Matteo Orfini: “C’è bisogno di partiti più forti per prevenire la corruzione”

Maria Zegarelli, l’Unità, 4 maggio 2016

 
 

In transatlantico la tensione si taglia con il coltello tra i deputati dem. La notizia dell’arresto del sindaco di Lodi è piombata sulla testa del partito a una settimana di distanza da quella dell’inchiesta che vede coinvolto l’ormai ex presidente dem della Campania per concorso esterno in associazione mafiosa. Il M5s non aspettava altro, soprattutto in piena campagna elettorale. Mantenere la calma, sembra la parola d’ordine per i piddini che si sentono sotto assedio. Non cedere alla tentazione di chi vuole stimolare letture maliziose sul tempismo delle inchieste. Dal primo all’ultimo deputato la risposta è che si attende con «fiducia e rispetto» l’esito del lavoro della magistratura. Il più calmo di tutti è lui, il presidente Matteo Orfini, che da quando ha preso in mano le vicende romane legate a Mafia capitale ha dovuto fare del self control una sorta di disciplina di vita. «Ogni tanto ci sono anche le assoluzioni di esponenti del Pd, ma quelle hanno meno risalto», commenta mentre lascia andare lo zainetto sul divano. Ha da poco sentito Lorenzo Guerini su questa ennesima giornata di passione. Continua a leggere

E tu splendi, invece, Roma

Nel luglio del 2015 il New York Times raccontava “il degrado” della nostra città, con la foto di una bambina ritratta accanto ai bidoni dell’immondizia. Un’umiliazione per tutti noi. Ma anche un’ingiustizia. Perché è vero, Roma ha moltissimi problemi. Ma una città non è solo la sua forma urbana, le sue strade, i suoi palazzi.
È anche la comunità dei suoi cittadini. Le donne e gli uomini che ogni giorno la vivono. Alcuni hanno contribuito al degrado. Altri per fortuna l’hanno contrastato, sostituendosi alla politica e alle istituzioni. Sono tantissime le storie di rigenerazione, d’impegno civico, di passione: dall’affanno è nato il movimento; nella periferia più abbandonata è cresciuta la dignità; i palazzi grigi si sono colorati con la street art; la povertà ha trovato conforto nella solidarietà.

Quando ho cominciato a lavorare alla lista del Pd ho subito detto che sarebbe stata la conclusione del lavoro di questi mesi, di quel percorso di rigenerazione di una comunità scottata da Mafia Capitale. Un impegno collettivo duro e serio. Dalla prima assemblea su una sedia al Laurentino 38 al rapporto Barca; dalla scommessa vinta di una festa dell’Unità, portata lontano dal centro della città, ai banchetti che ci hanno riportato per strada, tra la nostra gente.

Oggi il Pd è diverso, ma ha l’umiltà di sapere di non essere autosufficiente. Per questo ho aperto la nostra lista a quelle storie di rigenerazione, di coraggio, d’impegno civico, di passione.

Per questo ho chiesto a Piera Levi-Montalcini di guidare la nostra lista.

Per questo ho voluto in lista Cristiano Davoli, che un giorno della sua vita ha deciso di procurarsi del bitume e una carriola e ha iniziato a tappare buche per tutta Roma. E Giuseppe Cavallo, che anni fa aprì una palestra di ginnastica in periferia e l’ha portata in serie A.

Ho cercato di rappresentare nella lista chi più di altri vive i cambiamenti e le difficoltà del mondo del lavoro e lotta per migliorare le condizioni dei lavoratori: da Massimiliano Silvi a Salvo Barrano, rappresentante di quell’esercito di autonomi costituito spesso da professionisti iper qualificati ma privi di diritti. Fino a Mimmo Borrelli, che da ex esodato ha saputo costruire una piccola storia di successo e innovazione.

E poi tanti protagonisti della produzione culturale e creativa della nostra città, ma anche persone che hanno costruito successi ed esperienze innovative puntando sul rispetto dell’ambiente e sulla qualità, come Loredana Merluzzo e Antonello Magliari.

Ed Elisabetta Giustino, dirigente scolastico in una delle periferie forse più difficili di Roma, o Gabriella Pesa, che quotidianamente dedica il suo tempo a costruire occasioni di sostegno e beneficenza per i meno fortunati. Sono solo alcuni dei candidati “civici”, in totale un terzo della nostra lista.
Al loro fianco ci saranno i candidati di partito. Li ho scelti sulla base di criteri chiari: rinnovamento e competenza. Dicevano che non avremmo trovato le donne, e invece abbiamo candidato più donne che uomini. Dicevano che avremmo candidato i soliti noti, e l’età media dei candidati di partito è quarant’anni. Amministratori capaci ed esperti, nonostante la giovane età. Alcuni erano già in Comune, altri vengono dalle esperienze dei Municipi o dei nostri circoli territoriali.
Con loro ci sarà Paola Concia, che è tornata in un momento difficile a dare una mano al suo partito e alla sua città, dimostrando ancora una volta il suo coraggio. Questo oggi è il Pd ed io ne sono orgoglioso.

Mentre pensavamo alla nostra campagna elettorale e a come impostarla ci è giunta la notizia del danneggiamento, ad Ostia, del monumento dedicato a Pier Paolo Pasolini. È allora che abbiamo deciso di ispirarci alla sua lettera a Gennariello: oggi molti vogliono che Roma sia brutta e debole. Noi invece vogliamo che splenda, che torni Roma, come ripete Roberto Giachetti.

Le fotografie d’altronde, come le storie e gli attimi che raccontano, lasciano sempre al tempo e all’impegno la speranza e la forza di trasformarle in ricordo. Quello scatto del New York Times, vogliamo resti solo un ricordo, brutto.
Vogliamo che a Roma tornino a scattarsi foto in cui il sole splende su di un fiore e una bambina, a cui volevano insegnare a non splendere. E lei splende, invece.

Matteo Orfini

 

etusplendiinveceroma

Roberto Giachetti: “Con me un’altra storia. Io più di rottura dei 5 stelle”

Ernesto Menicucci, Corriere della Sera – ed. Roma, 14 aprile 2016

 

Il completo blu, la camicia bianca rigorosamente senza cravatta, il mezzo sigaro in bocca. E, su una pila di carte, un maialino rosa di gomma, che se lo schiacci fa il grugnito: «Quello? È il Porcellum… Me lo hanno regalato quando facevo lo sciopero della fame». Roberto Giachetti è a Montecitorio, nel suo ufficio da vicepresidente. E si concede una pausa di un’ora col Corriere. Oggi Giachetti inaugura il comitato elettorale all’ex Dogana, dove festeggiò la vittoria alle primarie: dopo di allora, per un mese, «bobogiac» era sparito dai radar.

Si era fermato il motorino?

«Ho iniziato volendo ascoltare la gente e ho anticipato quello che gli altri candidati stanno facendo ora. Questo tempo è servito a tradurre in progetti concreti alcune idee: sto già lavorando da sindaco». Continua a leggere

Roberto Giachetti: “No ai finanziamenti in contanti e alle cene stile-Buzzi”

Luca De Carolis, Il Fatto Quotidiano, 12 aprile 2016

Niente cene di finanziamento, niente manifesti, niente fondi in contanti. E una mossa: “Farò vagliare i candidati delle sette liste che mi appoggiano all’Antimafia: spedirò gli elenchi tra il 19 e il 20 aprile, appena le liste saranno chiuse”. Roberto Giachetti, il candidato sindaco del Pd a Roma, ammette: “Devo dare un segnale di discontinuità, in questa città c’è stata Mafia Capitale”. Renziano e radicale, prova a risalire la corrente. Dopo la mafia che ha infettato il suo partito, dopo gli arresti, dopo l’Ignazio Marino cacciato con le firme dal notaio, e con un Pd ancora commissariato. Continua a leggere

Giachetti parte dalle periferie: con me per ricucire la città

Rossella Ripert, l’Unità, 9 aprile 2016

 
 

Riparte dalle periferie Roberto Giachetti per far tornare il centrosinistra in Campidoglio. Il candidato sindaco che ha fatto della rivoluzione delle piccole cose la sua bandiera e dopo la vittoria alle primarie romane ha reso omaggio a Luigi Petroselli, il simbolo della riscossa delle borgate romane, ieri ha ricominciato il giro di ascolto della città dal VI municipio, dalle Torri. Tor Bella Monaca, Tor Vergata, Torrespaccata, Torre Angela, Lunghezza, più di 250 mila abitanti, la Roma che soffre il degrado, un nervo scoperto nel Pd romano commissariato dopo Mafia capitale. Continua a leggere