E tu splendi, invece, Roma

Nel luglio del 2015 il New York Times raccontava “il degrado” della nostra città, con la foto di una bambina ritratta accanto ai bidoni dell’immondizia. Un’umiliazione per tutti noi. Ma anche un’ingiustizia. Perché è vero, Roma ha moltissimi problemi. Ma una città non è solo la sua forma urbana, le sue strade, i suoi palazzi.
È anche la comunità dei suoi cittadini. Le donne e gli uomini che ogni giorno la vivono. Alcuni hanno contribuito al degrado. Altri per fortuna l’hanno contrastato, sostituendosi alla politica e alle istituzioni. Sono tantissime le storie di rigenerazione, d’impegno civico, di passione: dall’affanno è nato il movimento; nella periferia più abbandonata è cresciuta la dignità; i palazzi grigi si sono colorati con la street art; la povertà ha trovato conforto nella solidarietà.

Quando ho cominciato a lavorare alla lista del Pd ho subito detto che sarebbe stata la conclusione del lavoro di questi mesi, di quel percorso di rigenerazione di una comunità scottata da Mafia Capitale. Un impegno collettivo duro e serio. Dalla prima assemblea su una sedia al Laurentino 38 al rapporto Barca; dalla scommessa vinta di una festa dell’Unità, portata lontano dal centro della città, ai banchetti che ci hanno riportato per strada, tra la nostra gente.

Oggi il Pd è diverso, ma ha l’umiltà di sapere di non essere autosufficiente. Per questo ho aperto la nostra lista a quelle storie di rigenerazione, di coraggio, d’impegno civico, di passione.

Per questo ho chiesto a Piera Levi-Montalcini di guidare la nostra lista.

Per questo ho voluto in lista Cristiano Davoli, che un giorno della sua vita ha deciso di procurarsi del bitume e una carriola e ha iniziato a tappare buche per tutta Roma. E Giuseppe Cavallo, che anni fa aprì una palestra di ginnastica in periferia e l’ha portata in serie A.

Ho cercato di rappresentare nella lista chi più di altri vive i cambiamenti e le difficoltà del mondo del lavoro e lotta per migliorare le condizioni dei lavoratori: da Massimiliano Silvi a Salvo Barrano, rappresentante di quell’esercito di autonomi costituito spesso da professionisti iper qualificati ma privi di diritti. Fino a Mimmo Borrelli, che da ex esodato ha saputo costruire una piccola storia di successo e innovazione.

E poi tanti protagonisti della produzione culturale e creativa della nostra città, ma anche persone che hanno costruito successi ed esperienze innovative puntando sul rispetto dell’ambiente e sulla qualità, come Loredana Merluzzo e Antonello Magliari.

Ed Elisabetta Giustino, dirigente scolastico in una delle periferie forse più difficili di Roma, o Gabriella Pesa, che quotidianamente dedica il suo tempo a costruire occasioni di sostegno e beneficenza per i meno fortunati. Sono solo alcuni dei candidati “civici”, in totale un terzo della nostra lista.
Al loro fianco ci saranno i candidati di partito. Li ho scelti sulla base di criteri chiari: rinnovamento e competenza. Dicevano che non avremmo trovato le donne, e invece abbiamo candidato più donne che uomini. Dicevano che avremmo candidato i soliti noti, e l’età media dei candidati di partito è quarant’anni. Amministratori capaci ed esperti, nonostante la giovane età. Alcuni erano già in Comune, altri vengono dalle esperienze dei Municipi o dei nostri circoli territoriali.
Con loro ci sarà Paola Concia, che è tornata in un momento difficile a dare una mano al suo partito e alla sua città, dimostrando ancora una volta il suo coraggio. Questo oggi è il Pd ed io ne sono orgoglioso.

Mentre pensavamo alla nostra campagna elettorale e a come impostarla ci è giunta la notizia del danneggiamento, ad Ostia, del monumento dedicato a Pier Paolo Pasolini. È allora che abbiamo deciso di ispirarci alla sua lettera a Gennariello: oggi molti vogliono che Roma sia brutta e debole. Noi invece vogliamo che splenda, che torni Roma, come ripete Roberto Giachetti.

Le fotografie d’altronde, come le storie e gli attimi che raccontano, lasciano sempre al tempo e all’impegno la speranza e la forza di trasformarle in ricordo. Quello scatto del New York Times, vogliamo resti solo un ricordo, brutto.
Vogliamo che a Roma tornino a scattarsi foto in cui il sole splende su di un fiore e una bambina, a cui volevano insegnare a non splendere. E lei splende, invece.

Matteo Orfini

 

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