Livia Turco: “Basta con l’autolesionismo, chi ama Roma sta con Roberto”

Federica Fantozzi, l’Unità, 17 giugno 2016
 
 

Livia Turco, ex ministro della Salute, sarà assessore al Welfare se Roberto Giachetti vincerà le elezioni. Lei proviene da una lunga militanza Pci-Pds-Ds, e dunque dall’ala sinistra dell’attuale Pd. In buona parte d’Italia, Roma compresa, Sel ha scelto la neutralità e non appoggerà il Pd. È un’occasione persa per il centrosinistra?

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Panchine Rosse: fermiamo il femminicidio

L’amore non uccide. L’amore non brucia e non perseguita. Non spara e non colpisce. L’amore è fatto di libertà. Ma questa libertà non vale per tutti. La scelta di chiudere una storia, di dire basta, può costare la vita a una donna e qualche volta anche ai suoi figli. Non possiamo abituarci, o restare indifferenti: smettere di chiamare la violenza questione privata è stata una conquista politica, frutto di battaglie che hanno portato a leggi importanti. Ma non basta: serve l’impegno di tutti, nessuno escluso, per far uscire gli abusi dalle case e dalle strade.
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Legge elettorale ed emendamenti sulla parità di genere.

Una intensa discussione delle donne del PD Roma

Possiamo incominciare a scrivere una “guida pratica della femminista del III millennio”? Lo hanno chiesto, venerdì 14 marzo, le donne del PD Roma, convocate dal segretario Lionello Cosentino insieme con le parlamentari elette a Roma e a Roberta Agostini, parlamentare e portavoce nazionale delle donne PD. C’era l’urgenza di incontrarsi. Infatti, solo due giorni prima, il 12 marzo, la Camera dei deputati aveva approvato il disegno di legge sulla riforma elettorale (365 voti favorevoli, 156 contrari e 40 astenuti), ma aveva bocciato i tre emendamenti sulla parità di genere di cui proprio Roberta Agostini è stata la prima firmataria (il 50% di capiliste donna, alternanza di genere nelle liste elettorali, non meno del 40% di donne capilista). La bocciatura ha riaperto la questione femminile, mostrando che la parità di genere è ancora un punto debole della nostra democrazia e anche del  PD. Perciò il PD Roma ha voluto convocare subito un appuntamento per aprire una riflessione approfondita con le iscritte donne romane, e elaborare strategie operative. La discussione, intensa e partecipata, può essere riassunta in tre capitoli principali: i fatti, i problemi, le proposte.

I FATTI

Roberta Agostini ha ricordato in che modo il Parlamento è arrivato alla bocciatura degli emendamenti:

  1. quando il PD ha deciso di accelerare sulla legge elettorale, le donne del PD avevano chiesto alla Direzione nazionale che le proposte di legge elettorale contenessero norme adeguate  contro le diseguaglianze di genere;
  2. si è raggiunto l’accordo con Forza Italia su una bozza di legge elettorale (l’italicum) che però non salvaguarda la rappresentanza di genere;
  3. la bozza non è stata esaminata dalla Commissione parlamentare a causa della forte opposizione del M5S (e dei disordini che ha provocato). Sono stati presentati però vari emendamenti, tra cui i tre sulla parità di rappresentanza di genere;
  4. la bozza è quindi arrivata direttamente in Aula dove, per rispettare i tempi previsti per l’approvazione, sono stati ritirati tutti gli emendamenti salvo i tre sulla parità di genere. Su di essi si sperava di trovare un nuovo accordo con Forza Italia, anche grazie all’azione trasversale delle donne, ma Forza Italia si è opposta e gli emendamenti sono stati bocciati.

I PROBLEMI

Secondo molte delle intervenute (Agostini, Cirinnà, Coscia, Bianchi, Giuliani, Maturani, e poi Alfonsi, Garzia, Persichetti, Ventimiglia, Calisse, Crostella, Colonna, Rinaldi, Bombelli, Miletta …), nella vicenda degli emendamenti respinti vanno distinti due problemi diversi: – un problema politico: il PD ha avviato un percorso di riforme importanti, di cui fa parte la nuova legge elettorale (oltre alla riforma del bicameralismo e del titolo V della Costituzione). E’ una sfida importantissima, da appoggiare e portare fino in fondo; – un problema culturale: la rappresentanza di genere è un principio fondativo del PD, ma la bocciatura degli emendamenti dimostra che il PD ancora non comprende davvero e non sa rispettare in pieno quel principio. I due problemi si sono sovrapposti, e hanno prodotto alcuni errori. Il PD non ha previsto subito nelle bozze di legge la parità di genere, non ha saputo farne un punto non contrattabile e, per salvare a riforma delle legge elettorale, che non può e non deve fallire, ha accettato la bocciatura degli emendamenti, infrangendo il principio fondativo della rappresentanza di genere.

LE PROPOSTE

La discussione ha prodotto alcune proposte operative:

  • a) le donne devono impegnarsi perché il principio della parità di genere e di rappresentanza  diventi patrimonio di tutto il PD, sia attraverso la discussione prevista in Direzione nazionale e alla quale parteciperanno anche i gruppi parlamentari, sia nei livelli territoriali. Le donne del Pd Roma si impegnano a proporre il tema e a farne una battaglia culturale nei circoli e nelle assemblee;
  • b) nel prossimo passaggio al Senato della legge elettorale, le parlamentari elette a Roma si impegnano a svolgere un lavoro di dialogo e di alleanze a 360°, per raccogliere consenso sugli emendamenti, così da arrivare alla riforma della legge elettorale salvaguardando le norme della parità di rappresentanza di genere;
  • c) la terza proposta, non meno importante, parte dal fatto che nei giorni scorsi la vicenda degli emendamenti bocciati è stata raccontata con le parole sbagliate (in tv, sui giornali, nelle discussioni). Le donne del PD Roma suggeriscono di usare le parole giuste:
    • si è opposto alla richiesta delle donne il merito,  ma le donne del PD difendono il principio democratico della rappresentanza;
    • si è parlato di quote rosa, ma le donne del PD difendono il principio fondativo del PD che è la parità di rappresentanza;
    • si è parlato del PD ricattato da Forza Italia sulla legge elettorale, ma il PD ha cercato accordi quanto più larghi possibili, come è giusto per riforme importanti per tutti;
    • si è attribuita al PD la richiesta di liste bloccate per la selezione dei parlamentari, mentre il PD ha sempre richiesto e sostenuto il metodo dei collegi con candidati riconoscibili.

Se ci sarà la “guida pratica della femminista del III millennio”, come ha auspicato in conclusione la giovane Benedetta Rinaldi, l’attivo delle donne del PD Roma ha scritto il primo intenso capitolo proprio venerdì sera, nella Sala Conferenze del Partito Democratico, in Via S. Andrea delle Fratte.