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Avanti uniti per Roma: la relazione di Casu alla Direzione romana del Pd

La relazione del segretario Andrea Casu approvata dalla Direzione del Partito Democratico di Roma del 13 novembre 2019

 

Carissime democratiche, carissimi democratici,

l’ordine del giorno di oggi è molto impegnativo. Ci ritroviamo ad analizzare la situazione politica dopo fatti molto rilevanti che hanno riguardato la nostra comunità, che hanno riguardato la nostra città, che hanno riguardato il nostro paese. Ci sono momenti in cui guardare quello che accade solo con la lente della storia restituisce la vera idea di quanto alta può essere la posta in gioco. E allora, penso sia necessario partire da una constatazione: durante la crisi di questa estate, la storia del nostro paese avrebbe potuto prendere un’altra direzione. Resistere negli anni ‘20 di questo secolo all’assalto scomposto di Salvini, assicurando al paese un governo di forze politiche molto diverse tra di loro che hanno scelto di opporsi insieme alla deriva populista e nazionalista per salvare il paese dalla recessione, deve renderci fieri dell’impegno dei nostri rappresentanti. Nel libro “Marcia su Roma e dintorni”, Emilio Lussu racconta bene quanto accadde un secolo fa. Cosa era avvenuto in quei giorni? Cerchiamo di ricordarlo, adesso che stiamo per entrare negli anni ’20 del nuovo secolo. Ricordiamo le parole di Mussolini, nel ’19 “dobbiamo trasformare la paura in odio” e pensiamo a quello che sta accadendo oggi. Allora, di fronte a un altro tentativo scomposto di un uomo politico di prendere il pieno potere, i poteri allora fra loro in conflitto non seppero reagire insieme. Quando Mussolini annuncia la Marcia è a Napoli ma non parte per Roma, va a Milano. E va a Milano perché sa che sarebbe bastata una sola parola: stato d’emergenza. Sarebbe bastato un ordine da parte di Facta, una reazione da parte del Re e la rivoluzione fascista si sarebbe sciolta come neve al sole. E lui sarebbe dovuto fuggire in Svizzera. Mussolini aveva paura di quello che sarebbe potuto accadere se lo Stato avesse scelto di reagire. Ma quella reazione non ci fu perché prevalse l’interesse di parte, ognuno continuò a giocare la propria partita. Facta si presentò tardi dal Re, Vittorio Emanuele preferì non firmare, e sappiamo tutti come è andata a finire. Ecco io credo che noi dobbiamo partire da questa consapevolezza che ci impone di vedere tutto quello che è successo dopo tenendo conto quanto sia stata importante quella scelta che ha messo in discussione un punto cardine del nostro confronto congressuale che si era appena concluso: perché se c’era un punto su cui tutti i segretari che si erano confrontati alle primarie concordavano era proprio l’impossibilità di dare vita a un governo con il Movimento 5 Stelle in questa legislatura. Ma di fronte a questa minaccia, la nostra comunità ha scelto di archiviare quella discussione, aprire una nuova fase e mettersi alla prova. E la minaccia vera è in una minoranza parlamentare che non applaude Liliana Segre in Senato, nel giorno in cui la senatrice presenta la proposta di istituire una commissione contro l’odio. Quella minoranza in Parlamento che oggi è sul punto di diventare maggioranza di governo. L’unico argine è questa esperienza di governo, così difficile, appena cominciata. Che sta già raggiungendo i primi risultati, che dobbiamo rivendicare. Non solo non è aumentata l’IVA, e non era scontato. Vengono tagliate le tasse sugli stipendi più bassi, si introduce l’idea degli asili gratis, si eliminano i ticket della sanità, ci sono i fondi IMU Tasi chiesti dai sindaci. E poi tante cose che permettono ai cittadini di investire con più fiducia sul proprio futuro, come il piano per le facciate e altri interventi di cui vedremo presto i benefici. Io penso che queste prime azioni e il programma che è stato presentato possano rappresentare anche una grande occasione per Roma. Perché noi non ci possiamo nascondere, il declino della Capitale non nasce oggi, veniamo da tanti anni di fallimenti, di ogni colore politico, e adesso il riassetto istituzionale di Roma Capitale, una nuova governance per la città, è un’emergenza non più differibile. E, dal momento che questo è un punto fondamentale dell’agenda di governo, non possiamo permetterci di non sfruttare questa opportunità. Ora io penso che in questo nuovo scenario totalmente cambiato abbiamo anche il dovere di guardare alla nostra esperienza comune con occhi di sincerità, guardarne gli aspetti positivi e i limiti, e cercare di capire insieme come immaginare e mettere in campo il nostro futuro.

Parto da una considerazione personale, che serve anche a spiegare alcune scelte e alcuni miei comportamenti. Chi ha avuto modo di confrontarsi con me, chi mi ha cercato, chi mi ha incontrato, chi mi ha invitato a un’iniziativa sa alcune delle cose che dirò, che oggi voglio condividere con tutti. Mi avete eletto segretario del Partito Democratico di Roma nel luglio 2017, dopo anni difficilissimi per la nostra città e per la nostra comunità. La più grande e bella responsabilità della mia vita politica, un onore e un onere che ho condiviso con donne e uomini straordinari, i componenti del mio esecutivo, i segretari dei circoli e i responsabili delle sezioni, i nostri eletti e militanti che non hanno mai fatto mancare il proprio impegno. Insieme siamo riusciti a compiere passi importanti contribuendo alla costruzione di un nuovo PD che abbiamo tutti insieme riportato ad essere il primo partito della Capitale, lavorando sempre lealmente al fianco dei segretari nazionali Matteo Renzi, Maurizio Martina e Nicola Zingaretti, insieme ai segretari regionali Fabio Melilli e Bruno Astorre abbiamo riportato il PD dal 17 % delle elezioni comunali al 31 % delle elezioni europee, con la vittoria in III e in VIII abbiamo raddoppiato i municipi che governiamo, strappato quattro collegi alle politiche, i più a sud d’Italia, abbiamo vinto le elezioni regionali con la rielezione a Presidente di Nicola Zingaretti, grazie al grande risultato che abbiamo raccolto a Roma, e presto grazie al lavoro di opposizione che si è svolto torneremo al voto anche in XI Municipio. E’ una grande occasione, subito il primo appuntamento elettorale di questa nuova fase. In questo percorso, una cosa ci ha accomunato e ci ha accompagnato sempre, anche nei momenti di scontro, anche nei momenti più aspri al nostro interno (Anche perché io ho fatto un elenco degli appuntamenti elettorali ma se dovessi fare un elenco degli appuntamenti congressuali non basterebbero venti cartelle).

Come Partito, abbiamo sempre tenuto una linea dura di opposizione al fallimento dell’amministrazione Raggi, sempre e comunque. Senza cedimenti, mai. E’ una linea che ha pagato ed è una linea che ci ha posto in questa città dalla parte giusta, una parte che anche in questo nuovo scenario non dobbiamo cambiare. Perché è il primo tassello della costruzione politica che dobbiamo realizzare.

Attraverso infinite iniziative, assemblee, volantinaggi sul territorio abbiamo riscoperto l’orgoglio di andare incontro ai romani a testa alta, strada per strada, per costruire insieme l’alternativa al disastro. L’orgoglio di essere il Partito Democratico di questa città perché alla fine, al di là della rappresentazione che fanno fuori di noi, e che noi contribuiamo troppos spesso ad alimentare, la nostra comunità è la più grande e più bella comunità politica di Roma. Ogni giorno, in vespa o in metro, insieme a tanti di voi ho attraversato il raccordo anulare, per incontrare i cittadini che toccano ogni giorno con mano le ferite più profonde della città. Quello che abbiamo fatto è ancora la minima parte di quello che ci serve per raggiungere il mio e il nostro grande obiettivo: tornare a vincere e governare. Sono solo gocce rispetto al mare, ancora moltissimo resta da fare a Roma e per Roma, ma sono orgoglioso dell’onda democratica che abbiamo saputo rialzare nella città attraverso le gocce di sudore del nostro lavoro quotidiano.

Abbiamo celebrato il primo referendum degli iscritti della storia del PD e dobbiamo rivendicarlo perché ha significato la scelta di un metodo, il coinvolgimento degli iscritti sulle scelte politiche e non solamente sulle scelte dei nomi che devono rappresentarli. Questo metodo da sempre nello Statuto del Partito Democratico è un’intuizione che nella vita democratica di questi 12 anni è stata utilizzata una sola volta, da noi, per decidere sul tema dei trasporti e dei rifiuti. Abbiamo sbagliato a non farlo più spesso, perché noi lo avevamo capito molto presto, ma non abbiamo saputo farlo. Abbiamo combattuto mille battaglie sul territorio sui temi cruciali della città, dalla casa al sociale alla scuola, dai trasporti ai rifiuti, agli interventi per lo sviluppo culturale ed economico, avviando un percorso nella nostra ultima festa dell’Unità che abbiamo chiamato Roma2021 perché vogliamo arrivare preparati all’appuntamento con i 150 anni di Roma Capitale pensando a un’idea di futuro che guardi alle prossime generazioni e non solo alle prossime elezioni, deve essere questo l’orizzonte della nostra sfida. Abbiamo risposto colpo su colpo alle aggressioni dei nuovi fascisti e sempre difeso gli spazi e i beni comuni della città, battendoci ovunque contro l’odio e l’intolleranza, anche nei social attraverso la carta di impegni che abbiamo sottoscritto. Ve lo confesso, a volte vedendo il livello che assume lo scontro sui social animato da alcuni di noi, sono schifato. Insulti e attacchi personali, che non fanno male solo a chi lo fa, ma a chi ci vede da fuori. Di fronte a questo noi abbiamo proposto un’autoregolamentazione, per dare un segnale chiaro e netto.
Questo è quello che siamo riusciti a fare insieme, e io vi ringrazio. Per quello che non siamo riusciti a fare su altri temi mi assumo pienamente tutte le mie responsabilità di segretario, perché è stato un mio limite non riuscire a costruire sempre in tutte le fasi politiche difficili che abbiamo attraversato la maggiore e migliore unità del nostro partito, e io ne sono consapevole. E credo che sia giusto che chi guida una comunità ne assuma sempre gli onori e gli oneri e tutte le responsabilità in positivo e in negativo del proprio operato. In ogni occasione ho sempre cercato di essere il segretario di tutti senza però mai nascondere le mie idee politiche. Tutti conoscete la mia stima politica per Matteo Renzi e per la stagione di riforme e innovazioni che ha offerto al paese. Io rivendico tutte le battaglie combattute al suo fianco, non ne rinnegherò mai nessuna. Ma non ho condiviso la scelta della scissione. Per una ragione che affonda nelle radici del mio impegno politico. La storia della mia militanza è la storia della mia vita. Ho cominciato a interessarmi alla politica negli anni ’90 vedendo le trasformazioni della mia città negli anni dell’amministrazione Rutelli, dopo il 1993 ho scoperto che quelli che pensavo essere parcheggi erano in realtà piazze bellissime che bastava liberare dalle auto, attraverso il tram 8 il campo di Casaletto dove andavo a giocare a calcetto diventava finalmente vicino e invece di un’ora bastavano 15 minuti a raggiungerlo. Per me una partita di calcetto prima durava 4 ore tra andare e tornare, invece una scelta della politica aveva accorciato le distanze e mi aveva regalato del tempo. Così ho capito che la politica poteva essere una cosa utile. E ancora cura del ferro, la variante delle certezze, le cento piazze, quell’entusiasmo contagioso di chi stava trasformando la città. E ricordo l’entusiasmo della campagna elettorale del ’96, la vittoria di Prodi e dell’Ulivo. Ricordo quello che avvenne dopo, quella vittoria, gli scontri interni, la frammentazione, la divisione, le difficoltà, la fine del governo, gli altri governi. In quei momenti ho scelto di fare la mia prima tessera di Partito nel movimento de I Democratici, che nasceva con l’obiettivo di creare anche in Italia un unico, grande partito democratico. Era la risposta migliore a quella frammentazione che rischiava di farci perdere la possibilità di governare il paese, per gli egoismi e gli errori della nostra classe politica di allora. Tutte le scelte che ci portarono alla sconfitta del 2001, Berlusconi che avevamo sconfitto che ritorna a vincere. Una sconfitta con una quantità sconfinata di voti assoluti, noi perdevamo elezioni prendendo più voti di chi oggi vince le elezioni. E dentro quella sconfitta la vittoria a Roma con Veltroni e l’avvio di un nuovo percorso che per me ha significato la prima elezione, nel mio municipio e l’inizio del mio impegno amministrativo.

Allo stesso obiettivo ho dedicato tutto il mio impegno, prima nei Democratici, poi nella Margherita e infine finalmente nel PD e nei Giovani Democratici. Questa storia è la mia storia e sento che non è ancora finita. E’ la mia vita. Ed è per questo che non riesco a immaginare il mio impegno in un Partito diverso dal Partito Democratico.

Io ho fatto la scelta di parlare qui, a voi, prima di rilasciare dichiarazioni e interviste. E vorrei spiegarvela questa scelta. Io sono il segretario del Partito Democratico di Roma, e in un tornante così difficile della nostra storia sento la responsabilità non solo di rappresentare esternamente quello che penso, vedo, voglio, ritengo giusto o sbagliato di quello che gli altri fanno o dicono, ma di costruire prima di tutto con voi un percorso politico per una comunità in cui tutti si possano riconoscere. In questo periodo noi non ci possiamo permettere debolezze. Avete visto le foto di Prato? L’arsenale che hanno rinvenuto i nostri avversari si stanno armando letteralmente, i nostri avversari politici, culturali, di fronte a questo noi possiamo pensare che sia un bene una divisione del nostro campo e delle nostre forze? No, non può essere un bene. Tante persone come me hanno scelto di restare nel PD perché pensano che dobbiamo continuare a difendere questa casa che abbiamo costruito mattone su mattone e impedire che diventi qualcosa di diverso nonostante un sentimento anche umano che io non voglio nascondere: il dolore. Il dolore che si prova quando si vedono persone con cui si è condiviso tanto nella vita e nella politica prendere una strada diversa. Ci tengo a chiarire un aspetto: rispetto profondamente le persone che, a mio parere sbagliando, stanno scegliendo un’altra strada: per me saranno sempre alleati preziosi. A Roma e in Italia. Il mio avversario è Salvini, la Meloni, il fronte sovranista a livello nazionale. Il malgoverno dell’amministrazione guidata da Virginia Raggi nella nostra città. Non altre forze politiche che come noi sostengono il governo nazionale, la Giunta Zingaretti e sono all’opposizione della Raggi. La mia idea di coalizione è una coalizione larga, che abbracci tutte le energie politiche e civiche che possono concorrere alla definizione di un nuovo progetto per la città. Un’idea di coalizione che dobbiamo avere l’orgoglio di rivendicare di aver già messo in campo alle elezioni amministrative del III e dell’VIII un percorso che abbiamo avviato in questi anni ci ha portato a vincere in III e in VIII attraverso candidature e di coalizione e un partito democratico che è tornato ad essere primo partito perché ha avuto la forza di proporre quel tipo di modello e costruire quel tipo di passaggio, adesso abbiamo di fronte una sfida analoga in XI Municipio. E bene sta facendo il gruppo dirigente del territorio ad andare in questa direzione. Noi non ci pensiamo mai ma siamo l’unica forza politica che sa già come sceglierà i propri candidati alle prossime elezioni: non lo sa il M5S, non lo sa il centrodestra. Noi abbiamo uno strumento straordinario che ha funzionato, rivendichiamo con orgoglio i nostri elementi positivi. Le primarie per la scelta dei candidati sono nel nostro DNA e nel nostro statuto. Le dobbiamo difendere. Siamo l’unico partito ad avere una risposta pronta chi ci chiede dopo dieci anni di fallimenti di ogni colore politico il 2021 deve essere l’anno della riscossa civica e politica della Capitale ma per costruirla dobbiamo costruire una fase nuova.

Ed è chiaro che noi in questo nuovo scenario in cui tutto è cambiato dobbiamo capire insieme anche come deve cambiare il PD, per difendere le ragioni d’essere per cui è nato, la vocazione maggioritaria, l’idea che questo Partito possa vincere le elezioni, non solo partecipare per rappresentare una minoranza. Per realizzare nella pratica quel protagonismo degli iscritti nelle scelte non solo dei candidati. E’ questo l’oggetto della tre giorni che si aprirà a Bologna. Come iscritto al Partito Democratico mi auguro e mi aspetto che in questo nuovo scenario ci possa essere un confronto nazionale ampio che ci consenta di definire e tracciare insieme anche confrontandoci in un congresso la rotta per affrontare le sfide che abbiamo di fronte. Come segretario sento la responsabilità di aprire questo percorso a Roma.

Non abbiamo bisogno di passi indietro, ma di passi avanti. L’unità è quello che serve, in questo momento, in questa città. E si costruisce solo attraverso azioni concrete, non si predica, si pratica. Per questo oggi vi propongo un percorso da percorrere insieme.

Il fallimento dell’amministrazione Raggi è sotto gli occhi del mondo, Salvini è in campagna elettorale permanente, noi dobbiamo mettere in campo immediatamente un’azione che veda tutto il PD unito nell’opposizione e nell’alternativa. L’assemblea di lunedì ha rappresentato un primo passo decisivo. La scelta del tesoriere Claudio Mancini, senza voti contrari. Il debito che abbiamo portato sulle spalle in questi anni è pesato come un macigno, abbiamo lavorato a costo zero e compiuto scelte dolorosissime, le più difficili di tutta la mia vita politica. Ve lo dico perché tutto avrei pensato, diventando segretario del PD, tranne che avremmo dovuto interrompere tutti i rapporti di lavoro con le persone che avevano avuto negli anni impegni e incarichi nel Partito. Lo abbiamo fatto perché dovevamo farlo e oggi grazie a tutte queste scelte, al coraggio e all’amore per il PD di Claudio e all’impegno di tutti noi siamo nelle condizioni di costruire tutti insieme un piano che possa consentire alla nostra comunità di onorare tutti i suoi debiti. Lo faremo a partire dall’assemblea del prossimo 22 durante la quale avrete modo di toccare con mano tutti i risultati di questa difficilissima situazione. Ora noi abbiamo un’occasione di riscatto per il nostro Partito, possiamo onorare i debiti, e costruire una fase nuova che ci differenzi dalla Lega di Salvini e dagli altri partiti che scappano di fronte alle loro responsabilità. Noi dobbiamo avere il coraggio di guardarle negli occhi, le responsabilità, condividerle e realizzare un piano di rientro che abbia un valore straordinario per l’entità del nostro debito e per le difficoltà in cui oggi siamo chiamati a fronteggiarlo.Ringrazio tutti i segretari dei circoli per il comunicato di ieri, la migliore risposta a chi in questi giorni sta cercando di fermarci attraverso attacchi scomposti e spesso anonimi. Lo dico oggi in direzione, grazie Claudio Mancini, per la disponibilità che hai offerto a vincolare il tuo impegno alla disponibilità di tutti di farsi carico di questa situazione finanziaria, perché nessuno di noi può portarla sulle spalle singolarmente.

E noi questa unità la dobbiamo portare fuori dai nostri organismi. Lo abbiamo fatto in queste settimane, riprendendo l’iniziativa Basta Raggi. Il PD Roma chiede da un anno le dimissioni della Raggi per manifesta incapacità, in ogni sede, in Campidoglio, in tutti i Municipi attraverso le manifestazioni che abbiamo organizzato insieme al PD Lazio e al gruppo comunale. Ma io penso che abbia ragione il nostro segretario Nicola Zingaretti quando, nel rivendicare come con orgoglio il fatto che se c’è una forza politica che ha sempre chiesto le dimissioni della Raggi, questa forza è il Partito Democratico. Non possiamo limitarci a chiedere le dimissioni della Sindaca, dobbiamo costruire subito l’alternativa per impedire a Roma di finire dalla padella nella brace. Per questo io vi propongo nel mese di dicembre una mobilitazione straordinaria nelle vie e nelle piazze con un duplice obiettivo: da un lato ribadire il nostro posizionamento politico netto, dall’altro aprirci a tutti i romani che possono aiutarci a costruire una nuova proposta.

Abbiamo già cominciato questo lavoro, ma molto ancora abbiamo da fare. Io vi chiedo di costruire insieme, nel mese di gennaio, una conferenza programmatica aperta a tutte le migliori energie della città: al lavoro che abbiamo fatto fino a oggi, al confronto con gli alleati, ai soggetti civici e politici che resistono al declino della Capitale. I nostri Stati Generali per Roma 2021, tutti uniti. Un percorso di confronto in tutti i Municipi a partire da gennaio, una tre giorni da realizzarsi nel primo weekend di febbraio.

Io oggi ho voluto individuare delle date perché penso che sia indispensabile indicare chiaramente a tutti quello che vogliamo fare, come lo vogliamo fare, quando lo vogliamo fare. Una mobilitazione straordinaria nella città, una conferenza programmatica per Roma e al termine di questi passaggi decisivi per il rilancio della nostra azione una proposta. Costruiamo insieme, nell’orizzonte della nuova fase che si aprirà a partire dalla prossima assemblea nazionale di Bologna, un congresso straordinario per Roma. In una fase politica nuova un partito realmente democratico deve offrire ai suoi iscritti la possibilità di confrontarsi. Che tipo di confronto dobbiamo costruire? Io vi dico quello che penso, il protagonista del nostro confronto deve essere Roma, le idee e le proposte per il futuro della città, certo, anche le persone che devono realizzarle. Perchè nessuno può governare Roma da solo e noi dobbiamo dare vita a una grande squadra. Ma il centro della nostra discussione deve essere sempre il futuro dei romani, altrimenti nessuno ci capirebbe. Le nostre divisioni, certi comunicati, certe polemiche sui social non le capisce nessuno e chi le capisce si allontana da noi. Noi dobbiamo essere un partito che parla di cose utili, che svolge una funzione utile per i cittadini, che spiega come vogliamo risolvere i problemi principali di questa città: il disastro sui rifiuti, il disastro sui trasporti, il disastro sociale le persone sempre più sole di fronte ai nostri problemi. Questo noi dobbiamo discutere nelle nostre sedi, nelle nostre riunioni, nei nostri congressi. E le alleanze, le scelte dei candidati, devono essere funzionali a questo. E’ questo il senso del Partito Democratico, è questo quello che dobbiamo fare.

E’ chiaro che costruire un appuntamento come questo non è facile, dobbiamo iniziare un lavoro da oggi, però io penso che sia indispensabile se vogliamo veramente offrire alla nostra città una primavera democratica che ci porti a vincere le prossime elezioni. Per questo vi propongo anche una data simbolica nella quale celebrare la prima assemblea a compimento di questo percorso, il 21 marzo, il primo giorno di primavera.

Io sono al servizio di questo percorso come segretario perché sono consapevole che è quello che ci serve e quello che ci fa bene. Io voglio difendere prima di tutto l’interesse di questa comunità che non può continuare ad andare avanti divisa e deve lavorare insieme e che deve insieme trovare dopo il dolorosissimo momento della scissione una ripartenza comune che ci veda uniti nell’azione.

Per costruire questi passaggi dobbiamo lavorare insieme, per questo in queste ore ho deciso di dare vita a una nuova squadra che già domani a partire dalle 19 nella manifestazione a Piazza dei Mirti per difendere il quartiere al fianco della Centocelle che non ha paura dovrà essere in campo nella città. Nella nuova segreteria romana ho chiesto un impegno a Riccardo Corbucci, Claudia Daconto, Titti Di Salvo, Carla Fermariello, Paolo Emilio Marchionne e Alessandro Rosi.

Per quanto riguarda il lavoro sui temi dell’agenda della città, molto abbiamo fatto ma dovremo mettere in campo anche nuove energie, per questo voglio confermare alcune deleghe cruciali, portate avanti nelle difficili condizioni che conoscete, a Yuri Trombetti, Emergenza Casa e politiche abitative, Luca Pioli, referendum e partecipazione degli iscritti, Massimiliano Pasqualini, iniziative, eventi e feste, Simone Plebani, Roma digitale e campagne, Antonio Senneca, azioni e politiche contro ogni fascismo e intolleranza, Gioia Farnocchia, Roma creativa, Francesca Biondo, Università ricerca e società della conoscenza, Annarita Leobruni, emergenza educativa e politiche della scuola, Cristina Michetelli, Giustizia, e Daniele Parrucci, coordinamento dei nuovi circoli e politiche del lavoro. A tal proposito vi segnalo che abbiamo ricevuto tre nuove richieste:

Policlinico Tor Vergata Paolo Casalino

PD Sanità Asl Roma 1 presentata da Enzo Riso

Beni Comuni presentata da Julian Colabello

Le inserisco nella relazione con richiesta di esprimervi favorevolmente sull’apertura (nelle repliche viene aggiunto l’impegno ad un’ulteriore istruttoria relativamente alla richiesta del Policlinico Tor Vergata in considerazione dell’esistenza di un Circolo già operante nell’Ateneo).

Chiedo inoltre ad Antonella Melito, per gli enti locali, e a Julian Colabello, per i beni comuni, di entrare a fare parte della nostra squadra. Abbiamo bisogno del contributo di tutti, nelle prossime insieme definiremo altre responsabilità per coinvolgere in questo lavoro tutte le energie del partito.

Infine nel ringraziare tutti i componenti l’ufficio adesioni che ringrazio per il lavoro svolto fino a oggi vi propongo una nuova costituzione di un ufficio adesione che possa svolgere anche la funzione di commissione congresso composto da: Roberto Baldetti, Federica Piteca, Roberto Fera, Letizia Gallacci, Umberto Marroni, Francesca Villani e Luigi Colacchi. All’ufficio adesioni chiedo anche di preparare un congresso su Roma e per Roma, nel quale dovremo avere l’ambizione di recepire e interpretare i cambiamenti dello statuto nazionale per aprire una discussione e un confronto nuovo.

Per decidere come concludere questo intervento ho rivisto alcuni documenti del mio impegno in questi anni, tra cui le carte di quasi 10 anni fa, quando mi candidai segretario del PD del I Municipio. Si era appena consumata una scissione molto difficile anche allora. Con un gruppo di persone anche oggi qui presenti decidemmo di restare, ci candidammo al congresso, era un’altra fase della nostra storia. Ricordo che scegliemmo una frase da inserire nel documento congressuale, insieme ad Emiliano Pittueo, oggi tesoriere del PD Lazio. Era la frase di un film, Ogni maledetta domenica. Perché la politica è uno sport di squadra e quello che ha detto Al Pacino nello spogliatoi aprendo il cuore di fronte a tutti i giocatori parla anche a noi:

“Tutto si decide oggi, ora noi o risorgiamo come squadra. O cederemo un centimetro alla volta, uno schema dopo l’altro, fino alla disfatta. O noi risorgiamo adesso come collettivo, o saremo annientati individualmente”.

Quello che pensavo ieri, è quello che penso oggi. Ed è quello che ci aspetta. Al lavoro e alla lotta.
Lunga vita al Partito Democratico.