Roma sommersa dai rifiuti: tutte le responsabilità della Sindaca Raggi!

È sotto gli occhi di tutti l’emergenza rifiuti che sta affrontando la nostra Città. La Capitale d’Italia produce tra 2900 e 3000 tonnellate di rifiuti indifferenziati al giorno ma l’amministrazione a 5 stelle riesce a gestirne solo tra le 2400 e le 2500 tonnellate al giorno. Così quotidianamente ne rimangono accatastati ai margini delle nostre strade tra le 500 e 600 tonnellate.

Nel Lazio ci sarebbero partner privati a cui affidare il trattamento dei rifiuti (già attivati da una ordinanza regionale) ma il problema è sempre lo stesso, manca la chiusura del ciclo dei rifiuti, mancano discariche, mancano inceneritori.  Da quando l’impianto di Salario è andato parzialmente a fuoco, si è rotto il precario equilibrio che esisteva. E, in un sistema fragile, è bastato il rallentamento dell’impianto TMB di Malagrotta dovuto alle manutenzioni ordinarie, per far saltare l’equilibrio. Solo a settembre tornerà a pieno regime.

Nel frattempo, il ciclo delle manutenzioni all’inceneritore di Acea di San Vittore è stato rimandato alla seconda metà di luglio, sperando che i romani partano per le vacanze.
Dunque questa crisi durerà ancora. Fino a Natale, dichiarano in commissione i vertici AMA. Non sarà sufficiente la decisione del Sindaco Raggi di attivare il tritovagliatore mobile di Ostia che può trattare da 50 a 200 tonnellate.
L’emergenza rimarrà ancora almeno per qualche mese.
A settembre, quando chiuderà l’inceneritore di Acerra per manutenzioni, si saturerà il mercato dei rifiuti, rendendo ancora più complesso (e a costi più elevati) l’invio dei rifiuti fuori dal Lazio.
A fine anno, tra l’aumento fisiologico della produzione dei rifiuti per le feste e la definitiva chiusura della discarica di Colleferro (ormai satura), ci sarà il culmine della crisi.

Eppure il problema si può affrontare. In Città, a Roma, ci sono gli strumenti per prendere il toro per le corna e trasformare i rifiuti in un’opportunità.
In che modo: costruendo un ciclo industriale per la gestione dei rifiuti, che utilizzi tecnologie avanzate che garantiscano impianti a basso impatto ambientale.
Fino ad oggi non si è potuto fare. Perché l’atteggiamento ideologico del M5S ha portato il Sindaco Raggi a non dare alcun indirizzo per affrontare il problema.
Ad oggi, nessun assessore ha ancora la delega ai rifiuti, (il nuovo assessore all’ambiente non ha delega ai rifiuti) nessuno se ne occupa. Nessun piano industriale di Ama è stato approvato e persino il Bilancio 2017 è stato bocciato.
Gli ecodistretti pensati dal centrosinistra sono stati cancellati, e i due nuovi impianti di compost proposti dalla Raggi sono stati bocciati dallo stesso Comune di Roma in conferenza dei servizi.
La raccolta differenziata non cresce facendo cadere il paradigma per cui nuovi impianti non serviranno. La raccolta non domestica non funziona e rischia nel medio periodo di essere superata da nuovi competitori che toglieranno ulteriori risorse ad AMA.
Finché il M5S non individua una nuova discarica, saremo costretti a continuare a portare i rifiuti fuori dal Lazio per lo smaltimento. A costi sempre più elevati, riempiendo la città di piazzali per il carico e scarico rifiuti.
La favola dei 5Stelle è finita, un epilogo triste e deludente per la Città. Per ridare dignità a Roma dobbiamo continuare a lavorare ad un’alternativa credibile, perché sarà nostro dovere metterla in campo e trasformarla in realtà.

Alessandro Rosi

Responsabile progetti speciali e politiche della sostenibilità e di contrasto dei cambiamenti climatici del Partito Democratico di Roma

Quer pasticciaccio brutto de li musei

di Gioia Farnocchia, responsabile Roma Creativa e sviluppo economia arancione Pd Roma

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Se ci fosse un titolo, per questa storia potrebbe essere “quer pasticciaccio brutto de li musei (quasi tutti romani).”

La ” riforma” di Bonisoli prevede un nuovo assetto organizzativo, caratterizzato da un forte accentramento, a cui mancano un obiettivo e una strategia lineari e comprensibili: si eliminano i Poli museali, (danneggiando specialmente i piccoli musei) e si creano generiche “Direzioni territoriali delle Reti museali” che comprendono spesso più Regioni, con un evidente rischio di paralisi amministrativa.

Si sopprimono poi tre musei autonomi, di cui due romani: il Parco dell’Appia Antica, il Museo di Villa Giulia, le Gallerie dell’Accademia di Firenze. Questo significa immolare alla burocrazia e a logiche francamente incomprensibili il patrimonio culturale nazionale e della nostra città, facendo un salto all’indietro di 40 anni.
È assurdo chiudere esperienze che iniziano a dare importanti risultati, compiendo scelte non trasparenti, di cui non si comprende la ratio.
Come si sono scelti i luoghi da declassare ? Secondo quali dati? Su che base si scelgono alcuni musei, e se ne lasciano autonomi altri?
Quali sono, in definitiva, i parametri e i criteri utilizzati nella scelta?

Il museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, punto di riferimento internazionale per la storia e l’archeologia preromana, grazie a un Direttore capace come Valentino Nizzo, ha concentrato la sua attenzione su importanti interventi di manutenzione straordinaria e recupero alla fruizione di spazi importanti (cosa non marginale) e inizia a raggiungere traguardi strutturali, svolgendo al contempo una straordinaria attività di valorizzazione, comunicazione e rapporto con il territorio che rappresenta. È stato il primo museo statale a inserire nella missione un riferimento esplicito alla Convenzione di Faro, perseguendola attivamente e praticamente anche attraverso il coinvolgimento dei cittadini, delle associazioni e delle realtà culturali di un territorio che si estende ben oltre i confini geografici del Lazio.
Alcuni dati significativi: nel 2018 c’è stato un aumento complessivo dei visitatori del 14,3% rispetto al 2017, e sono stato raggiunti risultati di pubblico che non venivano conseguiti dal lontano 2006 (con 82500 visitatori annui).
Nel caso del Parco dell’Appia si sfiora il ridicolo, con un direttore appena nominato che apprende dai giornali che il suo parco è stato declassato e annulla di corsa la conferenza stampa in cui avrebbe illustrato il suo programma.

Di questa lista nella bozza iniziale faceva parte anche il Miramare di Trieste, recuperato dopo le proteste della Lega.

Perché la Sindaca Virginia Raggi e Bergamo tacciono, mentre il patrimonio culturale della città viene declassato?
Noi non permetteremo che il patrimonio culturale, materiale e immateriale romano venga danneggiato da tuffi nel passato che rischiano di affogarlo.

Parco Archeologico Appia Antica e Museo di Villa Giulia: solidarietà a lavoratrici e lavoratori

Il testo dell’ordine del giorno assunto martedì 11 giugno 2019 dalla Direzione del Partito Democratico di Roma
“La Direzione del Partito Democratico di Roma, avendo appreso dagli organi di stampa dell’intenzione del Ministro per i Beni e le Attività Culturali, Alberto Bonisoli, di procedere a una riorganizzazione dell’assetto del Mibac con un accentramento di poteri e la soppressione dell’autonomia di quattro istituti di rilevanza nazionale nati a seguito della riforma Franceschini, nello specifico il Parco Archeologico dell’Appia Antica e il Museo di Villa Giulia in Roma, oltreché della Galleria dell’Accademia di Firenze e del Castello Miramare, esprime la massima solidarietà alle lavoratrici e ai lavoratori e condanna il processo insensato di riorganizzazione, che si prospetta dettato da un mero calcolo di potere e non affronta minimamente le criticità vissute dai nuovi istituti, ma ha il solo effetto di peggiorare le condizioni lavorative di centinaia di dipendenti, che il ministro Bonisoli evidentemente considera solo dei numeri.
Per quanto riguarda nello specifico il Parco Archeologico dell’Appia Antica, che comprende un patrimonio archeologico, monumentale, paesaggistico e naturalistico unico al mondo tutelato dallo Stato e dalla Regione Lazio, un pezzo di campagna romana scampato alla speculazione edilizia grazie alle storiche battaglie portate avanti a partire da Antonio Cederna, l’esiguità dei fondi assegnati e la fase di incertezza amministrativa a cui sembra essere condannato rischiano di pregiudicare le attività di tutela e valorizzazione, faticosamente portate avanti in questi anni. La via Appia e i suoi monumenti, gli ambiti degli Acquedotti, le grandi ville imperiali di Quintili e Sette Bassi meritano la rilevanza nazionale garantita dall’attuale assetto e vanno attivati tutti gli strumenti possibili per garantire l’efficacia amministrativa e il diritto dei cittadini a fruirne nel modo migliore”.

SCUOLA. PD ROMA: ASSISTENZA DISABILI CON BANDO UNICO È SCELTA SCELLERATA

La scelta dell’amministrazione capitolina di ricorrere ad un bando unico centralizzato, per l’affidamento del servizio di assistenza scolastica rivolto agli alunni con disabilità, consumerà la sua scelleratezza sulla pelle dei più deboli”.

Così dichiarano in una nota Carla Fermariello e Annarita Leobruni, rispettivamente delegate alle Politiche Sociali e Scuola del PD Roma.

“I bambini e gli adolescenti con disabilità a Roma rischiano di non vedersi riconosciuto, per la prima volta dopo oltre quarant’anni dall’approvazione della legge 517 del 1977, il diritto allo studio, alla formazione e all’inclusione scolastica. Il nuovo “Regolamento per il servizio educativo per l’autonomia degli alunni con disabilità”, approvato dall’assemblea capitolina con delibera n. 80 del 2017, non è mai decollato e contraddice se stesso. Sebbene il Regolamento preveda esplicitamente che il sistema dell’accreditamento possa rappresentare lo “strumento efficace allo scopo di definire modalità uniformi di erogazione del servizio su tutto il territorio cittadino ed al fine di garantire un sistema di valutazione delle prestazioni”, l’amministrazione capitolina ha deciso di affidare il servizio attraverso un bando unico centralizzato – ancora non pubblicato – che, oltre a non garantire il diritto allo studio a partire dal mese di settembre, rischia di favorire la nascita dei “colossi” dell’assistenza scolastica a discapito di realtà più piccole, ma non per questo meno valide. Raramente, nella storia dei servizi, un coro cosi unanime – tra Consulte per la Disabilità, amministratori locali, sindacati, operatori ed Enti del terzo settore, ha trovato la stessa voce nelle critiche verso l’amministrazione capitolina. Un bando pericoloso, che non garantisce elementi ritenuti essenziali da tutti gli attori coinvolti: la territorialità, la continuità dell’intervento e le garanzie occupazionali. Il servizio ha patito nei Municipi, l’incertezza capitolina dei cinque stelle e negli ultimi due anni ci sono stati cambi continui d’appalto (in alcuni casi anche tre in un anno), proroghe di mese in mese, fino ad arrivare a situazioni paradossali, in attesa di un bando che non è mai arrivato.
Chiediamo che il Campidoglio trovi soluzioni immediate avviando anche un Tavolo partecipato – che coinvolga le Consulte, i Municipi, le Asl, le famiglie e gli operatori – affinché si valuti concretamente la possibilità di ricorrere al sistema dell’accreditamento, come è stato fatto nella città di Milano, anche attraverso l’istituzione di un Registro per i soggetti del terzo settore finalizzato alla realizzazione del servizio OEPA, che garantisca la centralità della persona, la continuità educativa, la qualità e la flessibilità del servizio a beneficio degli alunni con disabilità”. Così dichiarano Carla Fermariello e Annarita Leobruni del PD Roma.

Nicola Zingaretti segretario!

Complimenti e buon lavoro al nostro nuovo segretario nazionale Nicola Zingaretti. Grazie anche a Roberto Giachetti, Maurizio Martina e soprattutto a tutti i volontari che animano la più bella comunità politica italiana, quella dei militanti del Partito Democratico. Insieme a tutte e tutti gli elettori che ieri si sono messi in fila ai gazebo, abbiamo scritto, insieme, una grandissima pagina di democrazia. La straordinaria partecipazione alle #primarie2019 nella Capitale è una vittoria per tutta la nostra città. Ora tutti al lavoro per il futuro di Roma e dell’Italia.

BASTA ODIO SUI SOCIAL: LA CARTA D’IMPEGNI DEL PARTITO DEMOCRATICO DI ROMA

CARTA D’IMPEGNI PER LA COMUNICAZIONE SUI SOCIAL

 

Premessa

 

“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”. La libertà d’espressione, sancita dall’articolo 21 della Costituzione, così come il diritto all’informazione, è un principio fondamentale dell’ordine democratico che contribuisce in modo determinante alla pari dignità di tutte le cittadine e di tutti i cittadini.

 

Il presente documento intende offrire un contributo utile affinché, soprattutto quando comunichiamo in rete, ci assumiamo la responsabilità, da democratiche e democratici romani, di entrambi questi principi: quello che riconosce a tutte e tutti il diritto alla libera espressione del pensiero e quello della pari dignità.

 

I social network sono spazi virtuali ma le persone che li frequentano, al netto del fenomeno dei fake, sono persone reali, in carne e ossa, con diritti e doveri non diminuiti dal fatto di interagire con il prossimo attraverso una tastiera e da dietro uno schermo.

 

Le parole sono sempre azioni, anche in rete. Ed è utile sottolineare che il diritto costituzionale ad esprimere liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione non implica anche il diritto a ledere la dignità, l’onorabilità e la reputazione delle persone utilizzando un linguaggio offensivo, infamante, minaccioso.

 

L’ hate speech è un fenomeno che va contrastato radicalmente non solo perché lesivo della dignità delle persone ma perché compromette la nostra stessa convivenza civile e democratica.

 

Come democratiche e democratici romani dobbiamo essere consapevoli del ruolo fondamentale che ciascuno di noi ha nella battaglia politica e culturale da sostenere nel Paese e rispetto alla quale l’esempio che come comunità offriamo risulta determinante a conferire ad essa maggiore o minore credibilità.

 

In questi anni, anche all’interno del Partito Democratico e nella comunità della Federazione di Roma, il confronto sui social network si è troppo spesso tramutato, davanti all’opinione pubblica, in uno scontro violento non di idee ma tra persone.

 

Il presente documento, ispirato al “Manifesto della comunicazione non ostile…per la politica”, e coerentemente con i principi espressi nel codice etico del PD che all’articolo 2 recita: “Le donne e gli uomini del Partito Democratico vivono l’impegno politico con responsabilità e, per questo, sentono il dovere di confrontarsi e di dare conto del proprio operato (…) Sostengono un modello di comunicazione basato sull’ascolto, sul dialogo, sulla chiarezza di espressione. Si impegnano a condurre il confronto con “volontà d’intesa, ricercando cioè una reale interlocuzione” vuole rappresentare uno strumento a disposizione di tutte le iscritte e gli iscritti al Partito Democratico di Roma contro la diffusione di odio e fake news all’interno della stessa comunità delle democratiche e dei democratici romani. Uno strumento per richiamare al rispetto e la tutela della dignità, rispettabilità e reputazione on line di tutte e tutti nel riconoscimento che la pluralità delle opinioni rappresenta una ricchezza e non certo un ostacolo al militare nello stesso partito in coerenza con quanto previsto dallo Statuto Nazionale e regionale.

 

I 5 PUNTI DELLA CARTA D’IMPEGNI PER LA COMUNICAZIONE SOCIAL DEL PD ROMA

 

 

  1. La comunicazione è parte integrante della mia azione politica, orientata al bene comune.
    In quanto iscritta/o al Partito Democratico di Roma, anche on line aderisco ai valori in cui si riconosce la mia comunità e non considero o uso la rete come zona franca in cui tutto è permesso.

 

  1. Nel dibattito on line uso i miei argomenti per dialogare, per convincere. Mai per delegittimare, offendere, minacciare l’interlocutore.

 

  1. Ritengo che il dibattito pubblico, anche se aspro, debba essere un momento di crescita per tutti. Come cittadina/o e componente della comunità del Partito Democratico di Roma ho il diritto di esprimere liberamente le mie opinioni, non quello di insultare, diffamare, minacciare.

 

  1. Non produco, diffondo o promuovo notizie, informazioni e dati che so essere falsi, manipolati o fuorvianti.

5.Le idee si possono discutere, le persone si         devono rispettare. Gli insulti non sono argomenti. Sono consapevole che gli insulti sono umilianti sia per chi li riceve, sia per la comunità di cui faccio parte.

 

Andrea Casu, segretario Pd Roma

Claudia Daconto, responsabile Comunicazione Pd Roma

Giulio Pelonzi, capogruppo Pd Assemblea capitolina

Marco Cappa, segretario Pd I Municipio

Guido Laj, segretario Pd II Municipio

Riccardo Vagnarelli, segretario Pd V Municipio

Fabrizio Compagnone, segretario Pd VI Municipio

Giuseppina Fidilio, segretaria Pd VII Municipio

Flavio Conia, segretario Pd VIII Municipio

Francesca Villani, segretaria Pd IX Municipio

Flavio De Santis, segretario Pd X Municipio

Gianluca Lanzi, segretario Pd XI Municipio

Elio Tomassetti, segretario Pd XII Municipio

Enzo Cuozzo, segretario Pd XIII Municipio

Enrico Sabri, segretario Pd XIV Municipio

Claudio Marinali, segretario Pd XV Municipio

       

Riccardo Corbucci

Carla Fermariello

Luca Pioli

Augusto Gregori

Giulia Tempesta

Antonio Senneca

Letizia Gallacci

Alessandro Pillitu

Fabio Cerritelli

Roberto Salaris

Maria Teresa Di Sarcina

Giulia Candelori

Daniela Spinaci

Daniele Palmisano

Giulia Di Costanzo

Giovanna Ceccarelli

Stefano Pedica

Paolo Acunzo

Alfredo Confessore

Eliseo D’Urso

Stefano Carletti

Cetta Petrollo

Enrica Conte

Cristina D’Arcangelo

Rita Barbonari

Salvatore Cuoco

Maria Teresa Papaleo

Alessandra Rosi

Andrea Ambrogetti

Gianluca Fabi

Cristina Candidi Rosi

Sandro Marini

Erica Simone

Giovanna Tommasini

Roberto Roberti

Bruno Rosi

Elena D’Alessandro

Paola Sala

Lucia Di Maro

Carla Artefice

Cristiano Davoli

Fabrizio Barboni

Stefano Borioni

Irma Laurenti

Lilli Camolese

Silvia Fiorentini

Giuseppe D’amato

Eliseo D’urso

Mauro Polimanti

Maila Sansaini

Armando Malta

Simone Cascino

Agata Mure

Graziella Giardini

Barbara Laurenzi

Marco Toti

Oreste D’Addese

Ilaria Fannunza

Antonio Liani

Marco Toti

Oreste D’Addese

Alfredo Di Lorenzo

Daniela Scocciolini

 

VITTORIA DEL SI AL REFERENDUM DEGLI ISCRITTI SU ATAC E RIFIUTI

Oltre 3500 iscritti al Partito Democratico di Roma hanno partecipato al primo referendum interno della storia del PD per scegliere direttamente la posizione ufficiale del partito al referendum dell’11 novembre per la liberalizzazione del trasporto pubblico locale e le azioni necessarie a contrastare l’emergenza rifiuti che il fallimento di Virginia Raggi e del #M5S ha prodotto nella Capitale. Il referendum tra gli iscritti si è svolto in tutti i circoli della cittá dal 19 al 28 ottobre e ha visto una netta affermazione del Sì in tutti e 3 i quesiti proposti: i primi due anticipavano i quesiti su cui tutti i romani saranno chiamati ad esprimersi il prossimo 11 novembre e puntava a definire la posizione del partito insieme ai nostri militanti; il terzo li interrogava circa la necessità di intraprendere una mobilitazione permanente cittadina per la difesa del diritto alla salute dei romani e il decoro e il recupero ambientale dei territori, a partire da quelli più compromessi, attraverso l’incremento della raccolta differenziata e la chiusura del ciclo dei rifiuti. La consultazione ha visto un affermazione del Sì con rispettivamente il 62,33%, il 60,95%, e l’84,42% dei voti espressi.

Dopo 11 anni per la prima volta il PD ha chiamato a raccolta tutti i suoi iscritti per votare su una scelta politica e non solo sull’indicazione di nomi. Ringraziamo tutte le democratiche e tutti i democratici che hanno creduto in questo appuntamento e lo hanno reso possibile animando i Comitati per il Sì e per il No e partecipando alla consultazione: di fronte al fallimento di Virginia Raggi in materia di trasporti e rifiuti è indispensabile che il PD assuma su questi temi cruciali posizioni chiare e unitarie frutto di una discussione e decisione collettiva. Ai danni prodotti a Roma dalla truffa della democrazia diretta da Grillo e Casaleggio vogliamo rispondere coinvolgendo tutti i romani, a partire dai nostri iscritti, nella costruzione dell’alternativa che vogliamo offrire alla città in vista del fondamentale appuntamento referendario del prossimo 11 novembre e oltre.

 

Ecco i risultati Circolo per Circolo:

Risultati

Pd Roma, i documenti elaborati dal tavolo di lavoro sulla salute mentale

fermarielloIl tavolo di lavoro per la salute mentale promosso dal Partito Democratico di Roma in questi mesi di elaborazione e discussione ha prodotto due documenti.

Il primo relativamente alle criticità e le proposte per la salute mentale (clicca qui) è stato pubblicato il 19 luglio del 2018 ed è stato successivamente presentato ufficialmente il 27 luglio al Festival dell’Unità di Roma in una discussione che è stata interamente ripresa da Radio Radicale (clicca qui). Fra le varie richieste avanzate dal tavolo del Pd Roma, la Regione Lazio con il decreto 293 del 26 luglio (clicca qui) ha assunto la proroga al 31 dicembre del regime transitorio più favorevole all’utenza per la compartecipazione delle famiglie alla spesa per le strutture residenziali socio riabilitative. Il documento inoltre ha messo in evidenza alcune urgenze quali: l’abbattimento delle liste di attesa per l’accesso alle cure; la riduzione delle diseguaglianze e delle sperequazioni nelle offerte assistenziali territoriali; il necessario investimento nel reperire personale, in grado di innalzare il livello della qualità delle risposte ai bisogni; il recupero della centralità dei centri diurni, che dovranno tornare ad essere unità operative semplici delle UOC territoriali; una maggiore attività di monitoraggio e verifica del sistema privato accreditato; la revoca del decreto sulla riforma della residenzialità, che rischia di reintrodurre l’elemento della cronicizzazione; ed infine l’indizione della conferenza sanitaria cittadina, che non viene più convocata da undici anni.

tavolo saluteIl secondo documento (clicca qui) avente per oggetto la rimodulazione delle situazioni di esenzione sulla compartecipazione alla spesa del SRSR riguarda la necessità, in vista dell’imminenza scadenza della proroga al 31 dicembre 2018, di rimodulare appunto le situazioni di esenzione, allineando le quote della Regione Lazio a quelle previste per gli utenti delle altre regioni italiane. Inoltre si è anche provveduto a mettere in evidenza l’impellente necessità di provvedere alla nomina del Dirigente in capo all’Area Salute Mentale, carica vacante dal giugno del 2018.

Tutti i documenti sono stati messi a disposizione dei capigruppo e dei segretari del Partito Democratico di Roma.

Carla Fermariello, delegata politiche sociali del Partito Democratico di Roma

Riccardo Corbucci, coordinatore della segreteria del Partito Democratico di Roma

ROM: DISASTRO RAGGI SU CHIUSURA CAMPING RIVER

di Marco Tolli

Il “piano Rom” della giunta guidata da Virginia Raggi è un grande fallimento. Prendiamo il caso del Camping River, un villaggio della solidarietà sito in via della Tenuta Piccirrili in XV Municipio. In due anni di tempo, pur disponendo di importanti risorse, l’amministrazione non è riuscita a convincere la popolazione ad accettare i programmi di assistenza nell’uscita dal campo proposti dal Campidoglio. Parliamo essenzialmente di misure di sostegno economico all’affitto, anche con possibilità di pagamento diretto del canone di locazione da parte del Comune.

La cosa che non è chiara è perché non sia stata l’amministrazione stessa a fare una ricerca di mercato e a reperire gli alloggi necessari attraverso una selezione di evidenza pubblica. Il tempo c’era. Si è scelto invece di responsabilizzare esclusivamente i residenti che, appartenendo ad un gruppo sociale da sempre ai margini della società, non sono riusciti a reperire sul mercato un alloggio alternativo.

La reazione della Sindaca Raggi ai loro fallimenti è stata quella di ordinare la demolizione dei moduli abitativi di proprietà comunale presenti al Camping River: non te vai? Ok, siccome il container è mio, te lo distruggo! Gli appelli di queste ore, in primis quello del comitato dei residenti della Tiberina, della Comunità di S. Egidio e di molti rappresentanti delle Istituzioni, spinti dalla preoccupazione che si apra una nuova emergenza, stanno invocando un cambio di linea.

Questo non significa tentennare sulla chiusura del River, ma riaprire il dialogo con la popolazione rom presente e i cittadini residenti, impostandolo su un reale percorso di uscita dal campo e di chiusura definitiva della struttura. D’altronde la strategia dei villaggi della solidarietà è stata in grado di risolvere solo gli aspetti emergenziali legati alla condizione della popolazione rom e sinti a Roma, ma non è stata in grado, anche per via delle dimensioni delle strutture e la scelta delle localizzazioni, di produrre altri risultati.

Questo campo, come altri, nacque nel 2005 nell’ambito di una serie di operazioni condotte dall’amministrazione comunale per sanare le baraccopoli abusive diffuse in città. Sarebbe un vero paradosso se ora, a distanza di più di 10 anni, tornassimo agli insediamenti informali, alle baracche, solo perché i rom residenti non sono stati in grado di trovarsi una casa in affitto. Dobbiamo andare oltre, non tornare indietro.

Il confronto tra tutte le parti interessate deve essere pragmatico e volto ad individuare percorsi credibili. Per fare un esempio l’idea proposta dalla società Seges srl e sostenuta da molti residenti del campo, di valorizzare le aree sulle quali sorge il River per realizzare una cittadella rom dotata di attrezzature, servizi e negozi non è praticabile per ragioni urbanistiche. Ha più il sapore della speculazione edilizia su un area molto delicata sotto il profilo ambientale e a forte rischio idraulico perché adiacente al fiume Tevere.

Una suggestione che fin quando è in campo distoglie i diretti interessati dalla vera scommessa che deve consistere nella progressiva uscita dal campo attraverso un percorso di miglioramento reale delle proprie condizioni di vita. Il comune faccia quello che fin qui non ha fatto: assuma direttamente la ricerca delle soluzioni abitative, evitando così che da una struttura attrezzata si ritorni al passato delle baracche. Diversamente la situazione non può che peggiorare.