è tanta amarezza per questo epilogo, non lo nascondo. Ma le condizioni politiche si sono logorate: è impossibile andare avanti».

E sarà dura confermare il Campidoglio alle prossime elezioni. Perché non si ricandida?

«Ho avuto l’onore di rappresentare i romani in Aula Giulio Cesare per 18 anni, ora però si chiude una fase anche per me. Attenzione: questo non vuole dire che non mi batterò come un leone in campagna elettorale. In questi giorni ho spinte per ricandidarmi. Ma la mia è una scelta. L’avevo già annunciata il primo giorno di consiliatura».

Il prossimo sindaco, per il Pd, si sceglierà con le primarie? Ne è proprio sicuro?

«Sì, trattandosi del sindaco di Roma, che è una questione nazionale di altissimo profilo e per la quale spero in un candidato che ami la città, immagino che si faranno le primarie e mi auguro con regole chiare e nette. Mi auguro invece che per la squadra di consiglieri in Campidoglio non si perda il buon lavoro svolto umilmente in questi due anni. Se lo meritano».