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Fabrizio Barca: “Il Pd romano sta affrontando un’auto-trasformazione senza precedenti. Il commissariamento deve continuare”

Fabio Rossi intervista Fabrizio Barca, Il Messaggero, 4 ottobre 2015

 

Il Pd romano deve essere ancora commissariato, «perché si continua a parlare di persone e non degli interessi della città». Fabrizio Barca, economista ed ex ministro per la Coesione territoriale, la scorsa estate ha disegnato la mappa dei dem in città, dopo la bufera di Mafia Capitale, indicando i 27 circoli «potere per il potere» e definendo il partito a Roma «pericoloso e dannoso». E ora sul giro di vite deciso da Matteo Orfini sulla base del suo lavoro, Barca si aspetta di dover affrontare «forti resistenze».

Condivide le conclusioni a cui è arrivato Orfini, partendo dal suo lavoro?

«Il provvedimento del commissario di ridurre da 105 a 76 i circoli del Pd di Roma è chiaro e assolutamente condivisibile: è una novità assoluta nel panorama politico italiano che queste decisioni sofferte e dolorose siano state prese sulla base di una valutazione trasparente e verificabile da tutti. I giovani volontari che hanno lavorato a questa valutazione non potevano credere che accadesse davvero».

Dica la verità, teme che la stretta sui circoli possa essere annacquata da pressioni e interessi vari?

«Il provvedimento non è annacquabile, perché ormai preso e nei poteri del commissario. Ci saranno ovviamente forti resistenze, come ci sono nell’amministrazione pubblica o nelle aziende private quando vengono eliminate strutture. Con queste decisioni si chiude la porta a interessi che tenteranno di reagire. Ma se cittadini e stampa terranno gli occhi aperti la parte migliore dei circoli romani del Pd, che la nostra valutazione ha messo in luce, ce la farà».

In molti circoli si continuavano ad accumulare debiti: solo con l’Ater le morosità superano i 600 mila euro.

«Le cose vanno di pari passo: lo scopo di alcuni circoli era agire da comitato di interessi per questo o quello, si pensava che poi avrebbe pagato Pantalone. Il risultato è stato lo sbraco delle regole che ha prodotto tanti danni».

Il Pd nella Capitale è ancora «pericoloso e dannoso» secondo lei?

«Ritengo il Pd romano un partito che sta affrontando un’auto-trasformazione che non ha precedenti nel panorama politico italiano».

È giusto continuare il commissariamento del partito?

«L’emersione di nuova classe dirigente ha bisogno che il confronto si sposti dai nomi delle persone agli interessi della città. E questo non sta ancora avvenendo a Roma. Per andare a un vero congresso il partito deve PRIMA ristrutturarsi e puntare sui quattro temi decisivi della giunta rilanciata: i rifiuti, la mobilità, la scuola e la socialità».

Intanto un’ampia fetta del Pd, a Roma, attacca apertamente il sindaco Marino.

«Credo che se quelle energie fossero dedicate a costruire e avanzare proposte il partito ne trarrebbe forte giovamento».

Ma lei che ne pensa dell’attuale amministrazione capitolina?

«Il mio giudizio coincide con quello del commissario Orfini: è una giunta che si è chiaramente distanziata da un passato che da tempo presentava grandi ombre».

Che ne pensa delle polemiche sull’ultimo viaggio negli Stati Uniti?

«Onestamente non ce la faccio più a leggere queste polemiche su vicende distanti dagli interessi dei cittadini».

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