Michela Di Biase: “Giunta ferma, pensa solo alle nomine. Pd morbido? No, senso di responsabilità”

Il Messaggero – Cronaca di Roma, 2 febbraio 2017

 
 

Michela Di Biase, capogruppo del Partito democratico. Perché sostenete che la giunta Raggi non ha prodotto nulla in sette mesi?

«Al di la del dato numerico, da un punto di vista qualitativo è evidente che non c’è un solo atto di governo dell’amministrazione Raggi caratterizzante dal punto di vista qualitativo. Hanno fatto solo nomine e assunzioni».

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Giachetti: “La falsa partenza era scontata, Roma ha un sindaco dimezzato”

Simone Canettieri intervista Roberto Giachetti, Il Messaggero – Roma, 3 settembre 2016

 

Roberto Giachetti, è sorpreso?

«No, tutto previsto».

Dopo aver perso le elezioni con il Pd, passati 70 giorni, si sente profeta in patria guardando ciò che sta accadendo in Campidoglio alla giunta Raggi?

«No, per me era scontata una partenza così». Continua a leggere

Stefano Esposito: “A Roma domina ancora il blocco di potere di Alemanno”

Rocco Vazzana, Il Dubbio, 3 settembre 2016

 
 

«Io mi sono dimesso perhé Ignazio Marino mi aveva mentito e ho ritenuto che non ci fossero più le condizioni. Immagino che a Marcello Minenna possa essere accaduta una cosa simile». Il senatore Pd Stefano Esposito interviene sul terremoto che sta scuotendo il Campidoglio. Anche lui è stato assessore a Roma, con delega ai Trasporti, e anche lui ha terminato prima del tempo la sua esperienza amministrativa. «Tra l’assessore al Bilancio e Virginia Raggi è venuto meno il rapporto di fiducia perché probabilmente la sindaca non voleva lui in quel ruolo». Continua a leggere

Matteo Orfini: “L’inizio della sindaca? Un riciclo di pezzi di destra e Roma nel caos”

Rossella Ripert, l’Unità, 3 settembre 2016

 
 

Il disastro della giunta Raggi non si può spiegare con l’inesperienza. «C’è qualcosa di più profondo. Intorno alla sindaca si sta coagulando e riciclando un pezzo del potere malato che ha distrutto la città», dice Matteo Orfini, il presidente del Pd mandato da Renzi a fare il commissario del partito romano al tempo di Mafia capitale, «Relazioni pericolose» con la destra peggiore della città, quella di Alemanno. I dem preparano il dossier sui cento giorni di Virginia. Chiederanno le dimissioni? «Deve fare la sindaca, dimostri di saper governare o tragga lei le conseguenze». Il Pd farà l’opposizione dura. «Non rifaremo più gli errori fatti con Alemanno». Continua a leggere

Matteo Orfini: “La Raggi chiarisca e ritiri le deleghe all’assessore Muraro”

Maria Zegarelli, l’Unità, 31 luglio 2016

 
 

«Mi chiedo se la sindaca Virginia Raggi, alla luce di quello che sta emergendo, non debba ritirare le deleghe all’assessora all’Ambiente Paola Muraro». Domanda retorica quella che pone il presidente del Pd, Matteo Orfini, che del partito romano è commissario. Di fatto, è lui a chiedere le dimissioni di Muraro, ex consulente di Ama che in dodici anni ha percepito dall’azienda compensi per un milione e 136mila euro. Continua a leggere

Matteo Orfini: “Il Pd torni ad essere una grande forza sociale”

Giovanna Casadio intervista Matteo Orfini, la Repubblica, 27 giugno 2016

 

“Il Pd in molte parti sembra non essere all’altezza della sfida: sono rimaste le correnti senza il partito”. Detto dal presidente dem, Matteo Orfini, è una sferzata. Orfini va al contrattacco, dopo che nella Direzione del Pd, slittata per Brexit, già alcuni compagni si preparavano a chiederne le dimissioni da commissario romano del partito, addossandogli la responsabilità della sconfitta che ha portato la grillina Virginia Raggi in Campidoglio. “Chi ci critica preferiva il Pd di Mafia Capitale. Io lascio a ottobre quando scade il mio mandato”, risponde.

Orfini, nell’onda montante dei populismi – Brexit, Spagna spaccata, Grillo vittorioso alle amministrative in Italia – al Pd sta arrivando l’avviso di sfratto dai 5 Stelle?

“Credo proprio di no. Ma non dobbiamo sottovalutare il clima che si respira in tutta Europa. Non si può non tenere conto della rabbia che cresce e che oggi viene intercettata solo dal populismo. Con la conseguenza che i costi del populismo li scopri il giorno dopo, come sta succedendo con Brexit, e li paghi per anni”.

Dicevamo, il Pd renziano è alle corde?

“Dobbiamo fare tesoro del messaggio che ci hanno mandato gli elettori. Ho visto le analisi più disparate: Bersani invoca il profumo di Ulivo, chi chiede più cambiamento, chi parla di legge elettorale, come se la risposta alle periferie rabbiose possa essere un emendamento sul premio di coalizione. Ma la questione è un po’ più profonda. Ovvero che l’enorme crescita delle diseguaglianze rende necessario per la sinistra, ancora prima di assumere le misure necessarie, radicarsi in quel disagio”.

Invece Renzi, segretario-premier, racconta un’altra storia, quella dell’Italia felice che riparte.

“Non c’è dubbio che l’Italia stia ripartendo ma la ripresa non si percepisce nei grandi quartieri delle periferie metropolitane, perché non è ancora arrivata. O noi capiamo che c’è un disagio con cui parlare e una grande forza i quei luoghi da coinvolgere nel nostro progetto di cambiamento del paese, oppure lì ci starà solo il populismo”.

Ma per paura dell’onda populista, farete slittare il referendum costituzionale?

“No, dirigenti che avessero paura degli elettori sarebbero inadeguati”.

Quindi, come correte ai ripari, dopo avere perso anche Roma e Torino? Ci vuole una svolta?

“Premesso che a Tor Bella Monaca a Roma, per fare un esempio, i voti non li abbiamo presi ora e nemmeno alle politiche. Abbiamo recuperato tra i ceti più deboli solo alle europee, quelle del 40%. Lì il nostro messaggio non era di neutro cambiamento, che non vuole dire niente, ma aveva una grande forza sociale, figlia degli 80 euro e della promessa di inclusione nel cambiamento di intere generazioni che vivevano ai margini. Quel messaggio si è perso. Più che discutere di quanto ci dobbiamo spostare al centro o a sinistra, dovremmo essere più popolari… nel senso non televisivo del termine”.

Presenta le dimissioni da commissario del Pd romano dopo la sconfitta?

“No, il mio lavoro di commissario scade a ottobre, a me resta da fare il referendum e di avviare il congresso romano, è quello che farò”.

Non si rimprovera nulla?

“Ho preso in mano un partito sotto processo, con suoi esponenti in manette e l’ho riportato a testa alta nelle strade della città. Mi pare semplicistico che si attribuisca al lavoro di bonifica la responsabilità del risultato su Roma, perché vorrebbe dire che si stava meglio quando c’era il Pd di Mafia Capitale”.

Amareggiato per la richiesta di sue dimissioni fatta dalla ministra Marianna Madia? E per D’Alema, di cui lei è stato allievo, e che ora dice: l’ho allevato male?

“Tutte le opinioni sono legittime, anche quella di Madia… a me fa riflettere vedere Massimo D’Alema annunciare girotondi per il No al referendum costituzionale”.

Lei è sempre renziano?

“Non lo sono mai stato, sono presidente del Pd. E vorrei che discutessimo senza lacerazioni quotidiane”.

Lotta alla povertà e servizi sociali il progetto che serve alla Capitale

Fabio Rossi intervista Livia Turco, Il Messaggero – Roma, 18 giugno 2016

 

«Virginia Raggi non ha alcuna competenza per governare una città come Roma, che con lei rischierebbe grosso». Livia Turco, ex ministro della Salute e della Solidarietà sociale e assessore in pectore alle politiche sociali della squadra di Roberto Giachetti, ha da poco incassato l’ approvazione della legge per il dopo di noi – «con il voto contrario dei Cinque stelle», sottolinea – che garantisce «dignità e un futuro certo ai figli non autonomi una volta che rimarranno da soli». Continua a leggere

Alfonso Sabella: “Lo spoil system è vecchia politica, ok l’onestà ma serve competenza”

Simone Canettieri, Il Messaggero, 17 giugno 2016
 
 

«L’onestà è una precondizione, ma serve la competenza per amministrare. Per il Comune di Roma la differenza la faranno le capacità amministrative». Alfonso Sabella è stato assessore alla Legalità della giunta Marino: tipo schietto e fumantino. Ora è inserito nella squadra di Roberto Giachetti come possibile capo di gabinetto con delega ai lavori pubblici. «Ho sempre voluto ricoprire ruoli tecnici – dice il magistrato «acchiappa mafiosi» attualmente in aspettativa – con Marino fu un’eccezione dettata da Mafia Capitale». Continua a leggere

Livia Turco: “Basta con l’autolesionismo, chi ama Roma sta con Roberto”

Federica Fantozzi, l’Unità, 17 giugno 2016
 
 

Livia Turco, ex ministro della Salute, sarà assessore al Welfare se Roberto Giachetti vincerà le elezioni. Lei proviene da una lunga militanza Pci-Pds-Ds, e dunque dall’ala sinistra dell’attuale Pd. In buona parte d’Italia, Roma compresa, Sel ha scelto la neutralità e non appoggerà il Pd. È un’occasione persa per il centrosinistra?

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