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Sul litorale abusivo ho visto la malavita nella Capitale,
di Stefano Esposito

Stefano Esposito, l’Unità, 13 aprile 2016
 
 

Ieri è stata una giornata importante per la Capitale e per il suo litorale. L’arresto di 10 componenti del clan Spada avvenuto nell’ambito dell’operazione ‘Sub Urbe’ condotta dai carabinieri guidati dal procuratore aggiunto della Dda di Roma Michele Prestipino è un indubbio successo che aiuterà a far ulteriore luce sulla portata del fenomeno mafioso nella Capitale, e sul litorale in particolare. Chiariamoci subito. A Roma la mafia esiste, ed è un groviglio di interessi presenti e operanti da molto tempo. Continua a leggere

“Come risollevare Roma? Un progetto per un nuovo centrosinistra”,
di Marco Causi

Marco Causi, l’Unità, 8 aprile 2016

 
 

Cronaca romana del Corriere della Sera, 4 aprile 2016: «Grazie all’apertura della stazione Ponte di Nona sulla linea FL2, i pendolari di Roma in soli 23 minuti potranno raggiungere la stazione Tiburtina. La soddisfazione dei residenti che si sono presentati puntuali, lunedì mattina, all’appuntamento con il nuovo treno trapela dalle immagini e dai post pubblicati nella pagina Facebook del Comitato di quartiere Nuovo Ponte di Nona. “In 20 minuti ero a Termini  con posto a sedere. Mi sono risparmiato i km per arrivare alla metropolitana in macchina”. “Mi sembra ancora un  sogno. Invece è realtà! Ho preso il treno delle 6.34 diretto a Termini! Comodissimo!”».

Il 5 dicembre 2015 ho partecipato a un’assemblea pubblica a Torre Spaccata, con Gennaro Migliore, e posso testimoniare di avere ascoltato commenti altrettanto entusiasti sulla linea C. Pur fermandosi ancora soltanto a Lodi, fa risparmiare mezz’ora di tempo al giorno a molte decine di migliaia di persone che abitano in quel quadrante di città e lavorano in centro. Per onestà devo dire che ho anche ascoltato forti lamentele sullo stato della manutenzione stradale, che io e Gennaro possiamo confermare perché abbiamo percorso quelle strade in motorino per tornare a casa e ancora oggi ci  domandiamo come sia possibile essere sopravvissuti. Continua a leggere

“Una scelta contro la città”
di Marco Causi

Marco Causi, l’Unità, 30 ottobre 2015

 

Dovremo riflettere a lungo e seriamente sul caso Roma. Nel 2013 siamo tornati al governo della città, ma eravamo impreparati. Non avevamo compreso la profondità delle ferite inferte dalla crisi alla città, e soprattutto alle sue parti più deboli. Non avevamo capito il livello devastante del degrado politico-amministrativo procurato al Campidoglio e ai suoi dintorni durante i cinque anni di Alemanno. Non avevamo consapevolezza che quel degrado aveva coinvolto anche pezzi del nostro mondo. Alla fine di novembre 2014, invitato dal PD alla Conferenza del Quirino, Giuseppe Pignatone aprì uno squarcio, seguito solo pochi giorni dopo dagli atti dell’inchiesta “mondo di mezzo”. Abbiamo reagito, abbiamo messo in azione gli anticorpi (che a Roma ci sono). Nel partito con il commissariamento, l’indagine Barca, la ristrutturazione dei circoli. Nel Comune con il piano anticorruzione, il più vasto e pregnante fra quelli esistenti in Italia, che ha salvato il Campidoglio dall’onta del commissariamento per mafia. Continua a leggere

Alfonso Sabella: “Caro Ingroia, la mafia c’è ma Roma non va sciolta”

Alfonso Sabella, Il Fatto Quotidiano, 3 settembre 2015

Caro Antonio, la stima professionale e l’affetto personale che, come sai, nutro nei tuoi confronti mi impone in qualche modo di rispondere alle tue obiezioni («Caro Sabella, non caderci anche tu», Il Fatto Quotidiano del 30 agosto) anche perché ritengo la normativa sullo scioglimento per mafia degli enti locali uno strumento irrinunciabile per il recupero della legalità nel nostro Paese. Continua a leggere

Ignazio Marino: “Perché non mi arrendo”

Ignazio Marino, Corriere della Sera, 13 luglio 2015

Caro direttore,
nel suo articolo di domenica Galli della Loggia affronta due distinti problemi: un giudizio sul mio lavoro da sindaco e uno sulla possibilità di amministrare e di governare una città come Roma e, più in generale, il nostro Paese. Comincio dalla seconda questione. L’analisi si apre dall’assunto che la macchina amministrativa pubblica sia sostanzialmente marcia e che i tentativi di governo si infrangono contro questa realtà. È in gran parte vero, ma è anche una sorta di De profundis sull’Italia con cui non sono d’accordo. In molti siamo animati da passione e determinazione per cambiare le cose ed esiste una classe dirigente moderna dotata di capacità che ha avviato profonde e radicali riforme. È quanto in atto da due anni a Roma e che il governo di Matteo Renzi sta facendo nello Stato. La resistenza strenua ad ogni tipo di innovazione, le eredità negative esistono certamente e sono fortissime ma arrendersi è una scelta che non farò mai. So bene quanti problemi abbia la macchina amministrativa pubblica, ma le generalizzazioni sono sempre sbagliate perché nel mio lavoro ho incontrato tanti dipendenti e dirigenti onesti, competenti e animati da professionalità e voglia di fare. Continua a leggere

Dal cemento abusivo agli affari delle cosche. Ecco perché il mare non bagna più Ostia

Attilio Bolzoni, la Repubblica, 18 maggio 2015

È il corpo di reato più lungo di Roma, 11 chilometri e 300 metri. Fatto di cemento, a tratti è decorato da un filo spinato come le torrette delle prigioni. Dietro il grande muro di Ostia c’è un mare che non si vede mai. È sempre troppo alto o sempre troppo grosso, impasto di calcestruzzo e malaffare, questo recinto senza fine l’hanno tirato su corrompendo e calpestando leggi, decreti, normative, codici, regolamenti. Un muro che è diventato deposito di illeciti accumulati nel tempo con il silenzio complice di giunte, vigili urbani, presidenti e consiglieri municipali, uffici tecnici e giudiziari. Sono abusivi perfino i parcheggi di Esercito e Finanza. Abusiva è la Caritas nell’ex colonia fascista per bambini Vittorio Emanuele, abusiva è la moschea, i chioschi, la grande libreria al Pontile della Vittoria, abusive sono birrerie e paninerie, palestre e scuole di danza. Tutto sprofonda sul mare e nel mare di Ostia. E tutto è appuntato e protocollato nelle carte del Comune di Roma. Eccolo il grande muro circondato da quella che è una città nella città, un bastione che ci ricorda con le sue vedette sul territorio e le sue sanguisughe la Brancaccio palermitana degli anni ’80, con i suoi roghi la Gela degli anni ’90, con la sua paura certi paesi della Calabria di oggi. Ma Ostia è solo Ostia, costola di Roma Capitale e di Mafia Capitale, sfregiata e sottomessa ai padroni del lungomare che l’hanno fatta brutta. Continua a leggere

Matteo Renzi: “Cari Matteo e Stefano, il vostro impegno è un presidio di futuro”

Di seguito la lettera di Matteo Renzi a Matteo Orfini, commissario del Pd Roma e a Stefano Esposito, commissario del Pd di Ostia.

Caro Matteo, caro Stefano, cari amici, care compagne e compagni del Partito democratico di Roma,
vorrei esprimervi tutta la mia solidarietà e vicinanza per lo sforzo che state facendo in queste settimane. Uno sforzo di pulizia, di orgoglio, di riconquista centimetro dopo centimetro di un futuro forte e unito per il partito a Roma.

L’iniziativa coraggiosa presa a Ostia, ad esempio, grazie alla disponibilità di un ‘duro’ come il senatore Stefano Esposito che ci ha consentito di andare all’attacco, di non aspettare le segnalazioni e le iniziative che vengono da fuori, ma di affrontare una situazione insalubre di infiltrazioni e intimidazioni che frustra il partito e il territorio. Ne sa qualcosa una cronista coraggiosa come Federica Angeli di Repubblica, costretta a vivere sotto scorta per i suoi articoli di denuncia di una situazione intollerabile di sopruso e connivenza. Continua a leggere

Ignazio Marino: “Così Roma può diventare la città più protetta d’Italia”

Ignazio Marino, Il Messaggero – Cronaca di Roma, 4 marzo 2015

Qualcuno dice che la sicurezza non è un argomento di sinistra. Io sono convinto del contrario: vivere in una città sicura, non essere in allarme per la propria vita è un diritto di tutti i cittadini, ma è una necessità avvertita in maniera più acuta dai cittadini più fragili, dai gruppi sociali più deboli, da chi vive nelle zone più lontane. Per questo sono convinto che le decisioni che abbiamo preso nella riunione di oggi del comitato per l’Ordine e la Sicurezza rappresenti un fatto importante per Roma. Le parole del ministro Alfano, che ha ascoltato la mia richiesta e riconosciuto la necessità di dare priorità nazionale a Roma, che si è impegnato a fornire nuove risorse, che si è dichiarato disponibile a partecipare ogni mese ad un vertice sulla sicurezza nella capitale, sono un segnale importante e innovativo. Esse rispondono alle questioni che avevamo posto e che a qualcuno erano apparse “esagerate” o addirittura sconvenienti. Evidentemente non era così e il riconoscimento del ministro dell’Interno, che ringrazio per la serietà e disponibilità dimostrata, lo sta a testimoniare.

Ma veniamo al contenuto e alle iniziative assunte. Avevo segnalato il senso di insicurezza percepito dai cittadini più deboli e il ministro ha convenuto con me che le periferie sono una priorità. Sappiamo bene quanto sia delicato il tessuto urbano del centro cittadino a causa della concentrazione di luoghi sensibili come il Vaticano o il Parlamento. Ma credo che i cittadini siano davvero tutti uguali e meritino la stessa attenzione. Quando Obama viene a visitare il Colosseo e trova questo nostro gioiello senza abusivi, senza il rischio di borseggiatori mi sento orgoglioso. Ma sono convinto che questo trattamento spetti anche alla signora Tullia che arriva da Primavalle per arrivare questa meraviglia.

L’impegno del Campidoglio accanto alle forze di polizia è una costante della nostra politica: abbiamo messo a disposizione nove edifici di proprietà comunale per ospitare commissariati che oggi pagano costosi affitti ai privati. I soldi risparmiati – è l’impegno di Alfano – verranno investiti anche in una maggiore presenza di uomini e mezzi. Stiamo realizzando – cominciando dalle periferie – la sostituzione di tutti i punti luce stradali con lampade molto più luminose a Led, al posto delle vecchie lampade a incandescenza. E’ un investimento grande, ma risparmiamo energia e miglioriamo la sicurezza. Per questo ho proposto che, spendendo 28 milioni in più, ogni lampione abbia anche una telecamera e un dispositivo wi-fi facendo diventare Roma la città più sorvegliata d’Italia e non solo.

Anche questa idea ha trovato il sostegno del Ministro dell’Interno. C’è un impegno comune che guarda alla sicurezza di ogni cittadino, alla sua tranquillità quando esce di casa di giorno come di notte. I punti di sofferenza sono molti, le questioni dai luoghi dello spaccio a quelli della prostituzione, dal decoro diffuso in aree del centro e della periferia. Ma non abbiamo dimenticato di guardare anche alla minaccia di una criminalità organizzata aggressiva e invadente (dalla ‘ndrangheta alla camorra ai fenomeni mafioso-corruttivi emersi nelle inchieste della Procura).

Roma da oggi è più sicura? Gli impegni presi non sono scritti sull’acqua, la verifica costante è una garanzia per tutti, l’impegno dimostrato dal ministro e dall’amministrazione di Roma sono sotto gli occhi dei cittadini. Per questo sono convinto di poter rispondere sì.

Ignazio Marino: “Manicomi criminali, da cinque anni combatto per chiuderli”

Ignazio Marino, il manifesto, 4 marzo 2015

Sono passati quasi cinque anni dalla prima volta in cui, insieme ai senatori della Commissione d’inchiesta sul Servizio Sanitario Nazionale, sono entrato in un ospedale psichiatrico giudiziario (Opg). Era l’11 giugno 2010 a Barcellona Pozzo di Gotto. Lì abbiamo trovato un uomo della mia età, nudo, madido di sudore e legato con delle garze a un letto di contenzione di ferro, con al centro un buco per la caduta degli escrementi. Lo ripeto: quel letto non era vuoto, c’era una persona in carne ed ossa dentro.

Dopo due anni di sopralluoghi a sorpresa, audizioni e verifiche, la Commissione d’inchiesta ha ottenuto, il 15 febbraio 2012, l’approvazione di una legge che fissava la chiusura dei manicomi criminali al 31 marzo 2013 e l’assegnazione da parte dello Stato di risorse certe per l’assistenza ai pazienti, con infermieri, medici, psichiatri ed esperti di riabilitazione che potessero finalmente fare il loro mestiere: curare la mente e il corpo.

Tuttavia, come spesso accade nel nostro paese, siamo in enorme e colpevole ritardo. Per questo mi auguro davvero che il termine del primo aprile 2015 sia rispettato. Dei manicomi criminali si parla dal 1978 e le Regioni, specialmente negli ultimi cinque anni, hanno avuto tutto il tempo per esaminare il problema e trovare delle soluzioni.

Per gli internati deve valere un principio essenziale, affermato dalla Corte Costituzionale: le esigenze di tutela della collettività non possono mai giustificare misure tali da recare danno alla salute del malato, quindi la permanenza negli attuali ospedali psichiatrici giudiziari che aggrava la salute psichica dell’infermo non può proseguire. Ecco cosa vuol dire chiudere gli OPG: una sanità degna di questo nome, nel pieno rispetto della comunità e delle vittime dei folli autori di reato.

Questa non è una legge “per i criminali”. Questa è una legge per tutti noi, per riconoscerci in uno Stato che offre il rispetto che chiede. Perché la malattia mentale non resti uno stigma del quale avere paura.

Lettera alla Ministra Boschi

Cara Ministra Boschi,

“evidentemente c’è un problema e il PD romano deve fare chiarezza al suo interno” hai detto ieri sera in televisione. Sono d’accordo. Proviamoci.

1 – Emerge uno spaccato di malaffare, esploso negli anni di Alemanno, ma che evidentemente tocca anche noi. Io penso che bisogna fare pulizia. Completa.

2 – Il PD romano è a fianco dei giudici, e li ringrazia per il lavoro che fanno. L’intervento del procuratore Pignatone alla nostra conferenza di sabato scorso è sul sito del PD Roma. Un intervento appassionato, intelligente, preoccupato. Ho voluto invitarlo perché penso che dobbiamo guardare ai fenomeni criminali e corruttivi che si concentrano negli appalti pubblici senza nascondere nulla.

3 – Non è in discussione la presunzione di innocenza. Tutti gli indagati sono ovviamente in diritto di essere considerati non colpevoli fino al pronunciamento del giudice. Per un problema di civiltà giuridica.

4 – Ma al di là dei singoli è l’intreccio affaristico che colpisce, i legami tra criminalità organizzata e pezzi della pubblica amministrazione e della politica. L’Amministrazione Marino è il segno del cambiamento, della scelta della trasparenza. E’ per questo che ho voluto pubblicamente dichiarare che sul rimpasto di Giunta il PD non ha nomi da proporre. Decide il Sindaco: questa è la conclusione della Direzione romana. La girandola dei nomi e le trattative dei partiti fanno parte di stagioni per fortuna passate, e che non lasciano rimpianto.

5 – Il PD romano è un partito popolare, di gente vera, di persone perbene. Chi sbaglia, paga. Ma il PD non ha paura delle indagini. E Roma deve liberarsi della morsa della corruzione. Per questo ho indetto per sabato 6 dicembre,  ore 9.30 al centro congressi Frentani, Via dei Frentani n.4,  un’assemblea di iscritti e militanti. Mi farebbe piacere che tu venissi.

 

Un caro saluto,

Lionello Cosentino